![]() |
|
Gaber e Luporini non avevano tutti i torti.
La realtà è un uccello
di Gaber - Luporini
dallo spettacolo “E pensare che c’era il pensiero” (1994)
(monologo)
La realtà che passione!
Ma che cos'è questa cosa che l'uomo insegue disperatamente come un cacciatore? Sì, sì, lo so, tutto è realtà.
Voglio dire se per strada mi cade un vaso di fiori sulla testa, certo che è reale! Ma non è importante.
Oddio, la botta in testa, insomma...
Voglio dire, la realtà è quel vaso lì?
Nooo, quella è una disgrazia che è capitata a me.
E, non so, se un amico mi racconta che sua moglie è scappata con l'idraulico. Molto caro e neanche bravo. Il mio amico è rimasto sconvolto per mesi.
Poi ha trovato un altro idraulico. Ma la realtà è la donna del mio amico?
Nooo, non conta. Quella è una disgrazia che è capitata a lui.
Conta solo quello che riguarda tutti, quello che riguarda il mondo. Aaah, ma allora la realtà è la politica! Nooo, quella è una disgrazia che è capitata a tutti.
E non se ne esce, eh! È più facile smettere di fumare che smettere di leggere i giornali.
(…)
E così, se perdi un telegiornale sei rovinato.
- Il decreto: è passato, non è passato, o ci hanno ripensato?
- Ma, non lo so, sono rimasto indietro di un giorno, è cambiato tutto... hanno litigato eh?
- No, hanno fatto la pace.
- Peccato.
(..)
La realtà! Che passione e che tifo! La gente sente che deve partecipare, non può mancare a un appuntamento così importante. Ci mette dentro tutto il suo vigore, il suo impegno, la sua energia. Perché sente che qui si tratta delle sorti del Paese, del nostro futuro. Si insulta, litiga, si accapiglia. Perché qui si tratta della nostra vita, della nostra realtà!
La realtà, che parola, eh... così semplice e così piena di sfaccettature e di ambiguità che spesso si rischia di non capire bene di che cosa ci stiamo occupando. Più si va avanti e più si ha la sensazione che la politica non abbia niente a che vedere con la sfera della morale. Non ci sono buoni e cattivi nella politica. È sempre stata e sarà sempre una questione di rapporti di forza, un volgarissimo gioco di potere, che quasi mai c'entra con la vita. Ma è possibile che la nostra visione del mondo non vada oltre a queste miserie, a queste opinioni interessate, a questo chiacchiericcio inutile, a questi bisticci isterici e senza senso?
Forse, forse quella che noi oggi consideriamo realtà è soltanto una grande confusione deviante, dove ogni soggetto, ogni aggregazione, ogni cultura, ormai non riesce più né a pensare, né a vedere, né a parlare se non con il linguaggio di quella confusione deviante che non ci permetterà mai di capire il vero valore delle cose.
La realtà, che passione!
(cantato)
Rit.: La realtà è, un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.
che non è sensibile ai miei richiami
il suo volo è pieno di contraddizioni
e non ha problemi di moralità.
è da tanto tempo che gli do la caccia
vivo per colpire questa bestiaccia
altrimenti muoio di inutilità.
come la vita che mi sfugge
ed io mi aggrappo come un naufrago qua e là.
Il mio destino è questo affanno
questa corsa verso il vero per scoprire
quel mistero che è da sempre la realtà.
Rit.
Noi crediamo ancora all'amore vero, agli eterni sentimenti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alla gente onesta, agli uomini efficienti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alle facce nuove, ai partiti giusti…
Siamo di destra, siamo di sinistra
siamo democratici, siamo progressisti…
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro.
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro…
Rit.
P.S.: di questo pezzo esistono anche altre versioni. Quella del 1974 puntava di più a illustrare come i nostri modelli siano distanti dalla realtà, vista come imprevedibile, multiforme e sempre nuova.
Il grido (1996)
dallo spettacolo “Un’idiozia conquistata a fatica”
E voi così innocenti colpevoli d'esser nati
in giro per le strade, gli sguardi vuoti i gesti un po' sguaiati
si vede da lontano che siete privi di ideali
con quello spreco di energia dei giovani normali.
E voi che pretendete che tutto vi sia dovuto
con la scusa infantile che "nessuno mi ha mai capito"
siete così velleitari come artisti improvvisati
con quella finta libertà dei giovani viziati.
È un gran vuoto che vi avvilisce e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
E voi che rincorrete, decisi e intraprendenti
l'idea di una carriera tipo imprenditori sempre più rampanti
disponibili a tutto, all'occorrenza anche disonesti
con tutta la meschinità dei giovani arrivisti.
E voi così randagi sempre sull'orlo del suicidio
covate ben racchiusa dentro al vostro petto un'implosione d'odio
l'eroico vittimismo da barboni finti e un po' frustrati
e col cervello in avaria dei giovani scoppiati.
È una rabbia che vi stravolge e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
E voi che brancolate in un delirio tra il male e il bene
col rischio di affondare nella totale degradazione
aggrappatevi al sogno di una razza che potrebbe opporsi
per costruire una realtà di giovani diversi.
C'è nell'aria un'energia che non si sblocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
All’inizio della loro collaborazione artistica i giovani a cui Gaber e Luporini si rivolgevano e con cui trovavano più punti di contatto erano quelli che “avevano fatto il ‘68”.
di guardare a quei pochi che rifiutavano tutto
mi ricordo certi atteggiamenti e certe facce giuste
che si univano come un'ondata che rifiuta e che resiste.
(Quando moda è moda)

I lavori di Gaber contestavano la falsità borghese e l’alienazione capitalistica.
Lo spettacolo “Anche per oggi non si vola” (1974) esprimeva voglia di leggerezza, di liberazione dall’oppressione delle istituzioni costituite, ma anche la consapevolezza che le ideologie sedicenti rivoluzionarie non portano a niente, specialmente se pretendono di rappresentare, una volta per tutte e nella sua interezza, la realtà (che è sfuggevole, complessa, mutevole).
La bellissima “C’è solo la strada” (video) arrivava a sostenere che anche l’amore non porta a niente di buono se si istituzionalizza.
Il pezzo di apertura di “Libertà obbligatoria” (1976) era un ricordo, un po’ nostalgico, delle ambizioni del ’68 che nel frattempo erano andate perdute:
Nel prosieguo lo spettacolo denunciava come le libertà richieste dai movimenti giovanili fossero spesso superficiali, inutili per ottenere il cambiamento.
volendo puoi anche farti uno spinello
il libanese è migliore
tra poco dovrebbe cominciare
la pubblicità in un nuovo carosello.
(..)
Basta una bella canzone
e la tua rivoluzione va da sola
basta che ognuno si esprima
e poi non importa
se si chiama la rivoluzione della Coca-Cola.
(Si può)
e credi di non essere sommerso
non è ancora il momento di soffrire
puoi ridere di loro, ti serve per capire
sono persone piatte, molli, stanche...
Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su come parli, cosa canti, come ti vesti
sui tuoi bisogni, sulle tue scelte, sui tuoi gusti
allora ti senti anche tu arrendevole e fiacco
allora ti piaci un po' meno e non sai perché
e non riesci a trovare nemmeno abbastanza distacco
per ridere di te... per ridere di te
(Quando lo vedi anche)
Per Gaber e Luporini la rottura con il passato era diventata evidente.
Sento come il bisogno di un rigore... ma, a scanso d'equivoci... da inventare ogni giorno. Non un poliziotto... ma un guardiano di me stesso. La libertà di non essere liberi.
E ora, ai miei amici che gli racconto? (..) Io che sono sempre stato d'accordo che si può far tutto?
(Finale)
Nel 1978 Gaber dedicò ai movimentisti uno spettacolo, “Polli d’allevamento” (consiglio un file audio con pezzi di questo lavoro e commenti, per certi aspetti molto critici, di Umberto Fiori, solista degli Stormy Six: http://real1.xobix.ch/ramgen/rsi/vod_2007/progetto_gaber/gaber_fiori6.ra ).
L’analisi di Gaber e Luporini doveva molto a Pasolini, secondo il quale in Italia dal ’65 al ’75 si era svolta una rivoluzione consumistica: culturalmente erano sparite le differenze regionali e di classe; i giovani, conformisti ed ambigui, formavano una massa informe.
Le esibizioni furono oggetto di dure contestazioni (lanci di oggetti sul palco compresi).
quando è moda è moda, non c'è nessuna differenza
tra quella del playboy più sorpassato e più reazionario
a quella sublimata di fare "la comune" o un consultorio.
(..)
Io per me, se c’avessi la forza e l’arroganza
direi che sono diverso e quasi certamente solo
direi che non riesco a sopportare le vecchie assurde istituzioni
e le vostre manie creative, le vostre innovazioni.
(..)
E siete anche originali, basta ascoltare qualche vostra frase
piena di nuove parole, sempre più acculturate, sempre più disgustose
che per uno normale, per uno di onesti sentimenti
quando ve le sente in bocca avrebbe una gran voglia che vi saltassero i denti.
(..)
Sono diverso e certamente solo.
Sono diverso perché non sopporto il buon senso comune
ma neanche la retorica del pazzo
non ho nessuna voglia di assurde compressioni
ma nemmeno di liberarmi a cazzo
non voglio velleitarie mescolanze con nessuno
nemmeno più con voi
ma non sopporto neanche la legge dilagante del "fatti i cazzi tuoi!"
Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che mi diranno che sono qualunquista, non me ne frega niente
non sono più compagno, né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e le altre cazzate
e, finalmente, non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione...
(Quando moda è moda)
