![]() |
|



Chiesa di Onna puntellata

A destra il recinto per i cavalli e a sinistra la recinzione del cantiere (Onna)
Cantiere, fasi iniziali (Onna)

Non so perchè ma leggendo qui ho pensato che.
Ritengo l'economia e l'impresa due componenti fondamentali, come direbbe un mio caro amico "ci riempono la pancia, non lamentiamoci", tuttavia mi sforzo sempre di coltivare una visione della società, e se vogliamo della vita, che ponga al centro l'individuo in quanto tale, in quanto uomo.
Quando leggo l'espressione capitale umano, magari accompagnata come in questo caso dalla parola competitività, una certa malinconia mi coglie: ci si sente semplici ingranaggi di un sistema più grande di noi, che in un qualche modo con i nostri studi andremo ad alimentare e sostenere. Non che ciò sia un male, il lavoro è attività nobile e necessaria, è solo che ho come l'impressione che ci si stia dimenticando sempre di più dell'anima delle persone e delle loro esigenze più semplici, come il bisogno di socializzare, esprimersi, confrontarsi, realizzarsi come individui, amarsi, comprendere e comprendersi. Di questa tensione, di questa esigenza di oltrepassare le barriere dei bisogni materiali (dei quali si fa carico l'economia, in modo scomposto ed ingiusto, se vogliamo) mi sembra che nessuna istituzione statale se ne faccia carico: nessuno sembra curarsi della fame prodotta dal proprio spirito, un corispettivo laico dell'isituzione della Chiesa non esiste e ciò mi ha sempre lasciato perplesso. Partendo dall'ipotesi che uno Stato debba farsi carico dei bisogni e delle esigenze dei propri cittadini, per poterli soddisfare e realizzare, mi sembra di notare una certa falle ed uno sbilanciamento che indirizza ogni sforzo verso il soddisfacimento di bisogni puramente materiali e pratici, relegando i problemi dell'animo ad istituzioni verso le quali gli stessi cittadini provano un certo senso di vergogna, se utilizzate. Una persona che trova il coraggio di affrontare le proprie giornate grazie alla fede e alla parole di un prete non è posta sullo stesso piano di chi, quella stessa forza, la ricerca recandosi in un centro di ascolto o si affida alla consulenza psicologica: in questo caso, agli occhi delle persone, si viene categorizzati con l'etichetta popolare di matto, depresso, afflitto. Nell'altro caso, quello del credente, l'etichetta è di persona di fede, religiosa, etichette molto più acettate (probabilmente ciò è dovuto al fatto che sono in circolo da 2000 anni) e sotto certi punti di vista, etichette intoccabili, sacre. Per ricollegarmi al post sulle passate elezioni provinciali, e volendo incrementare le mie riflessioni (sempre, fino alla nausea, trasversali) il mio senso di perplessità e di alienazione verso il mondo politico credo che in buona parte nasca proprio dalla totale mancanza di una componente spirituale, introspettiva, da leggersi non in termini religiosi bensì come esigenza primaria da soddisfare, al pari del bisogno di trovare un lavoro o del diritto allo studio. In nessuno dei programmi da me letti compare un'indicazione relativa a queste tematiche, il cui soddisfacimento può passare attravesro l'istituzione di centri di ritrovo collettivi, centri sociali, moderne agorà, punti di acolto, ritrovi settimanali organizzati dal comune, focus group, o una semplice birra al bar con annessa discussione. Nessuno sembra volersi fare carico del disagio esistenziale, che accompagna ognuno di noi e che è parte di ognuno di noi, ma che va taciuto e nascoto; un disagio che la moda della felicità e della spensieratezza e della pazzia sociale (mi riferisco alla moltitudine di miei coetanei che si descrivono come "pazzi" e quando devono caricare le foto del mare su facebook creano la cartella "pazzi al mare"), che non contemplano la riflessione e la normalità, che vogliono a tutti i costi estirpare il senso di solitudine (che secondo, in piccole dosi, è pure una sensazione costruttiva e rafforzativa, se accompagnata da momenti di confronto) ritengono negativo e nocivo. Sono altresì convinto che agli occhi dei più queste quattro righe appariranno come lo sfogo di un depresso, aggettivo usato ed abusato, diffusissimo nella nostra cultura basata sul marketing delle emozioni e degli atteggiamenti, dove gli unici che veramente valgono e che ognuno, più o meno inconsciamente insegue, sono quelli necessari alla costruzione di un'immagine di se robusta, forte, vincente, pratica e un pò arrogante. Mi ritorna in mente la frase di una persona che ho sentito in piena campagna elettorale PD: "l'importante sono i soldi, il bere e la figa. quando hai quelli hai tutto". A me piace pensare che per soldi si intenda un buon lavoro, per bere dei bei momenti di svago e per figa una compagna da amare: tre componenti sicuramente essenziali, che forse non costituiscono da sole la totalità delle esigenze di una persone ma che comunque rappresentano una solida base. Tuttavia, qualcosa continua a sfuggirmi nonostante mi stia rendendo conto che con l'avanzare degli anni, vuoi per la naturale perdita di neuroni alla quale in nostro sistema nervoso centrale va inevitabilmente incontro, una certa serenità sembra avvolgermi lentamente. O forse mi sto solamente convincendo che alla fine, dopo tutto, possono andare benissimo tutti quanti in mona?
Meno male che ci rimane la capacità di poter sognare. Questo è il mio sogno odierno, relativo a queste ultime elezioni provinciali, con un occhio di riferimento agli esponenti politici di maggioranza, ai quali, seguendo la logica populista "voto il meno peggio", ho dato la mia preferenza.
Ho dato anche un titolo al mio sogno: La vita è scettica, la vita è agra, la vita è.
ed un sottotilo: Riflessioni per una società sicuramente non più giusta, ma probabilmente meno stronza.
Queste sono le prime elezioni che forse "vivo da vicino".
Ho partecipato ad alcune riunioni del PD, ho letto e mi sono informato non tanto ma più del solito.
Alcuni meccanismi del fare politica credo di averli appresi, ma spero di non averli assimilati, non si sposano bene con il mio carattere.
L'impressione che ne ho ricavato è che per certi versi la politica sia una sorta di culto, nella quale esistono rituali, dogmi, regole condivise tacitamente alle quali è necessario attenersi per poter sopravvivere.
I vari santini ed i pieghevoli, pressapoco tutti identici sia nella grafica che nelle idee, concretizzano questa esigenza di fede, portano le persone ad identificarsi ed a credere in qualche frasetta scritta bene ed in una qualche faccia sorridente (più o meno bella).
Ad esempio ho trovato terribile "Il futuro è cominciato", che in se non dice proprio niente di concreto.
Se potessi, da giovane, cambiare le cose, cercherei di eliminare questa mentalità e partirei dai dettagli, che in fondo costituiscono la base portante di ogni cosa.
-eliminerei gli slogan fini a se stessi: invece che il futuro è cominciato metterei: il futuro è incerto e fa paura, forse ad alcuni fa pure schifo, ma possiamo cercare di renderlo migliore.
-eliminerei i santini: spreco di carta (che tra l'altro non è nemmeno riciclata, poi però i partiti ben pensanti scrivono nei programmi "ci impegnamo nell' incrementodella raccolta differenziata"), di soldi, di tutto: se un anziano a causa del suo alzheimer, senza il suo santino si scorda chi deve votare, peggio per lui: chi ci assicura che si sia ricordato cosa efettivamente proponeva il candidato da lui scelto? Può stare a casa ad accudire i nipotini e non presentarsi. Meglio una scelta impopolare, non un lavaggio di cervello.
-eliminerei le feste, pre e post elezioni: a bere e mangiare ci sono solamente i soliti, per lo più appartenenti al partito politico proponente, più qualche sbandato che come me si ubriaca a scrocco.
Rispetto, almeno dagli esponenti politici, per chi la fame la soffre.
-abbasserei gli stipendi: la politica andrebbe concepita come volontariato puro e duro, se uno non ha il tempo di farlo non lo fa, se uno non vuole assumersi certe responsabilità non lo fa. Su questo sarei davvero intrasignete. Alternative alla politica con le quali riempire il proprio vuoto esistenziale ed il proprio bisogno di emergere ne esistono, sono sicuro che ognuno troverebbe la sua vera vocazione.
-obbligherei i "politici" ad un corso di dialettica più ricercata: non si possono più sentire frasi del tipo "ai giovani va data più fiducia", "è necessario creare un dialogo costruttivo che tenga conto delle complessità", "mi impegnerò a costruire sinergie tra le varie parti sociali". Hanno rotto le palle. Sarebbe bello che Dellai si esprimesse così: "I giovani sono allo sbando, ma li capisco, io stesso mi sento un pò perso alle volte, e delle sere faccio fatica ad addormentarmi. Ma la fiducia nel lavoro che sto facendo mi da la forza di andare avanti, e cerco sempre di comprendere i problemi e le difficoltà di chi non la pensa come me. Per lo meno ci provo, ogni tanto non ci riesco e mando tutti in mona, ma l'indomani cerco di ritornare sui miei passi. Bisogna aver fiducia delle persone, e prima ancora in se stessi, poi quello che viene viene. E sono consapevole che una birra con gli amici è migliore di qualsiasi riunione di partito, per concretizzare le idee, solo che i partiti servono, aimè. Proviamo a renderli più umani, ecco."
-poi mi piacerebbe eliminare i nepotismi vari, i clientelismi, le "amicizie", le conoscenze, gli intrallazzi, finalizzati, ovviamente, all'accrescimento del proprio capitale, della proprio sicurezza e del proprio prestigio: sono amico di, lui è amico mio, conosco il tale, conosco la tale, ho lavorato in provincia e adesso mi sono messo in proprio ma tanto i lavori li passano a me perchè li conosco e perchè mi conoscono, conosco il tale che lavora li e che è amico di e che basta che chiedi a me. Una buona parte di queste persone, non lo dubito, poi fa anche un sacco di beneficenza: quando si ha eliminato l'insicurezza dalla propria esistenza (con una sofisticata rete borghese di mutuo soccorso) è molto più semplice prendersi cura dell'insicurezza degli altri, attingendone a sua volta, e ancora una volta, forza, stima, sicurezza e prestigio. Ma questo è veramente impossibile e forse è un pensiero un pò troppo contorto e non del tutto corretto. Me ne scuso, ogni tanto parto con ste cazzate.
Il mio sogno, per adesso, è tutto qui.

Per una corretta visualizzazione di questo blog e per le tue navigazioni ti consigliamo di utilizzare Mozilla Firefox
Prova il sistema operativo Linux Ubuntu: gratuito, sicuro e open source
Se non diversamente specificato quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons
|
|