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3.0: L'Occhio di Rovereto versione
blog. Maggiore dinamicità, maggiore interattività,
alienazione allo stato puro.
Avvertenza:
se doveste avere il sospetto di riconoscervi tra i personaggi di
queste storie, sappiate che si, siete voi. Ma non prendetevela con
noi. Noi eravamo zitti in un angolo a prendere nota. Avete fatto
tutto da soli.
Dalla colonna sonora di Novecento (1976) di Bernarndo Bertolucci.
È un film eccessivo, politicamente manicheo. Ma da vedere.
Musica composta e diretta da Ennio Morricone.
Colonna sonora di Mission (1986) di Roland Joffe. Diretta e composta da Ennio Morricone.
Mission è un film storico: riguarda le comunità ideate dai gesuiti che difendervano gli indios dagli schiavisti europei. Riguarda il rapporto tra culture diverse, l'atteggiamento della Chiesa (o meglio: delle varie componenti che danno vita alla Chiesa) tra condivisione con gli oppressi e compromesso politico.
L'11 ottobre il gruppo Cittadini Rovereto, già promotori dell'iniziativa "Il cittadino partecipa", invita tutta la città ad andare a votare al referendum per migliorare la democrazia roveretana.
Dal mio personalissimo punto di vista, trovo lodevole e coraggioso che dei privati si impegnino in un modo così intenso.
La necessità di riaffermare, ad un palazzo sempre più sordo ed incancrenito, il proprio desiderio di partecipare nelle scelte che coinvolgono tutti quanti noi, dovrebbe essere appoggiato dallo stesso palazzo e non figurare come una conquista da doversi strappare a morsi.
Per sanare ogni dubbio, tenetevi libera una serata ed andate ad assistere ad una seduta del consiglio comunale. Il basso livello delle discussioni, la superficialità di alcune risposte, la vaghezza dei pensieri espressi, faranno da catalizzatore per la decisione di presentarsi (con un filo si sana incazzatura) alle votazioni dell'11 ottobre.
Potete scaricare il pdf informativo al seguente link:
Stefano Frapporti era un muratore di 48 anni. Andava in giro in bicicletta quando è stato fermato dalle forze dell'ordine. Viene portato in carcere perché sospettato di spaccio. Dalla cella non è mai uscito vivo.
Dalla colonna sonora di C'era una volta in America (1984) di Sergio Leone. Composta e diretta da Ennio Morricone.
All'origine dell'ultimo film di Leone (1929-89) c'è il tempo con la sua vertigine. Come struttura narrativa, è un labirinto alla Borges, un giardino dai sentieri incrociati, una nuova confutazione del tempo. (...) Alle sconnessioni temporali corrispondono le dilatazioni dello spazio: con sapienti incastri tra esterni autentici ed esterni ricostruiti in teatro, Leone accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso l'America metropolitana (e la storia del cinema su quell'America) che è reale e favoloso, archeologico e rituale. Sono spazi dilatati e trasfigurati dalla cinepresa; spazi anche sonori e musicali, riempiti dalla musica di E. Morricone e da motivi famosi: "Amapola", "Summertime", "Night and Day", "Yesterday". E un film di morte, iniquità, violenza, piombo, sangue, paura, amicizia virile, tradimenti. E di sesso. In questa fiaba di maschi violenti le donne sono maltrattate; la pulsione sessuale è legata all'analità, alla golosità, alla morte, soprattutto alla violenza. E l'America vista come un mondo di bambini. da Il Morandini
Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare la famosa canzone del Celentanissimo intitolata 'Il Ragazzo della via Gluck'. Storica canzone dell'omonimo storico album uscito nello storico novembre dell'altrettanto storico 1966.
Il ragazzo della via Gluck: testo di Luciano Beretta e Miki Del Prete, musica di Adriano Celentano.
L'ho riascoltata 3-4 volte e l'ho trovata di un'attualità disarmante. Oltre che bella musicalmente (con un finale swing da capogiro) il testo, a distanza di oltre 40 anni, è ancora fresco direi quasi immortale.
Uno degli aspetti più affascinanti di Facebook, probabilmente l'aspetto più affascinante, è sicuramente da ricercare nell'immagine che ogni iscritto (me compreso) costruisce di se, il classico morettiano “...faccio cose...vedo gente...”, con la prerogativa che le cose che facciamo e la gente che vediamo sono indiscutibilmente le più fighe di tutte. Una tendenza verso una costruzione della propria identità virtuale del tutto ottimistica, supportata ed incoraggiata anche dalle opportunità che lo strumento mette a disposizione: la possibilità di confermare la propria partecipazione ad un evento (faccio cose e voglio che gli altri vedano che io faccio cose), la possibilità di inserire le tag (il nome della persona raffigurata che funge, inoltre, da link all'account facebook della medesima) sulle foto (vedo gente e voglio che gli altri vedano che io vedo gente), le innumerevoli opportunità di iscriversi a una qualsiasi forma di gruppo per poter gridare all'unisono “noi facciamo cose e noi vediamo gente e vogliamo che gli altri vedano che noi facciamo cose e vediamo gente” fino al tastino per alzare il proprio pollice virtuale a favore di un qualsiasi elemento pubblicato (la gente che vedo fa cose che mi piacciono).
Ora, passeggiando virtualmente per gli affollati piani virtuali del popolare social network, inserendo come voce di ricerca Rovereto, il nome della nostra bella cittadina che tutti noi amiamo, sono incappato in due gruppi piuttosto inaspettati, direi quasi esilaranti nella loro assurdità: “Via gli zingari da Rovereto” (ora eliminato), al quale, puntualmente, fa eco “Via da Rovereto chi si iscrive a gruppi come via gli zingari da Rovereto!!”.
Lo so, il nome del secondo gruppo è un po' complesso da digerire, prendetevi qualche minuto.
In entrambi gli schieramenti ho ritrovato parecchie persone conosciute (del resto, viviamo in un buco di culo piuttosto stretto) ma ad essere sincero non so quale delle due fazioni mi urti maggiormente a livello emotivo, se quella dell' ignoranza palesata che deve per forza costruirsi delle coordinate di senso anche in uno spazio inesistente (guardatemi, faccio cose e vedo gente, quindi sono) o quella dell'indignazione palesata, che deve per forza costruirsi delle coordinate di senso partendo da coordinate di senso altrui (guardatemi, io non faccio certe cose e non vedo certa gente, quindi sono).
Fatto sta che nel secondo gruppo, quello degli indignati, ho scoperto che c'è pure quella splendida ragazza che se ne sta sempre in biblioteca, con il viso assorto a leggere chissà cosa. E' anche di sinistra, quindi. Una dei nostri. L' aggiungo subito ai miei amici virtuali. Evviva!
"Faccio cose, vedo gente".
Tradotto: quello che conta non è il gesto bensì l'idea del gesto, non è la sostanza bensì l'idea di sostanza. Mi basta pensare a quanti, nell'elenco dei loro hobby, scrivono semplicemente "molti" oppure "troppi". Comunicare impressioni, illudersi per illudere. Credo sia questo, in fondo, il significato dell'esistenza. Amen.