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VER 3.0: L'Occhio di Rovereto versione blog. Maggiore dinamicità, maggiore interattività, alienazione allo stato puro.

Avvertenza: se doveste avere il sospetto di riconoscervi tra i personaggi di queste storie, sappiate che si, siete voi. Ma non prendetevela con noi. Noi eravamo zitti in un angolo a prendere nota. Avete fatto tutto da soli.

 

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mercoledì, 23 aprile 2008

Ossessioni politiche

Sicuramente la politica è importante anche per la vita quotidiana e i partiti non sono tutti uguali, ma in molti italiani c’è un’ossessione per Berlusconi.
L’ormai prossimo Presidente del Consiglio ha già governato 5 anni (più qualche mese nel ’94) e questo non ha sconvolto le nostre vite. Anche perché il governo nazionale non è l’unico potere: esistono infatti le altre istituzioni politiche (ad esempio il Presidente della Repubblica, gli enti locali, l’Unione Europea) e i poteri socioeconomici (ad esempio gli imprenditori e i sindacati). Evidentemente l’andamento della vita pubblica dipende anche da loro.
Il leader del PdL ha un conflitto di interessi unico al mondo o quasi, ma perché il centrosinistra non ha mai fatto una legge a proposito? E comunque anche il PD non è equidistante dai poteri economici: si pensi alle telefonate tra gli allora leader dei DS e Consorte, a imprenditori dell’editoria come Carlo Caracciolo e Carlo De Benedetti, alle cooperative rosse (che, per dire, costruiranno la base Dal Molin).
La relazione tra politica e affari è una questione più grande del pur grave caso Berlusconi.
Derpilger penserà che conta anche la forma e che il Cavaliere fa uscite di pessimo gusto per un uomo delle istituzioni. Ha perfettamente ragione, ma in Italia sono in troppi a pensare che Berlusconi sia un grave problema per le loro vite.

Gaber e Luporini non avevano tutti i torti.

 

La realtà è un uccello
di Gaber - Luporini
dallo spettacolo “E pensare che c’era il pensiero” (1994)

(…)
(monologo)
La realtà che passione!
Ma che cos'è questa cosa che l'uomo insegue disperatamente come un cacciatore? Sì, sì, lo so, tutto è realtà.
Voglio dire se per strada mi cade un vaso di fiori sulla testa, certo che è reale! Ma non è importante.
Oddio, la botta in testa, insomma...
Voglio dire, la realtà è quel vaso lì?
Nooo, quella è una disgrazia che è capitata a me.
E, non so, se un amico mi racconta che sua moglie è scappata con l'idraulico. Molto caro e neanche bravo. Il mio amico è rimasto sconvolto per mesi.
Poi ha trovato un altro idraulico. Ma la realtà è la donna del mio amico?
Nooo, non conta. Quella è una disgrazia che è capitata a lui.
Conta solo quello che riguarda tutti, quello che riguarda il mondo. Aaah, ma allora la realtà è la politica! Nooo, quella è una disgrazia che è capitata a tutti.
E non se ne esce, eh! È più facile smettere di fumare che smettere di leggere i giornali.
(…)
E così, se perdi un telegiornale sei rovinato.
- Il decreto: è passato, non è passato, o ci hanno ripensato?
- Ma, non lo so, sono rimasto indietro di un giorno, è cambiato tutto... hanno litigato eh?
- No, hanno fatto la pace.
- Peccato.
(..)
La realtà! Che passione e che tifo! La gente sente che deve partecipare, non può mancare a un appuntamento così importante. Ci mette dentro tutto il suo vigore, il suo impegno, la sua energia. Perché sente che qui si tratta delle sorti del Paese, del nostro futuro. Si insulta, litiga, si accapiglia. Perché qui si tratta della nostra vita, della nostra realtà!
La realtà, che parola, eh... così semplice e così piena di sfaccettature e di ambiguità che spesso si rischia di non capire bene di che cosa ci stiamo occupando. Più si va avanti e più si ha la sensazione che la politica non abbia niente a che vedere con la sfera della morale. Non ci sono buoni e cattivi nella politica. È sempre stata e sarà sempre una questione di rapporti di forza, un volgarissimo gioco di potere, che quasi mai c'entra con la vita. Ma è possibile che la nostra visione del mondo non vada oltre a queste miserie, a queste opinioni interessate, a questo chiacchiericcio inutile, a questi bisticci isterici e senza senso?
Forse, forse quella che noi oggi consideriamo realtà è soltanto una grande confusione deviante, dove ogni soggetto, ogni aggregazione, ogni cultura, ormai non riesce più né a pensare, né a vedere, né a parlare se non con il linguaggio di quella confusione deviante che non ci permetterà mai di capire il vero valore delle cose.
La realtà, che passione!

(cantato)
Rit.: La realtà è, un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.

È un uccello strano fuori dagli schemi
che non è sensibile ai miei richiami
il suo volo è pieno di contraddizioni
e non ha problemi di moralità.

Rit.

Io mi nutro solo di un uccello strano
è da tanto tempo che gli do la caccia
vivo per colpire questa bestiaccia
altrimenti muoio di inutilità.

Rit.

Va la mia realtà
come la vita che mi sfugge
ed io mi aggrappo come un naufrago qua e là.
Il mio destino è questo affanno
questa corsa verso il vero per scoprire
quel mistero che è da sempre la realtà.

Rit.

Noi crediamo ancora all'amore vero, agli eterni sentimenti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alla gente onesta, agli uomini efficienti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alle facce nuove, ai partiti giusti…
Siamo di destra, siamo di sinistra
siamo democratici, siamo progressisti…
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro.
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro…

Rit.

 

P.S.: di questo pezzo esistono anche altre versioni. Quella del 1974 puntava di più a illustrare come i nostri modelli siano distanti dalla realtà, vista come imprevedibile, multiforme e sempre nuova.

postato da: GinoCerutti alle ore 21:54 | link | commenti (8)
categorie: politica italiana, teatro

venerdì, 22 febbraio 2008

Gaber e i giovani (3)

Il grido (1996)

dallo spettacolo “Un’idiozia conquistata a fatica”


[parlato:] L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
I nostri vecchi dicevano: "Chi lavora un piatto di minestra ce l'ha sempre. Chi non lavora ce ne ha due".
Oggi forse la battuta potrebbe sembrare un po' di cattivo gusto per le difficoltà e l'enorme fatica che si fa a trovare un posto di lavoro sicuro.
Un giovane se lo deve cercare e poi trovare... c'ha tanto di quel tempo libero... e allora che fa? Va al bar, va in discoteca, al pub con gli amici, torna a casa alle quattro di notte...
Finché una mattina finalmente: DRIIIN!
"Pronto".
"Buongiorno signore. Lei è fortunato, ha trovato un posto di lavoro".
"Maledizione, proprio io... con tutti i disoccupati che ci sono!".

E voi così innocenti colpevoli d'esser nati
in giro per le strade, gli sguardi vuoti i gesti un po' sguaiati
si vede da lontano che siete privi di ideali
con quello spreco di energia dei giovani normali.

E voi che pretendete che tutto vi sia dovuto
con la scusa infantile che "nessuno mi ha mai capito"
siete così velleitari come artisti improvvisati
con quella finta libertà dei giovani viziati.

È un gran vuoto che vi avvilisce e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.

E voi che rincorrete, decisi e intraprendenti
l'idea di una carriera tipo imprenditori sempre più rampanti
disponibili a tutto, all'occorrenza anche disonesti
con tutta la meschinità dei giovani arrivisti.

E voi così randagi sempre sull'orlo del suicidio
covate ben racchiusa dentro al vostro petto un'implosione d'odio
l'eroico vittimismo da barboni finti e un po' frustrati
e col cervello in avaria dei giovani scoppiati.

È una rabbia che vi stravolge e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.

E voi che brancolate in un delirio tra il male e il bene
col rischio di affondare nella totale degradazione
aggrappatevi al sogno di una razza che potrebbe opporsi
per costruire una realtà di giovani diversi.

C'è nell'aria un'energia che non si sblocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.

postato da: GinoCerutti alle ore 22:57 | link | commenti (1)
categorie: musica, teatro

domenica, 17 febbraio 2008

Gaber e i giovani (2)

All’inizio della loro collaborazione artistica i giovani a cui Gaber e Luporini si rivolgevano e con cui trovavano più punti di contatto erano quelli che “avevano fatto il ‘68”.

“Il rifiuto (..) diceva: "No, io non vivo nella casa di mio padre, bella, ricca, con la moquette" (C. Bernieri, "Non sparate sul cantautore", Mazzotta editore, Torino 1978) da www.giorgiogaber.org/biografia.php

Mi ricordo la mia meraviglia e forse l'allegria
di guardare a quei pochi che rifiutavano tutto
mi ricordo certi atteggiamenti e certe facce giuste
che si univano come un'ondata che rifiuta e che resiste.

(Quando moda è moda)


I lavori di Gaber contestavano la falsità borghese e l’alienazione capitalistica.



Lo spettacolo “Anche per oggi non si vola” (1974) esprimeva voglia di leggerezza, di liberazione dall’oppressione delle istituzioni costituite, ma anche la consapevolezza che le ideologie sedicenti rivoluzionarie non portano a niente, specialmente se pretendono di rappresentare, una volta per tutte e nella sua interezza, la realtà (che è sfuggevole, complessa, mutevole).
La bellissima “C’è solo la strada” (video) arrivava a sostenere che anche l’amore non porta a niente di buono se si istituzionalizza.

 Il pezzo di apertura di “Libertà obbligatoria” (1976) era un ricordo, un po’ nostalgico, delle ambizioni del ’68 che nel frattempo erano andate perdute:

 

Nel prosieguo lo spettacolo denunciava come le libertà richieste dai movimenti giovanili fossero spesso superficiali, inutili per ottenere il cambiamento.

E dopo tante battaglie
volendo puoi anche farti uno spinello
il libanese è migliore
tra poco dovrebbe cominciare
la pubblicità in un nuovo carosello.
(..)
Basta una bella canzone
e la tua rivoluzione va da sola
basta che ognuno si esprima
e poi non importa
se si chiama la rivoluzione della Coca-Cola.

(Si può)

Di più, tali richieste di libertà spesso rispondevano alle logiche del consumismo e del conformismo, così potenti da conquistare anche spazi dove non si immaginerebbero. Così potenti da conquistare anche noi stessi.

Quando lo vedi sugli altri e ti senti diverso
e credi di non essere sommerso
non è ancora il momento di soffrire
puoi ridere di loro, ti serve per capire
sono persone piatte, molli, stanche...

Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su come parli, cosa canti, come ti vesti
sui tuoi bisogni, sulle tue scelte, sui tuoi gusti
allora ti senti anche tu arrendevole e fiacco
allora ti piaci un po' meno e non sai perché
e non riesci a trovare nemmeno abbastanza distacco
per ridere di te... per ridere di te

(Quando lo vedi anche)

A quel punto trovava giustificazione la ricerca una nuova forma di rigore.
Per Gaber e Luporini la rottura con il passato era diventata evidente.

Non lo abbiamo mica rubato il gusto di vivere. Ci spetta di diritto. Ma forse non basta più difenderlo con la pentola che bolle, con la libertà, col potere all'immaginazione.
Sento come il bisogno di un rigore... ma, a scanso d'equivoci... da inventare ogni giorno. Non un poliziotto... ma un guardiano di me stesso. La libertà di non essere liberi.
E ora, ai miei amici che gli racconto? (..) Io che sono sempre stato d'accordo che si può far tutto?

(Finale)

Se nel '68 era prevalso l'antiautoritarismo, nel '77 i contestatori erano in preda alla violenza e al fanatismo ideologico. L’eroina faceva sempre più vittime.


Nel 1978 Gaber dedicò ai movimentisti uno spettacolo, “Polli d’allevamento” (consiglio un file audio con pezzi di questo lavoro e commenti, per certi aspetti molto critici, di Umberto Fiori, solista degli Stormy Six: http://real1.xobix.ch/ramgen/rsi/vod_2007/progetto_gaber/gaber_fiori6.ra ).
L’analisi di Gaber e Luporini doveva molto a Pasolini, secondo il quale in Italia dal ’65 al ’75 si era svolta una rivoluzione consumistica: culturalmente erano sparite le differenze regionali e di classe; i giovani, conformisti ed ambigui, formavano una massa informe.
Le esibizioni furono oggetto di dure contestazioni (lanci di oggetti sul palco compresi).

E anche se è diverso il vostro grado di coscienza
quando è moda è moda, non c'è nessuna differenza
tra quella del playboy più sorpassato e più reazionario
a quella sublimata di fare "la comune" o un consultorio.

(..)
Io per me, se c’avessi la forza e l’arroganza
direi che sono diverso e quasi certamente solo
direi che non riesco a sopportare le vecchie assurde istituzioni
e le vostre manie creative, le vostre innovazioni.

(..)
E siete anche originali, basta ascoltare qualche vostra frase
piena di nuove parole, sempre più acculturate, sempre più disgustose
che per uno normale, per uno di onesti sentimenti
quando ve le sente in bocca avrebbe una gran voglia che vi saltassero i denti.

(..)
Sono diverso e certamente solo.
Sono diverso perché non sopporto il buon senso comune
ma neanche la retorica del pazzo
non ho nessuna voglia di assurde compressioni
ma nemmeno di liberarmi a cazzo
non voglio velleitarie mescolanze con nessuno
nemmeno più con voi
ma non sopporto neanche la legge dilagante del "fatti i cazzi tuoi!"

Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che mi diranno che sono qualunquista, non me ne frega niente
non sono più compagno, né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e le altre cazzate
e, finalmente, non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione...

(Quando moda è moda)

Pur abbandonando la rabbia espressa in questa canzone Gaber non si riconoscerà più in alcun movimento politico-sociale:  spererà solo nella capacità dell'uomo di trovare un'autenticità e una forza vitale dentro se stesso ("Se ci fosse un uomo") e in un senso di appartenenza nuovo e allo stesso tempo antico ("Canzone dell'appartenenza").

postato da: GinoCerutti alle ore 17:40 | link | commenti (4)
categorie: musica, cultura, politica italiana, teatro, video

mercoledì, 27 giugno 2007

Il passato che non passa

ll prossimo appuntamento del Festival “Portobeseno, viaggio tra fonti storiche e sorgenti web” è lo spettacolo teatrale Il passato che non passa della Compagnia San Genesio, previsto per giovedì 28 giugno alle ore 21.30 a Volano, piazza Tei, in centro storico (Piazota). 

...continua su Portobeseno
postato da: okcomputer alle ore 00:19 | link | commenti
categorie: cultura, teatro

venerdì, 15 giugno 2007

Storie e Storia. Un ragazzo del novantanove

15 giugno 2007
Piazza Loreto, Rovereto (Tn), ore 21.00.
In caso di cattivo tempo lo spettacolo si terrà alla sala Filarmonica.

Radiodramma con canzoni e musiche segnatempo di Quinto Antonelli con il gruppo Cantastoria.
Un archivista ritrova e legge in scena il diario di un ragazzo nato a Trento nel 1899. Le note irregolari e lacunose del ragazzo rimandano ad una pallida belle époque trentina, ad una città appassionatamente musicale, alla questione nazionale. Finché la guerra non arriva a svuotare le città, e il diario registra le partenze per il fronte, l’evacuazione dei civili, il clima di sospetto, gli internamenti coatti; interrompendosi il 12 luglio 1916 con l’esecuzione di Cesare Battisti. A cura di Accademia Roveretana degli Agiati, Museo Storico Italiano della Guerra, Museo Storico in Trento in collaborazione con Comune di Rovereto Assessorato alla Cultura.
postato da: GinoCerutti alle ore 17:58 | link | commenti
categorie: musica, cultura, teatro, notizie roveretane

giovedì, 17 maggio 2007

Sta arrivando Portobeseno
EDIZIONE 2007 : dal 23 giugno al 15 luglio



Maggiori info qui: http://portobeseno.splinder.com
postato da: farronait alle ore 20:20 | link | commenti
categorie: varie, musica, cultura, teatro, feste e sagre

domenica, 07 gennaio 2007

Mart e stranieri

Ieri sono andato a visitare il mart, erano gli ultimi giorni di Schiele, Klimt, Kokoschka e gli amici viennesi.
Bella la mostra, un pò piccola ma carina, magari esposta un pò così ma vabbè.
Una cosa mi ha lasciato perplesso. Le didascalie e i "racconti" della mostra sono solo, ed esclusivamente, scritti in italiano. ma mi domando come mai?!?! E' un museo con aspirazione a diventare importante in tutto il mondo e fanno le scritte in italiano?.
Vabbè sarà.
postato da: ElStefano alle ore 16:14 | link | commenti (10)
categorie: varie, cultura, teatro, fatti e misfatti, angolo dello sfogo, politica rovereto

sabato, 06 gennaio 2007

Mart e studenti

Molti sapranno che gli studenti, come quasi ovunque, hanno uno sconto sull'entrata al museo: 5 euro invece di 8.
Probabilmente, invece, pochi sanno dell'abbonamento studenti (chiamato membership).
Su consiglio di mia sorella sono andato sul sito del mart (che con firefox si vede un pò sfasato ma vabbè) e ho cercato quà e là. Dopo un pò di giri a vuoto (che l'è en gazer quel sito) sono arrivato a questa pagina:
Lista abbonamenti.
Ho scoperto che  per soli 20 euro (venti euro),si hanno tutti questi vantaggi:
  • ingresso gratuito alle mostre, alla collezione permanente e agli eventi nelle sedi del Mart
  • accesso privilegiato e senza attese alle mostre e alla collezione permanente attraverso la corsia preferenziale prenotati
  • invito all’inaugurazione delle mostre
  • invio gratuito del programma annuale e delle newsletter del Mart
  • tariffa agevolata per alcune iniziative della sezione didattica del Museo
  • sconto del 10% presso il bookshop per editoria e merchandising
  • sconto del 10 sulle consumazioni effettuate presso la caffetteria del Mart
  • ingresso a tariffa ridotta nei musei convenzionati  (Museion di Bolzano e Ferdinandeum di Innsbruck)
  • ingresso a tariffa gratuita nei musei convenzionati (Gam di Bologna, Castello di Rivoli, Centro per l’arte contemporanea Pecci di Prato, Peggy Guggenheim Collection di Venezia, Fondazione Quercini Stampalia di Venezia)
link diretto

Direi che solo i primi 3 punti valgano quei 20 euri, no? Resta solo da scopirere da quando a quando è valido l'abbonamento.

Ora però mi domando: ma sono solo io che non conoscevo queste iniziative, o quelli del mart non hanno ben idea di come, e cosa, pubblicizzare?

Ossequi sempre e comunque,
in fede S.T.
postato da: ElStefano alle ore 13:22 | link | commenti (7)
categorie: varie, cultura, teatro, angolo dello sfogo, notizie roveretane

giovedì, 24 agosto 2006

Accade a rovereto (e dintorni)

Prima che mi dimentichi, volevo ricordare a tutti quanti che:
- Sabato sera in quel di riva ci sono i fuochi della notte di fiaba (http://www.nottedifiaba.it/)
- Domenica, sull'altissimo c'è il mondiale di morra (x questo c vorebbe un post a parte, ma manca il tempo)
- Intanto si è aperto il motoraduno (si parla di una serata con la lotta nel fango)
- il 30 c'è il palio della quercia (anche qui probabilmente si farà un post a parte, viste le novità per la pista che arriveranno)
sembra tutto.
ricordate: Fate la morra non fate la guerra.
postato da: ElStefano alle ore 13:44 | link | commenti (6)
categorie: varie, musica, cultura, sport, teatro, feste e sagre, notizie roveretane

sabato, 01 aprile 2006

Sloi Machine

Andate a vederlo! Favoloso
Sabato 1 aprile - Teatro alla Cartiera, ore 21.00
postato da: okcomputer alle ore 00:46 | link | commenti
categorie: teatro