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Domani, 29 maggio, alle 18 alla caffetteria Le Arti del Mart (Rovereto)
Occhi che pensano, cervelli che guardano
Con lo storico dell’arte Francesca Bacci si parlerà di arte e neuroscienze
Rovereto, 28 maggio 2008 – Artisti e scienziati: un dialogo è possibile. A dircelo sarà lo storico dell’arte Francesca Bacci, ricercatrice presso il Laboratorio di Scienze Cognitive e curatrice del progetto “Arte e neuroscienza” in collaborazione con il Mart, che ci racconterà in che modo le neuroscienze moderne spiegano l’arte come fenomeno sensoriale e – viceversa - come può il lavoro degli artisti aiutare i neuroscienziati cognitivi nel loro lavoro di ricerca.
Domani sera, alle 18, alla Caffetteria “Le Arti” del Mart, nel corso del terzo e penultimo appuntamento con gli aperitivi neuroscientifici organizzati dal CIMeC, si affronterà un argomento attuale, quello della collaborazione tra arte e scienza. L’interdisciplinarietà degli studi sulla mente e sul cervello si è estesa a tal punto da giungere a comprendere anche le materie artistiche finora considerate altre, anche per la radicale differenza di metodo. “L’artista è libero, fa ricerca con metodi interamente personali e rende conto in primo luogo a sé stesso, mentre lo scienziato per essere deve seguire rigidamente un certa procedura”, spiega infatti la Bacci, “tuttavia, non dimentichiamo che l’incomunicabilità tra artisti e scienziati è un concetto relativamente recente che gli aspetti in comune sono molti”.
“La storia dell’arte mette a disposizione della scienza migliaia di anni di dati sulla percezione umana sotto forma di opere e gli artisti, basandosi unicamente sulla propria esperienza e sulla profonda coscienza dei propri processi sensoriali, possono fornire alla ricerca originali spunti di riflessione. Gli scienziati possono spiegarci le ragioni delle nostre reazioni di fronte ad un’opera d’arte” spiega la Bacci, che tuttavia sottolinea di non voler in questo modo negare quell’alone di mistero che circonda il fenomeno artistico.
Insomma, è possibile che a 6 secoli da Leonardo, insieme artista e scienziato, e con i recenti sviluppi delle tecniche di neuroimmagine cerebrale, l’arte abbia ancora qualcosa da insegnare alla scienza?
L’ingresso agli Aperitivi è libero e il buffet è offerto dal CIMeC; il programma è disponibile all’indirizzo www.cimec.unitn.it/aperitivi. Per avere maggiori informazioni, scrivere a infoincontri@cimec.unitn.it o chiamare i numeri 0464 48 3519 - 3523.
Francesca Bacci – storico dell’arte
Occhi che pensano, cervelli che guardano
L’arte come fenomeno sensoriale spiegato dalle scienze della mente e del cervello

17 aprile
Giorgio Vallortigara - psicologo comparato e neuroscienziato
Intelligenza e pensiero: viaggio nella complessità della mente animale
“La differenza nei processi mentali tra gli uomini e gli animali, per quanto grande, certamente è una differenza di grado e non di qualità” (Darwin, 1882)
15 maggio
Francesco Pavani - psicologo sperimentale
I mutevoli confini del corpo
Costruzione multisensoriale dello spazio corporeo ed extra-corporeo secondo le neuroscienze cognitive
29 maggio
Francesca Bacci - storico dell’arte
Occhi che pensano, cervelli che guardano
L’arte come esperienza sensoriale spiegata dalle scienze della mente e del cervello
19 giugno
Marco Baroni - linguista computazionale
Il Senso Comune: che cos’è? Come lo acquisiamo? Perché i computer non ce l’hanno?
Flessibilità del cervello umano e ferrea logica delle macchine: intelligenza naturale e (scarsa) intelligenza artificiale a confronto
Se avete già partecipato ad un Caffè Scientifico (CS), probabilmente non state leggendo questa pagina. Per tutti gli altri, un CS è soprattutto un incontro piacevole, interessante e che può potenzialmente portare alla dipendenza: se ne vuole sempre un altro, tanto che alla fine se ne organizza uno.
Scherzi a parte, un CS giostra intorno ad una discussione, di taglio scientifico
, tra persone normali con la partecipazione di qualche esperto
, che generalmente introduce l'argomento e che può chiarire alcuni punti tecnici. Non è una conferenza, anzi, in un certo senso è proprio il contrario.
continua su www.caffescientifici.it/
In Italia il caffè scientifico è presente solo in 12 città, compresa Rovereto, nella quale viene organizzato dal CiMEC.

Sulla normativa riguardante la nomina di professori universitari ho trovato questo articolo: www.altalex.com/index.php?idnot=9994
Mi sembra di capire che per i professori la procedura sia seria, ma so che per assegnazioni di più basso livello (borse di studio, dottorati, esercitatori..) è in voga l’ipocrita pratica di far vincere i concorsi ai predestinati di turno. Se, come credo, non c’è niente di male nel fatto che un professore voglia avvalersi della collaborazione di persone che conosce, di cui si fida, si renda la cooptazione legge. Altrimenti si facciano concorsi seri, con commissioni esaminatrici ampie e qualificate (ora nelle commissioni ci sono il professore interessato e pochi intimi..).
da “Il Corriere della Sera” del 1/3/2008
www.corriere.it/romano/08-03-01/01.spm
L'Università in molte inchieste giornalistiche viene accusata di nepotismo per un perverso doppio sistema di assegnazione delle cattedre: quello «familistico» dei «figli d'arte» e quello baronale delle «affiliazioni» che fa senatori i propri cavalli, come si dice (colpa di cui non credo di essermi personalmente mai macchiato). Domanda: i «consanguinei», prodotto privilegiato del cosiddetto «familismo amorale», non possono avere alcun diritto e quindi devono rinunciare all'insegnamento e alla carriera universitaria, anche se validi, con titoli scientifici per nulla costruiti «ad hoc» nelle officine delle oligarchie baronali, giudicati positivamente da Commissioni serie, non sfiorate da indagini giudiziarie, solo perché sospettati di avvalersi della protezione di padri cattedratici pronti a intrigare e manipolare le Commissioni giudicatrici risultate da elezioni nazionali?
Franco Crispini , francocrispini@virgilio.it
Risposta di Sergio Romano:
Caro Crispini, il metodo di selezione all'interno delle università italiane, così frequentemente deprecato dall'opinione pubblica, ha un doppio nome. Può essere definito «nepotismo » quando vogliamo esprimere la nostra indignazione per gli smaccati favoritismi di un professore a vantaggio dei propri familiari ed allievi. Ma può anche essere definito «cooptazione» quando vogliamo semplicemente descrivere un sistema in cui i nuovi arrivati vengono scelti da coloro che hanno maggiore anzianità di servizio. Il fenomeno, quindi, è lo stesso, ma può essere qualificato, a seconda delle circostanze e dei punti di vista, con due parole che esprimono giudizi diversi.
Per quanto mi concerne non credo che una società moderna possa fare a meno della cooptazione. I professori conoscono i loro allievi, sanno quale fra essi abbia maggiore ingegno, vocazione agli studi, capacità organizzative. È possibile che la loro scelta sia influenzata dall'umano desiderio di trasmettere l'insegnamento a una persona che rispetti i loro metodi e renda omaggio al risultato del loro lavoro. Ma è difficile immaginare che un professore di buon senso voglia mettere la sua cattedra nelle mani di un erede mediocre e inetto. Per le aziende e le professioni, pubbliche o private, il problema è in parte diverso. In questo caso la scelta del figlio o della figlia, del genero o della nuora risponde a un evidente interesse familiare. Ma sarebbe sciocco dimenticare che i figli di un avvocato, di un notaio, di un medico, di un farmacista, di un generale, di un magistrato o di un diplomatico «vanno a scuola» sin dall'infanzia. Sono cresciuti in una famiglia in cui, se non sono stupidi o interamente assorbiti da altri interessi, hanno imparato a conoscere il mestiere con le sue regole e i suoi trabocchetti.
Nessuna società, autoritaria o democratica, potrà mai fare a meno del capitale di conoscenze che si accumula nelle famiglie. Dissiparlo in nome di un ideale egualitario sarebbe assurdo. Aggiungo che nell'animo di un vecchio che sceglie l'erede vi è anche il desiderio di sopravvivere nel suo lavoro. In molti casi questo desiderio è un'illusione. Ma desideri e illusioni sono il cemento necessario di qualsiasi iniziativa umana che non sia frivola ed effimera.
Cooptazione e nepotismo, soprattutto nel mondo accademico, sono quindi destinati a durare. E quanto più si cercherà di sopprimerli, tanto più riusciranno ad aggirare i concorsi e a prevalere sulle regole della selezione astratta e impersonale. Vi sono carriere, soprattutto pubbliche, in cui i concorsi sono necessari e lo Stato deve essere garante del loro funzionamento. Ma ve ne sono altre in cui i meriti della cooptazione dovrebbero essere riconosciuti e il suo funzionamento regolato con norme trasparenti. Preferisco la cooptazione alla luce del sole piuttosto che gli accordi di scambio con cui certi concorsi vengono sostanzialmente truccati.