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martedì, 10 novembre 2009

The love prompter

Ci sono delle domande che nella vita pesano come dei macigni.
Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Argomenti penosi che nemmeno il teroldego superiore riesce ad aiutarmi nella sintesi di una risposta quantomeno accettabile.
Tuttavia, tra tutte le domande che ci caratterizzano in quanto esseri umani, una in particolare occupa la prima posizione della mia personalissima top ten delle domande esistenziali per eccellenza (in puro stile nick hornby).
La domanda che tanto mi spaventa proviene generalmente dal proprio partner al termine di un intimo scambio di effusioni e viene così posta: "Ti è piaciuto?"
Una domanda che per ragioni sentimentali - legate per lo più alla conservazione di un rapporto di coppia vagamente appagante per entrambi - prevede una risposta che va (o che comunque andrebbe) ripescata univocamente all'interno del calderone della positività. Cose del tipo:

"Si" - risposta minimalista e triste
"Certo" - risposta categorica
"Ma ovvio!" - risposta tendenzialmente arrogante
"Con te non può non piacermi, dai" - risposta assertiva
"E' stato fantastico. Ora baciami scema" - risposta complice
"Amore, ogni volta che lo facciamo tu mi fai toccare il paradiso" - risposta mocciana

Che poi ognuno risponda pure quello che gli pare. Il problema di fondo resta che qualsiasi risposta si emetta, il pericolo può considerarsi tuttaltro che scampato. E' la seconda domanda, introdotta dalla prima come una leggero venticello che preannuncia una bufera, a poter scatenare lo tsunami.
La seconda domanda, di solito, è questa qui: "A si? E perchè?"
In quei casi, fate come me. Iniziate ad acarezzare leggermente i capelli del vostro partner, sorridendo. Poi con la mano scendete e fate una carezza sul suo volto. Infine, la (o lo) baciate sussurando: "Ho proprio voglia di un caffè, tu lo prendi sempre senza zucchero giusto?"



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categorie: racconti, angolo dello sfogo

venerdì, 04 settembre 2009

Esperimenti di telecinesi

Vivo con la sensazione di una catastrofe imminente. Probabilmente, qualche sera fa, l'assunzione osmotica di tabasco e di Stalker - in reload per almeno tre volte - hanno agito da catalizzatori per la genesi di uno scenario del tutto cyberpunk. In questi casi, quando i crampi allo stomaco e lo spettro di lei rendono impossibile ogni forma di dialogo con Morfeo, indosso le mie pegasus comprate in saldo ed esco a farmi una corsa. Scendo fin dove il leno si congiunge con l'adige e mi siedo sulla panchina sulla quale, tempo fa, scrivemmo con il coltellino portato per la mela due lettere. Ti ricordi? Quante volte ti avrei voluto parlare con l'essenzialità di un fante, con l'eleganza di un murakami, con la dolcezza di B. Il sole sta per sorgere - 18 secondi prima dell'alba - il mio fuso orario è ancora regolato con il tuo. La pegasus ribelle mi ricorda che deve essere riallacciata. Il primo raggio di sole esita a posarsi sui miei occhi. Lascia perdere - forse domani.
Addio, questa volta per sempre.




La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza.

Lo Stalker
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categorie: racconti, cinema, angolo dello sfogo

mercoledì, 12 agosto 2009

E se Dio, alla fine

E se Dio, alla fine, esistesse per davvero?

Lo ammetto, l'idea mi fa cagare un pò sotto.
Soprattutto per il colloquio finale, l'ultimissimo colloquio di fine esistenza, con un CV che in quel caso sarà in formato celeste e scritto in italiano: per fortuna lui sa leggere e parlare ogni lingua.
Da una parte io (I) e dall'altra lui, il Padre Eterno (PE).

PE “Prego, accomodati pure”

I “Grazie”

PE “Allora, dimmi un po', ti è piaciuta la Terra?”

I “Devo ammettere che per essere frutto di un lavoro di sei giorni, non è affatto male, perlomeno da un punto di vista estetico, ecco.”

PE “Già, già...ammetto di andarne piuttosto fiero, si. Vabbè dai, diamo un'occhiata a quello che hai combinato, che ne dici? Vediamo...Mmm...siii...mmmm...ah...mmm...però... hai evitato più volte la procreazione usando uno di quei cosi, come li chiamate voi?”

I “Profilattici?”

PE “Ecco si, profilattici! Spero che tu ti renda conto che ciò non è bene!”

I “Si, me ne rendo conto. Non è bene, non è assolutamente bene.”

PE “E come ti giustifichi figliolo?”

I “Mah, insomma, molte volte ero ubriaco, anzi eravamo ubriachi entrambi e così...sa come vanno a finire certe cose, un mojito qui, un negroni li, dai che ci facciamo l'ultimo vino, e alla fine si scivola a letto come il burro sul pane...ma si sta sempre attenti!”

PE “Burro sul pane! Bella questa! Mi stai simpatico, vorrà dire che su questo punto chiuderò un occhio. Proseguiamo dai...mmm...mmm...eee...si...si....mah...mmm..qui vedo che hai affiancato più e più volte il mio nome a quello di certi animali domestici a quattro zampe. Una peculiarità di voi italiani, o mi sbaglio?”

I “Per quanto ne so è proprio così, roba nostra. Non che me ne vanti, non mi fraintenda, ma ogni tanto uno sfogo ci vuole, da sollievo...è una vitaccia laggiù, mi creda! Tutti che ti vengono a dire cosa fare, come farlo, e nessuno mai che si preoccupa di cosa veramente pensi, di come stai...tu ingoi, ingoi, poi arrivi ad un certo punto che tutta la tensione accumulata la devi pur far uscire da qualche parte, no? E' un po' come quando stai con una ragazza e lei è una di quelle che all'inizio sono carine, frizzanti, poi da un giorno all'altro scopri che  in realtà è una gran stronza, la devi seguire nei mega centri commerciali perchè deve fare acquisti in quei negozi assurdi che si chiamano Zara, H&M, una tristezza mi creda. Poi dopo che le hai finito e si è comprata il golfino nero come ce l'ha la sua amica Mery, la gonnellina a fiori che ha visto su Donna Moderna e un nuovo paio di infradito perchè quest'anno va di moda il verde, pretende che anche tu ti prenda qualcosa. E prova questa giacca che la tua non si può proprio vedere, e che ne dici di quella t shirt a righe? E tu le ripeti, no guarda, non mi piace, lasciamo perdere dai, siamo anche in ritardo amore, che ne dici se...ma niente, lei insiste ed alla fine la giacca te la compri così come la t shirt. Le donne son fatte così, non c'è niente da fare...”

PE “Già, le donne...non ne ho mai avuta una ma da tutto quello che ne ho sentito dire è come se mi fossi fidanzato pure io. Che commedia!”

I “Ecco ecco, proprio quello, bravissimo, una commedia! Mi capisce che qualche volta ci sta anche qualche espressione un po' colorata, così, solo uno sfogo insomma...”

PE “In realtà, ti capisco benissimo...anch'io qui sono pieno di problemi, non credere. Se guardo da basso, da dove tu provieni, mi incupisco tutto, se provo a far due chiacchiere con qualche mio subordinato, mi annoio da morire...prova tu a trovare un argomento originale dopo che ti conosci dall'eternità...così ogni tanto mi piacerebbe imprecare pure a me, ma non ho nessun dio a cui attribuire le colpe del mio stato, e di denigrare i miei avversari sotterranei non ne sono capace, quindi mi tocca tacere. A ben guardare, io sto molto peggio di te, non trovi? Ecco, ora mi vien pure da piangere...sigh”

I “Ha ragione, non posso che compatirla, Signore. Dai dai si faccia forza, non faccia così su, bisogna avere speranza, ce l'ha insegnato lei no? Vedrà che prima o poi qualcosa si sistemerà, perlomeno laggiù da noi...coraggio capo...ecco, prenda questo fazzoletto e ci soffi dentro, da bravo!”

PE “Grazie caro...Prrr prrr...sigh...sigh...mi sento così stanco e così vuoto...ma le tue parole mi danno conforto, sigh...senti invece, tornando a noi ed al tuo CV...sigh....sigh....prrrr...non è poi così impeccabile ma tutto sommato sei stata una brava persona ok?...sigh..prrr..., puoi entrare nel regno dei cieli dai...sigh...però devi promettermi di dirmi due Ave Maria ed un Padre Nostro al giorno, ok? Me le dici? Mi posso fidare? Sigh...”

I “Si si, le dirò, non dubiti! Si fidi di me”

PE “Dai allora...prrr...sigh... mi raccomando, due Ave Maria e un...sigh...”

I “Padre Nostro, si. Ho capito perfettamente”

PE “Sigh...bene bene, sei un tipo sveglio mi pare...sigh... penso che potrai far carriera qui. Ora ti saluto, spero di rivederti presto...sigh....Avanti un altro prego...prrr!”
postato da: okcomputer alle ore 19:35 | link | commenti (3)
categorie: racconti

sabato, 04 luglio 2009

Abruzzo 13-20 giugno 2009

Abruzzo - Paganica e Onna 089
Abitazione ad Onna
DSCN0278Chiesa di Onna puntellata
Abruzzo - Paganica e Onna 043
I volti resistono (Onna)
Abruzzo - Paganica e Onna 068
Damigiane (Onna)
Abruzzo - Paganica e Onna 067
Inizio del cantiere per la costruzione di 91 casette in legno (Onna)
P1120958A destra il recinto per i cavalli e a sinistra la recinzione del cantiere (Onna)
Abruzzo - Paganica e Onna 084Cantiere, fasi iniziali (Onna)
Abruzzo - Paganica e Onna 079
postato da: farronait alle ore 11:55 | link | commenti (6)
categorie: racconti, foto, volontariato

sabato, 28 febbraio 2009

Uniti contro i buchi di sigaretta nel tessuto dei nostri paracaduti Decathlon

Pillole per dormire e vino rosso, film rigorosamente lenti e sesso a basso prezzo.

Le mie giornate le trascorro nella più insensata solitudine, esco poco e se lo faccio finisco sempre sul ponte Forbato, ascoltando Keith Jarrett dall'ipod che non ho ed osservando lo scrosciare del Leno.
Se per caso incontro qualcuno che conosco, cerco di evitarlo, ma se ci sbatto dentro dico che sono di fretta e accelero, oppure faccio finta di ricevere una telefonata sul cellulare e prendo congedo con un semplice gesto della mano. A casa resto sprofondato per ore sul divano, leggendo Vian in lingua originale senza capirci un  cazzo e bevendo caffè rigorosamente amaro. La televisione è quasi sempre spenta.
Ma è alla sera, quando ci si avvia verso l'imbrunire che vengo avvolto dall'ansia più intensa, e ripenso di continuo alla sinistra che non c'è più, ai momenti nei quali ho parlato troppo ed a quelli nei quali non ho detto abbastanza, alle occasioni perse e al tempo buttato letteralmente nel cesso.
Ed è in quei precisi istanti che mi assale la voglia di mandare tutto a fanculo per andare a vivere a Berlino est, prendendo in affitto ad un prezzo stracciato un intero piano di una ex fabbrica di scarpe, che arrederò comprando tutto quanto in Eberswalder.
Alla sera passeggerò per un Alexander Platz stranamente deserta, ascoltando di continuo Stella Maris Einstürzende Neubauten dall'ipod che per l'occasione mi sarò regalato, e cercherò di ricordare il nome di quella ragazza conosciuta proprio qui, anni fa: Gertrud? Agathe? Josefine? Proprio non mi ricordo, però forse in rubrica ho ancora il suo numero, ora lo cerco.


postato da: okcomputer alle ore 16:23 | link | commenti (6)
categorie: racconti, politica italiana, angolo dello sfogo

domenica, 08 febbraio 2009

senza titolo #2

Passeggiare per le affollate sale del Mart, visitare la chiassosa e colorata mostra sul jazz in totale solitudine.
Incontro un ragazzo che conosco, cha lavora li come addetto alla sala.
"Ciao, come va?" gli dico io.
"Insomma, sempre in piedi. Ti piace la mostra?" mi chiede sorridendo.
"Si, mi piace" rispondo, sorridendo.
"Con chi sei qui?" dice lui.
"Con nessuno" dico io.
"Bravo, buona visita" dice lui.
"Grazie, buon lavoro" dico io.
Giungo in un'altra sala, l'ultima, con una foto assurda, fantastica. La contemplo per almeno dieci minuti senza mai staccare gli occhi. Poi noto una signora piuttosto anziana, che fa lo stesso lavoro di quel mio amico.
Io la osservo mentre lei osserva completamente assorta una bambina, e non le chiedo:
"Signora, perchè sta guardando quella bambina?" non dico io.
"Perchè mi ricorda la nipote che non ho mai avuto, e prima ancora mi ricorda la figlia che non ho mai avuto. E le avrei volute avere entrambe per poterle ricordare come sto facendo ora" non dice lei.

Allora compresi che era giunta l'ora di tornare a casa. E così feci.
postato da: okcomputer alle ore 18:59 | link | commenti (1)
categorie: racconti, angolo dello sfogo

venerdì, 02 gennaio 2009

Ho la ricetta per fare soldi

Si pensava di fondare una società di spurghi di fognature nere con annessa la possibilità di installare sugli automezzi in nostra dotazione una lama sgombraneve per i periodi invernali.


           

Il nome della società, dallo spiccato gusto latineggiante, sarà Cloaca Maxima.

Il colore delle tute in nostra dotazione sarà il bianco, con punte di marrone nei punti più soggetti a usura e insudiciamento. Avremo in dotazione un robusto caschetto color kaki ed un taccuino impermeabile.
postato da: farronait alle ore 13:08 | link | commenti (5)
categorie: racconti

martedì, 18 novembre 2008

Provo un senso di disagio nel non aggiornare il mio account facebook

Non so perchè ma leggendo qui ho pensato che.

Ritengo l'economia e l'impresa due componenti fondamentali, come direbbe un mio caro amico "ci riempono la pancia, non lamentiamoci", tuttavia mi sforzo sempre di coltivare una visione della società, e se vogliamo della vita, che ponga al centro l'individuo in quanto tale, in quanto uomo.
Quando leggo l'espressione capitale umano, magari accompagnata come in questo caso dalla parola competitività, una certa malinconia mi coglie: ci si sente semplici ingranaggi di un sistema più grande di noi, che in un qualche modo con i nostri studi andremo ad alimentare e sostenere. Non che ciò sia un male, il lavoro è attività nobile e necessaria, è solo che ho come l'impressione che ci si stia dimenticando sempre di più dell'anima delle persone e delle loro esigenze più semplici, come il bisogno di socializzare, esprimersi, confrontarsi, realizzarsi come individui, amarsi, comprendere e comprendersi. Di questa tensione, di questa esigenza di oltrepassare le barriere dei bisogni materiali (dei quali si fa carico l'economia, in modo scomposto ed ingiusto, se vogliamo) mi sembra che nessuna istituzione statale se ne faccia carico: nessuno sembra curarsi della fame prodotta dal proprio spirito, un corispettivo laico dell'isituzione della Chiesa non esiste e ciò mi ha sempre lasciato perplesso. Partendo dall'ipotesi che uno Stato debba farsi carico dei bisogni e delle esigenze dei propri cittadini, per poterli soddisfare e realizzare, mi sembra di notare una certa falle ed uno sbilanciamento che indirizza ogni sforzo verso il soddisfacimento di bisogni puramente materiali e pratici, relegando i problemi dell'animo ad istituzioni verso le quali gli stessi cittadini provano un certo senso di vergogna, se utilizzate. Una persona che trova il coraggio di affrontare le proprie giornate grazie alla fede e alla parole di un prete non è posta sullo stesso piano di chi, quella stessa forza, la ricerca recandosi in un centro di ascolto o si affida alla consulenza psicologica: in questo caso, agli occhi delle persone, si viene categorizzati con l'etichetta popolare di matto, depresso, afflitto. Nell'altro caso, quello del credente, l'etichetta è di persona di fede, religiosa, etichette molto più acettate (probabilmente ciò è dovuto al fatto che sono in circolo da 2000 anni) e sotto certi punti di vista, etichette intoccabili, sacre. Per ricollegarmi al post sulle passate elezioni provinciali, e volendo incrementare le mie riflessioni (sempre, fino alla nausea, trasversali) il mio senso di perplessità e di alienazione verso il mondo politico credo che in buona parte nasca proprio dalla totale mancanza di una componente spirituale, introspettiva, da leggersi non in termini religiosi bensì come esigenza primaria da soddisfare, al pari del bisogno di trovare un lavoro o del diritto allo studio. In nessuno dei programmi da me letti compare un'indicazione relativa a queste tematiche, il cui soddisfacimento può passare attravesro l'istituzione di centri di ritrovo collettivi, centri sociali, moderne agorà, punti di acolto, ritrovi settimanali organizzati dal comune, focus group, o una semplice birra al bar con annessa discussione. Nessuno sembra volersi fare carico del disagio esistenziale, che accompagna ognuno di noi e che è parte di ognuno di noi, ma che va taciuto e nascoto; un disagio che la moda della felicità e della spensieratezza e della pazzia sociale (mi riferisco alla moltitudine di miei coetanei che si descrivono come "pazzi" e quando devono caricare le foto del mare su facebook creano la cartella "pazzi al mare"), che non contemplano la riflessione e la normalità, che vogliono a tutti i costi estirpare il senso di solitudine (che secondo, in piccole dosi, è pure una sensazione costruttiva e rafforzativa, se accompagnata da momenti di confronto) ritengono negativo e nocivo. Sono altresì convinto che agli occhi dei più queste quattro righe appariranno come lo sfogo di un depresso, aggettivo usato ed abusato, diffusissimo nella nostra cultura basata sul marketing delle emozioni e degli atteggiamenti, dove gli unici che veramente valgono e che ognuno, più o meno inconsciamente insegue, sono quelli necessari alla costruzione di un'immagine di se robusta, forte, vincente, pratica e un pò arrogante. Mi ritorna in mente la frase di una persona che ho sentito in piena campagna elettorale PD: "l'importante sono i soldi, il bere e la figa. quando hai quelli hai tutto". A me piace pensare che per soldi si intenda un buon lavoro, per bere dei bei momenti di svago e per figa una compagna da amare: tre componenti sicuramente essenziali, che forse non costituiscono da sole la totalità delle esigenze di una persone ma che comunque rappresentano una solida base. Tuttavia, qualcosa continua a sfuggirmi nonostante mi stia rendendo conto che con l'avanzare degli anni, vuoi per la naturale perdita di neuroni alla quale in nostro sistema nervoso centrale va inevitabilmente incontro, una certa serenità sembra avvolgermi lentamente. O forse mi sto solamente convincendo che alla fine, dopo tutto, possono andare benissimo tutti quanti in mona?

postato da: okcomputer alle ore 17:45 | link | commenti (20)
categorie: racconti, informatica, angolo dello sfogo, politica trentina

martedì, 11 novembre 2008

Il futuro è cominciato

Meno male che ci rimane la capacità di poter sognare. Questo è il mio sogno odierno, relativo a queste ultime elezioni provinciali, con un occhio di riferimento agli esponenti politici di maggioranza, ai quali, seguendo la logica populista "voto il meno peggio", ho dato la mia preferenza.

Ho dato anche un titolo al mio sogno: La vita è scettica, la vita è agra, la vita è.

ed un sottotilo: Riflessioni per una società sicuramente non più giusta, ma probabilmente meno stronza.

 

Queste sono le prime elezioni che forse "vivo da vicino".
Ho partecipato ad alcune riunioni del PD, ho letto e mi sono informato non tanto ma più del solito.
Alcuni meccanismi del fare politica credo di averli appresi, ma spero di non averli assimilati, non si sposano bene con il mio carattere.
L'impressione che ne ho ricavato è che per certi versi la politica sia una sorta di culto, nella quale esistono rituali, dogmi, regole condivise tacitamente alle quali è necessario attenersi per poter sopravvivere.
I vari santini ed i pieghevoli, pressapoco tutti identici sia nella grafica che nelle idee, concretizzano questa esigenza di fede, portano le persone ad identificarsi ed a credere in qualche frasetta scritta bene ed in una qualche faccia sorridente (più o meno bella).
Ad esempio ho trovato terribile "Il futuro è cominciato", che in se non dice proprio niente di concreto.
Se potessi, da giovane, cambiare le cose, cercherei di eliminare questa mentalità e partirei dai dettagli, che in fondo costituiscono la base portante di ogni cosa.


-eliminerei gli slogan fini a se stessi: invece che il futuro è cominciato metterei: il futuro è incerto e fa paura, forse ad alcuni fa pure schifo, ma possiamo cercare di renderlo migliore.


-eliminerei i santini: spreco di carta (che tra l'altro non è nemmeno riciclata, poi però i partiti ben pensanti scrivono nei programmi "ci impegnamo nell' incrementodella raccolta differenziata"), di soldi, di tutto: se un anziano a causa del suo alzheimer, senza il suo santino si scorda chi deve votare, peggio per lui: chi ci assicura che si sia ricordato cosa efettivamente proponeva il candidato da lui scelto? Può stare a casa ad accudire i nipotini e non presentarsi. Meglio una scelta impopolare, non un lavaggio di cervello.


-eliminerei le feste, pre e post elezioni: a bere e mangiare ci sono solamente i soliti, per lo più appartenenti al partito politico proponente, più qualche sbandato che come me si ubriaca a scrocco.
Rispetto, almeno dagli esponenti politici, per chi la fame la soffre.


-abbasserei gli stipendi: la politica andrebbe concepita come volontariato puro e duro, se uno non ha il tempo di farlo non lo fa, se uno non vuole assumersi certe responsabilità non lo fa. Su questo sarei davvero intrasignete. Alternative alla politica con le quali riempire il proprio vuoto esistenziale ed il proprio bisogno di emergere ne esistono, sono sicuro che ognuno troverebbe la sua vera vocazione.

-obbligherei i "politici" ad un corso di dialettica più ricercata: non si possono più sentire frasi del tipo "ai giovani va data più fiducia", "è necessario creare un dialogo costruttivo che tenga conto delle complessità", "mi impegnerò a costruire sinergie tra le varie parti sociali". Hanno rotto le palle. Sarebbe bello che Dellai si esprimesse così: "I giovani sono allo sbando, ma li capisco, io stesso mi sento un pò perso alle volte, e delle sere faccio fatica ad addormentarmi. Ma la fiducia nel lavoro che sto facendo mi da la forza di andare avanti, e cerco sempre di comprendere i problemi e le difficoltà di chi non la pensa come me. Per lo meno ci provo, ogni tanto non ci riesco e mando tutti in mona, ma l'indomani cerco di ritornare sui miei passi. Bisogna aver fiducia delle persone, e prima ancora in se stessi, poi quello che viene viene. E sono consapevole che una birra con gli amici è migliore di qualsiasi riunione di partito, per concretizzare le idee, solo che i partiti servono, aimè. Proviamo a renderli più umani, ecco."

-poi mi piacerebbe eliminare i nepotismi vari, i clientelismi, le "amicizie", le conoscenze, gli intrallazzi, finalizzati, ovviamente, all'accrescimento del proprio capitale, della proprio sicurezza e del proprio prestigio: sono amico di, lui è amico mio, conosco il tale, conosco la tale, ho lavorato in provincia e adesso mi sono messo in proprio ma tanto i lavori li passano a me perchè li conosco e perchè mi conoscono, conosco il tale che lavora li e che è amico di e che basta che chiedi a me. Una buona parte di queste persone, non lo dubito, poi fa anche un sacco di beneficenza: quando si ha eliminato l'insicurezza dalla propria esistenza (con una sofisticata rete borghese di mutuo soccorso) è molto più semplice prendersi cura dell'insicurezza degli altri, attingendone a sua volta, e ancora una volta, forza, stima, sicurezza e prestigio. Ma questo è veramente impossibile e forse è un pensiero un pò troppo contorto e non del tutto corretto. Me ne scuso, ogni tanto parto con ste cazzate.

Il mio sogno, per adesso, è tutto qui.

postato da: okcomputer alle ore 14:21 | link | commenti (14)
categorie: racconti, angolo dello sfogo, politica trentina

martedì, 09 settembre 2008

Dur come na prea

Forse pochi lo sanno (probabilmente nessuno), ma grazie alla nostra devozione ed al nostro impegno con il quale, studi permettendo, prendiamo parte alla ronda padana, l'invito per il matrimonio di Divina è giunto anche a noi.
Una lettera dalle fattezze molto sobrie con dentro un biglietto tutto verde.

"Cari ragazzi, speranza di un futuro che si fa di giorno in giorno più incerto, siete ufficialmente invitati al taglio della torta che si terrà ad ore 16.30 presso il Palazzo Bossi Fedrigotti.
Data la vostra giovane età, e la creatività che la contradistingue, vi chiediamo di ideare e realizzare un qualche tipo di scherzo e/o gioco per allietare la giornata dei futuri sposi (taglio della cravatta, quiz satirico, karaoke...vedete voi).
E' obbligo tassativo indossare un indumento, o al limite un accessorio, verde padano, e nel caso l'invitato sia di sesso maschile, è caldamente consigliato presentarsi con il membro duro. A tal proposito, per le persone meno prestanti, all'entrata saranno disponibili alcuni flaconi di citrato di sildenafil.

Cordialità,
R.F.
Ufficio Stampa Padano"

Non vi nascondo una certa emozione quando lessi queste righe.
Ci chiedevano un coinvolgimento diretto nell'organizzazione dell'evento e tutti noi eravamo consapevoli dell'immensa responsabilità, nonchè dell'opportunità, che ci venivano fornite.
Ci voleva qualcosa di unico, di irripetibile, un'idea geniale: la chiave per poter accedere, finalmente, dopo mesi di dura vita da ronda, al gota padano era li ad un passo e noi dovevamo solamente decidere quale movimento fosse il più adatto per afferrarlo, guadagnando così la visibilità che tanto andavamo sognando.
Ci chiedevano un coinvolgimento diretto nell'organizzazione dell'evento e tutti noi, consapevoli dell'immensa responsabilità, nonchè dell'opportunità, che ci venivano fornite, partorimmo un capolavoro di rara bellezza.
Passammo tutta la notte ad invertire i cartelli che, con freccia e simbolo padano, avrebbero l'indomani condotto le automobili verso il lieto evento. Li invertimmo opportunamente affinchè la meta non fosse più il matrimonio di Divina, bensì il campo nomadi di Marco.
Solo che qualche antipatico deve essersene accorto e così, alla fine, il karaoke si è fatto veramente.



Un giovane padano ed una interpretazione assai partecipata del "Va, pensiero"
postato da: okcomputer alle ore 01:07 | link | commenti (2)
categorie: racconti, fatti e misfatti, notizie roveretane, politica trentina, politica roveretana


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