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martedì, 24 novembre 2009

Doss Trento - Notizie e opinioni dalla Provincia di Trento

Dalla scorsa notte un nuovo blog naviga nelle acque virtuali di internet.
Un nuovo spazio di informazione che come dicono i creatori di dichiara "libero, senza guinzagli, colori o appartenenze politiche. Il tema dominante del sito sarà incentrato su tutto quanto è inerente la realtà sociale, non solo della Provincia Autonoma di Trento ma anche a livello nazionale".

In bocca al lupo!

DOSS TRENTO
postato da: okcomputer alle ore 12:41 | link | commenti
categorie: varie, politica italiana, politica trentina

venerdì, 06 novembre 2009

Premio Ambiente Euregio 2009 - Atto Secondo

In risposta alla competion sullo sviluppo sostenibile Premio Ambiente Euregio 2009 lanciata dall'APPA del trentino e dall'Euregio (Trentino, Alto-Adige, Tirolo), e al post dell'occhio di qualche tempo fa , nelle scora settimane un gruppo di lavoro legato all'occhio ha elaborato una proposta di progetto, prendendo come "laboratorio sperimentale" delle soluzioni di risparmio energetico individuate lo studentato universitario San Bartolomeo di Trento.



Per chi fosse interessato ad approfondire, è possibile trovare maggiori dettagli sul progetto qui sotto:

(click con pulsante sinistro, il salva con nome del pulsante destro non so perchè non funziona)



Delitto perfetto al San Bartolomeo



Allegato Tecnico A


Allegato Memoranda B



Crueza, Fontesinho Deformatio Roazzo von Shattenberg e Pequena

martedì, 27 ottobre 2009

Trentino: speciale del Corriere della sera

Con Il Corriere della Sera di ieri è uscito uno speciale sul Trentino contenente una serie di articoli sul suo modello (culturale, sociale, economico, politico).

Storia, emigrazione, cooperazione, disciplina, laboriosità del suo popolo fanno del Trentino una rassicurante certezza. Non ottenuta facilmente. E nemmeno gratuitamente.
http://www.corriere.it/economia/italie/trentino/

postato da: GinoCerutti alle ore 14:41 | link | commenti
categorie: economia, politica trentina

lunedì, 05 ottobre 2009

Premio Ambiente Euregio Tirol-Alto-Adige-Trentino

Ha preso il via la prima edizione del Premio Ambiente Euregio Tirol-Alto Adige-Trentino 2009, quest’anno organizzato in ambito interregionale, sul piano dell’Euregio Tirol-Alto Adige-Trentino.

Il Premio Ambiente Euregio è un progetto comune dell’Abteilung Umweltschutz/Tirol, dell’Agenzia provinciale per l’ambiente/Alto Adige, dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente/Trentino e la Transkom Sas di Bolzano, con la collaborazione di Ambiente Trentino, il portale del Trentino sostenibile.

Il concorso è la continuazione ideale del Premio Ambiente Trentino Alto Adige (nella cui ultima edizione sono stati presentati ben ottanta progetti), nato cinque anni fa: da quest’anno il Premio si allarga e supera i confini nazionali per coinvolgere anche il Tirolo austriaco.

L’obiettivo del concorso è il rafforzamento della convinzione che la sfida della sostenibilità ambientale può essere vinta solo se a fianco delle tante iniziative locali si lavora su dimensioni più grandi e di area. Oggi i temi dello sviluppo sostenibile — dalla mobilità alle energie pulite, dalla tutela del suolo e dell’acqua all’equilibrio tra turismo e identità locale — sono temi che non conoscono confini e che richiedono l’impegno di tutte le organizzazioni sovranazionali.

Il premio verrà assegnato alla migliore iniziativa in materia ambientale svolta nella zona dell’Euregio nel periodo 2008-2009, con lo scopo di dare rilevanza e visibilità a quei progetti o a quelle idee che esprimano in maniera convinta un impegno attivo e concreto in campo ambientale, sia in ambito provinciale (con una nomination dei migliori progetti della provincia di Trento) che in ambito sovraregionale (con l’assegnazione vera e propria del premio). Al concorso possono partecipare privati e persone giuridiche residenti o con sede legale nella regione Trentino Alto Adige o in Tirolo. Il premio si rivolge quindi alle imprese (private, individuali, cooperative, consorzi, organizzazioni non profit) di produzione di beni e servizi, agli enti locali, alle scuole, alle associazioni e ai singoli cittadini.

Il bando di concorso scade il 6 novembre 2009.

Bando

postato da: CruezaDeMa alle ore 16:58 | link | commenti
categorie: ambiente, energia, iniziative, politica trentina, politica sudtirolese, politica roveretana

lunedì, 14 settembre 2009

Langer, Hofer e Goya

Quest’anno è il 200° dalla rivolta di Andreas Hofer contro l’invasione franco-bavarese.
L’espansionismo napoleonico stava sconvolgendo l’Europa.
Francisco Goya non poteva di certo essere considerato un "reazionario" (si pensi a
Il sonno della ragione genera mostri) ma ritrasse un episodio della violenta repressione napoleonica contro la Resistenza spagnola.


Francisco Goya, Il 3 maggio,1808
olio su tela
Museo del Prado, Madrid


In occasione delle celebrazioni di 25 anni fa Alexander Langer riscopriva l’attualità di quegli avvenimenti, senza confondersi con chi –c'è anche nel ricordo di questi giorni- occupa lo spazio che dovrebbe essere delle analisi storiche con scontri tra opposte tifoserie.

 

Andreas Hofer, l'imperatore, i francesi e noi
Alexander Langer
1.3.1984, Da "Letture Trentine"

Non c'è dubbio che per i tirolesi alternativi o di sinistra sia un po' difficile scaldarsi per l'anno hoferiano. Anni e anni di culto dell'eroismo tirolese "anno 1809" ci sono passati sopra con le più svariate e sempre efficaci strumentalizzazioni. Nel 1959 tutta la preparazione degli attentati dei primi anni '6o (quelli più autenticamente tirolesi, intendo) si è intrecciata con i festeggiamenti hoferiani. (...) L'epopea di un popolo che si solleva perché rivuole il suo " ancien régime" e il suo imperatore, anche quando costui lo ha già abbandonato, e che va sulle barricate per riavere le sue processioni e le sue gerarchie sociali, non ispira entusiasmi a chi oggi si trova a lottare contro un regime che ancora usa con tanto successo il cemento ecclesiastico, nostalgico, autoritario, gerarchico e reazionario.
(..)
D'altro canto esiste un episodio illuminante che testimonia della percezione deliberatamente selettiva dell'esempio hoferiano: l'unico gruppo partigiano sudtirolese, nel periodo nazista, si era denominato "Andreas-Hofer-Bund" ed operava prevalentemente in Val Passiria, ma è stato rimosso dalla memoria sudtirolese (..). Mentre per certi periodi storici è possibile contrapporre degli "eroi alternativi" a quelli ufficiali p. es. i pacifisti ai guerrieri, i dissidenti ai dittatori, le donne qualunque agli uomini di Stato, ecc. e quindi ritagliarsi uno spazio di contestazione e magari di anti-festeggiamenti, tutto ciò non funziona per il periodo della rivolta anti-francese e anti-bavarese dei tirolesi. Non si trovano facili identificazioni. Né si vorrebbe stare senza riserve dalla parte dell'oste passiriano che lottava in nome della restaurazione del buon tempo antico cattolico e imperiale contro il pericolo rivoluzionario e illuminista, ma bisogna pur riconoscere con rispetto e simpatia che si è trattato di una autentica sollevazione partigiana, di contadini in lotta per difendere la propria piccola patria contro gli usurpatori e oppressori, incuranti della ragion di Stato che li aveva già sacrificati. Tanto meno ci si può schierare dalla parte degli occupanti franco-bavaresi, anche se andrebbe apprezzata più di una delle loro riforme illuminate, soprattutto a confronto con la restaurazione metternichiana seguita al congresso di Vienna.
(…)
Fin dalla sconfitta dei contadini rivoluzionari di Gaismair, nel '500, c'è una infausta costante che attraversa la storia tirolese. Innovazioni, progressi, aperture, riforme non scaturiscono più dalla forza propria del popolo tirolese (che per lunghi secoli si lecca le ferite della sconfitta dei contadini rivoltosi), ma provengono ormai solo dall'esterno. L'illuminismo arriva sulle baionette dei battaglioni franco-bavaresi; il liberalismo viene imposto dal governo di Vienna, al quale il Tirolo si oppone (nella seconda meta dell'Ottocento) in un lungo e tenace "Kulturkampf"; le idee socialiste vengono ben presto identificate soprattutto nella parte meridionale del Tirolo come "walsch", "italiane", e così diventa più facile denunciarle e combatterle, imputando al "socialismo" oltretutto i peccati del dominio italiano nel Sudtirolo (del tutto a sproposito) e individuando nella sinistra una specie di cavallo di Troia della snazionalizzazione italiana. Grazie alla circostanza che le idee nuove vengono sempre da fuori, sarà agevole diffamarle e isolarle. Di converso diventerà dovere civico, quasi patriottico, dei tirolesi, assumere posizioni conservatrici quando non reazionarie. Una sola volta, nel tempo recente, un'idea nuova ed "esterna" ha trovato adesione nel Tirolo, nonostante l'opposizione di buona parte del clero: era il caso del nazismo, che non e stato smascherato e combattuto come "corpo estraneo", ma invece venne accolto dalla gran parte dei tirolesi come il più adeguato antidoto all'infezione socialista e repubblicana (nel Nordtirolo) e all'oppressione nazionalista italiana (nel Sudtirolo). Ci sarebbe quindi una cosa cui pensare utilmente nell'anno del "giubileo" (inventato ed enfatizzato per tutt'altri scopi): come promuovere la critica e il rinnovamento della società tirolese dall'interno, in maniera tale da non farsi respingere dagli anticorpi posti a vigilanza contro le infiltrazioni estranee, senza per questo perdere legami sufficientemente solidi con i movimenti e le correnti di rinnovamento nella più ampia Europa? Chi non scioglie questo dilemma, finirà sempre per bloccarsi alle soglie della coscienza tirolese (come l'illuminismo, il liberalismo, il socialismo, ecc.) o per essere isolato e tradito da qualsiasi Raffl del caso, una volta che l'accordo tra l'imperatore ed i francesi abbia tolto ogni respiro e prospettiva alla rivolta.

Link: Hofer: 200 anni fa la battaglia di Mori

 

postato da: GinoCerutti alle ore 18:41 | link | commenti (7)
categorie: cultura, arte, storia, politica europea, politica trentina, politica sudtirolese

venerdì, 10 luglio 2009

Cesare Battisti (Trento, 4 febbraio 1875 – Trento, 12 luglio 1916)

Cesare Battisti (Trento, 4 febbraio 1875 – Trento, 12 luglio 1916) è stato un geografo, politico e irredentista italiano. Nacque in Trentino quando questo era ancora parte dell'Impero Austro-Ungarico, da Cesare, commerciante, e dalla nobildonna Maria Teresa Fogolari.
da wikipedia.it


Dal Trentino di venerdì 10 luglio 2009, pag.10

LA RICORRENZA
Battisti e Matteotti, socialisti e simboli di libertà
di Nicola Zoller

Il 10 luglio 1916 Cesare Battisti veniva catturato dagli austriaci sul monte Corno, sopra Rovereto tra la Vallarsa e Trambileno, e due giorni dopo veniva messo a morte a Trento nel castello del Buon Consiglio. La ricorrenza del fatto vede tutti gli anni i socialisti roveretani e trentini partecipare all’incontro promosso dagli Alpini dell’Ana, salendo sul Corno “Battisti” la seconda domenica di luglio - quest’anno proprio il 12 luglio, giorno del patibolo - per ricordare con questo “pellegrinaggio alpestre” il sacrificio dell’irredentista democratico, che fu un pensatore e un dirigente socialista di livello europeo. Infatti Battisti è stata la figura più bella e rappresentativa del socialismo trentino, un socialismo che riuniva in sé gli ideali della socialdemocrazia mitteleuropea e quelli mazziniani, la lotta per l’autonomia dall’Austria e gli ideali risorgimentali. Allo scoppio della prima guerra mondiale Battisti sceglie l’interventismo.
 La sua non fu una scelta dettata da sentimenti nazionalistici: ma nella guerra vede la possibilità della caduta degli imperi centrali, che avrebbe permesso di costruire un nuovo assetto dell’Europa, dando vita ad un processo di profondo rinnovamento sociale ed economico. Per queste ragioni Cesare Battisti è stato definito “un irredentista non-nazionalista”, un “socialista internazionalista che nel 1914, dopo che altri aveva iniziato la guerra, si fece banditore dell’ultima guerra risorgimentale dell’Italia”. Prima di giungere a questa determinazione si era battuto per tutto un decennio per ottenere l’autonomia amministrativa del Trentino all’interno dell’impero. Ma invano. Da questa travagliata esperienza scaturiva la sua adesione all’entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria, che motiva con le ragioni di tanti altri”interventisti democratici” italiani. Come per Bissolati e Salvemini - e a differenza di quanti vagheggiavano una guerra di conquista - ripetiamo che il fine era quello di smembrare l’impero asburgico, liberando le nazionalità oppresse, per spegnere definitivamente in Europa un permanente focolaio di reazione e di guerra.
 Il suo sogno era quello di una federazione europea di libere nazioni, fondata su una risorta internazionale socialista fatta di partiti su base nazionale.
 Con l’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915, Battisti si arruolò nell’esercito italiano andando a combattere sul fronte del Trentino. La sua anima socialista lo portò a fraternizzare più con la truppa e con gli ufficiali di complemento che con gli ufficiali di carriera, che egli individuava come il punto debole dell’intera compagine militare. Egli vide nella guerra un fattore di coagulazione nazionale attraverso cui si sarebbe potuto, una volta terminata vittoriosamente, giungere ad una autentica coscienza nazionale.
 In questo spirito egli tenne varie conferenze ai soldati, sia di istruzione militare che di sostenimento morale; ma non bisogna pensare che al profugo trentino sfuggissero il vero volto della guerra e le sue inumane crudeltà, come emerge chiaramente dal suo epistolario. Il 10 luglio 1916 venne catturato sul monte Corno. Il 12 luglio, dopo un rapido processo, fu impiccato. Il 5 dicembre 1916 il leader socialista Filippo Turati lo commemorò alla Camera dei deputati con commosse parole. Lo definì “socialista di principi e di azione” fin dalla prima giovinezza, sottolineò”la coerenza della vita” e lo “splendore del carattere”, cose che lo rendevano “uno dei simboli più significativi di altissima umanità”. Turati rifiutò poi con fermezza ogni strumentalizzazione, che già si andava profilando, della sua figura da parte della destra politica e specialmente degli ambienti nazionalisti, sostenendo giustamente che in lui “non vi fu mai sentimento di odio tra le genti o animosità di stirpi, ma una fusione di senso della giustizia e della libertà”. A Turati fece eco Salvemini, il quale l’anno successivo scrisse che Battisti, con la sua cultura, con il suo disinteresse, con la sua inaudita capacità di lavoro e con i suoi precedenti, avrebbe compiuto nella nuova vita italiana una funzione benefica di prim’ordine, in cui nessuno avrebbe potuto sostituirlo. La sua morte era “per la parte sana e consapevole della democrazia italiana, una perdita funesta”.
 E cinquant’anni dopo, Alessandro Galante Garrone, introducendo gli “Scritti politici e sociali” di Cesare Battisti, commentò: “Tradizione risorgimentale e fede nel socialismo: con queste idee, che lo avevano accompagnato per tutta la vita e per cui aveva sempre lottato nelle condizioni più avverse, Battisti si avvia al supplizio, il 12 luglio 1916. Il significato vero di quella vita e di quella morte fu inteso appieno otto anni dopo, all’indomani dell’assassinio di Matteotti: quando a Firenze i nomi dei due martiri furono posti l’uno accanto all’altro, in una sfida coraggiosa al regime fascista... Un anno dopo, a Trento, nel primo anniversario della morte di Matteotti, un mazzo di fiori era gettato nella fossa del castello del Buon Consiglio, con un cartoncino che protestava contro gli oppressori”.
 L’attualità dei valori di Matteotti - che è per antonomasia il simbolo mite ed operoso del combattente per la libertà - richiama così inscindibilmente l’attualità dei valori di Battisti, presentita dal patriota triestino G. M. Germani, incarcerato dai fascisti: “Battisti e Matteotti io li vedevo così, uniti, simboli e sintesi di una Italia avvenire”.
postato da: Monaccia alle ore 11:01 | link | commenti (4)
categorie: cultura, storia, politica trentina

domenica, 28 giugno 2009

Le invasioni barbariche

Per chi se la fosse persa, l'incursione anarchica alla manifestazione "Sentiero di Pace". Direi che il video si commenta da solo. Se qualcuno fosse allo scuro della base militare di Mattarello, può cliccare qui.

CAMERA 1





CAMERA 2



Ed ancora, fatti fattacci e fattoni "anarchy style":

Professione Anarchico
Annichilimento totale della materia
Okkupato
Inciviltà allo stato brado


postato da: okcomputer alle ore 18:23 | link | commenti (21)
categorie: fatti e misfatti, video, notizie roveretane, politica trentina, politica roveretana

sabato, 27 giugno 2009

Storia locale

La legge provinciale n. 5 del 2006 (legge Salvaterra) prevede l’approvazione da parte della Giunta provinciale di un regolamento applicativo per l’attivazione di piani di studio provinciali.

I piani di studio provinciali
(…)
c) assicurano lo studio della storia locale e delle istituzioni autonomistiche, della cultura della montagna e dei suoi valori, con il coinvolgimento di esperti locali, la pratica di sport vicini alla montagna e l'effettuazione di periodi formativi a diretto contatto con la montagna.
Fonte: Ufficio stampa della P.A.T.

I piani di studio provinciali, se ho ben capito, sono ora in fase di costituzione.
Al di là della vaghezza del proposito (che mette insieme un po' di tutto) e del pericolo di strumentalizzazioni politiche (ad esempio con un'esaltazione acritica della trentinità), credo sia una buona occasione. Senza rubare troppe ore a un inquadramento generale della storia (a livello mondiale, continentale e nazionale), credo infatti che sia giusto trasmettere agli studenti delle conoscenze relative al territorio in cui vivono.
Se il nostro territorio è quello che è, è organizzato in un modo invece che in un altro, è per delle ragioni che vanno ricercate nella storia.
Studiosi e politici di tutto il mondo si interessano alla nostra Regione, vista come modello di convivenza tra etnie diverse; ma tra gli stessi trentini -soprattutto tra i giovani, anche tra quelli impegnati in politica- le conoscenze sono spesso superficiali. A volte i sudtirolesi di etnia tedesca sono dipinti come una stranezza folkloristica. Non si distingue  tra cittadinanza e nazionalità, non si capisce che si può avere una cittadinanza (ad esempio italiana) ed appartenere a un’altra nazionalità (ad esempio tedesca). Questo semplicismo è un prodotto del nazionalismo: gli Stati nazionali, a differenza dei precedenti imperi, si identificano in maniera rigida con una nazione.
Sarà difficile la tolleranza per gli extracomunitari se non c’è interesse per chi ci vive vicino da secoli…

Riporto qua sotto un estratto di un articolo relativo alla politica sudtirolese di Hitler e Mussolini, un caso in cui storia locale e storia mondiale si  sono intrecciate e in cui l'identificazione tra Stato e Nazione è stata portata alle estreme conseguenze (la pulizia etnica).

Le ferite della società sudtirolese
di Mauro Fattor
Il Trentino – 25 giugno 2009
In Alto Adige ricorre in questi giorni il settantesino anniversario delle Opzioni, il tragico accordo tra Hitler e Mussolini per il trasferimento in Germania dei sudtirolesi che volevano restare tedeschi e si trovarono quindi costretti a optare tra il Reich e l’Italia. L’accordo - che in nome dell’Asse sanciva il carattere definitivo e intangibile del confine del Brennero - era stato elaborato dal capo delle Ss Heinrich Himmler sin dalla primavera di quell’anno, e giunse al suo assetto definitivo il 23 giugno 1939 a Berlino. L’85% degli altoatesini optarono per la Germania, ma solo 75mila lasciarono effettivamente la provincia di Bolzano. Di questi, un terzo tornò in Alto Adige dopo la guerra. (…) I Dableiber (..) - cioè coloro che scelsero di non partire ma di restare in Alto Adige - vennero trattati come traditori, con conseguenze che si trascinarono per decenni anche nel Sudtirolo pacificato del Dopoguerra. Scriveva Himmler il 30 maggio del 1939: «La decisione del Führer in merito ai confini tra Italia e Germania è legittima. In questo modo si è deciso irrevocabilmente che il Sudtirolo, quale territorio abitato da un popolo tedesco, è abbandonato e non ha più alcun interesse per noi. Non si è con ciò detto che la Germania abbandoni i circa 200 mila sudtirolesi che vogliono essere tedeschi. Ciò ne consegue che per la stretta amicizia fra la Germania e l’Italia, dovrà essere intrapresa una storica e forse unica e grandiosa operazione. [..] La Germania procurerà da qualche parte sul suo territorio, per esempio all’Est, uno spazio per 200 mila persone da collocarsi in città e paesi. Questo territorio dovrà essere scelto possibilmente in una zona originariamente straniera e sarà liberato da tutti i suoi abitanti. In accordo con l’Italia, i 200 mila tedeschi del Sudtirolo venderanno i loro averi e beni e verranno trasferiti in questo nuovo territorio».
La soluzione che Himmler aveva in testa era chiara, e aveva a che fare con i programmi nazisti di invasione della Polonia, per la quale fu messa in piedi la cosiddetta «Operazione Fausthof», che altro non era appunto che la ricolonizzazione dei territori strappati alla Polonia con il rimpatrio entro i confini del Reich delle minoranze tedesche sparse per l’Europa. Nel calderone di questa lucida follia, c’erano anche i sudtirolesi. (…)

P.S.: per farsi un'idea di quanto la ferita sia  sentita in Alto Adige, segnalo un articolo di Alexander Langer in cui si ricostruiva una polemica che aveva visto protagonista Messner (se l'era presa con il continuo abuso del mito di "Heimat", della propria terra patria, che in bocca sudtirolese ufficiale ed ufficiosa viene fatto, "da parte di un popolo che come nessun altro, ha anche tradito la propria "Heimat", quando nel 1939 a stragrande maggioranza aveva optato per la Germania, disponendosi a lasciare la propria terra") e il fatto che il vicesindaco di Bolzano Oswald Ellecosta (SVP, in coalizione con in centrosinistra) si è rifiutato di festeggiare la Festa della Liberazione, perché ricorda il ritorno del Sudtirolo nello Stato italiano.
postato da: GinoCerutti alle ore 16:52 | link | commenti
categorie: cultura, storia, politica italiana, politica europea, politica trentina, politica sudtirolese

mercoledì, 27 maggio 2009

Il centrosinistra in Italia e in Trentino

Riporto una lettera di Nicola Zoller e la risposta di Franco de Battaglia.
Preciso, rispetto all’intervento di de Battaglia, che la seconda volta i voti a Prodi non sono mancati tanto a sinistra, quanto al centro. E, onestamente, non va dimenticato che il centrosinistra dellaiano detiene saldamente il potere anche per la capacità di gestirlo con cinismo, a volte in modo discutibile.
È comunque interessante l’analisi della particolarità storica rappresentata dal Trentino, dove la Repubblica –nel referendum del 1946 contro la monarchia- ottenne il massimo dei consensi (85% contro il 54,3% nazionale) e la Democrazia Cristiana, due anni dopo, ottenne il 71,9% (contro il 48% nazionale). Insomma: un centro di ispirazione cattolica, moderatamente aperto a sinistra, è da sempre “nelle corde” dei trentini; Dellai lo sa e si muove conseguentemente.

P.S.: mi sfugge "Il sindaco Andreatta viene dal socialismo" (?)

da Il Trentino del 15/05/2009 pag. 12

Il presidente Dellai - sul giornale “Trentino” del 7 maggio 2009 - vede e prevede giusto: per “ricostruire un’entità politica progressista” vincente sul centro-destra bisogna abbandonare la “scorciatoia del bipartitismo”, puntando piuttosto sulla “cultura della coalizione” di centro-sinistra, costituita da più forze espressione di sensibilità plurali.
 Insomma è stato un errore creare a livello nazionale un Partito Democratico “onnivoro” di tutte le altre forze del centro-sinistra (guarda a caso Di Pietro escluso, che infatti è tutt’altro che di centrosinistra!).
E se Dellai dichiara che è stato “grave” sciogliere la Margherita in Italia (mentre lui ne ha rielaborato l’esperienza creando l’”Unione per il Trentino - Upt”) noi possiamo ribadire che è stato masochistico cancellare col discorso del “voto utile” i Socialisti e tutte le altre forze della Sinistra democratica e ambientalista.
Allora se è logico che Dellai voglia costruire in Trentino una forza formata da “popolari e autonomisti” (..) così appare doveroso che la parte europeisticamente “socialdemocratica” del centro-sinistra - quella cioè più legata al mondo del lavoro, al mondo dei bisogni oltre che dei meriti, ai valori dello stato laico - costruisca una federazione tra Democratici, Socialisti, Sinistra democratica e ambientalista per consolidare in Trentino e riaprire in Italia la possibilità che la “coalizione” di centro-sinistra possa tornare vincente sul “berlusconismo, leghismo e populismo” di questi anni.
Nicola Zoller -  consigliere nazionale del Partito Socialista

Risposta di Franco de Battaglia
Gli inviati dei grandi giornali nazionali che numerosi sono saliti a Trento per analizzare il voto delle elezioni comunali, così fortemente orientato al centrosinistra dopo quello, altrettanto plebiscitario, alle provinciali di novembre, si sono trovati d’accordo nel rimarcare che la “formula” trentina non è al momento esportabile. Asterix-Dellai, per usare l’immagine dell’inviato del “Messaggero” ha vinto le pesanti legioni del centrodestra, ma il “mix” della sua “pozione magica” non si adatta a tutti i gusti. C’è gran parte di vero in tutto questo. La “pozione” trentina ha una formula nuova, un “barman” (Dellai) molto abile, ma gli ingredienti vengono da lontano e non sono per nulla scontati. Si pensi, ad esempio, come nelle valli (ma anche in città, con la Cassa rurale di Trento che è diventata la banca di riferimento urbana) la rete cooperativa abbia sostituito nella tenuta sociale le parrocchie. Nel Veneto, cadute le parrocchie, sono cresciute le erbacce, nel Trentino un tessuto di partecipazione è rimasto vivo. Nel Trentino, poi, già da anni la Cooperazione non ha etichette, non si divide fra bianca e rossa, ma anche questa fortunata ricomposizione (..) viene da lontano, dal Mcl [Movimento Cristiano dei Lavoratori] di Giuseppe Morelli, dalle Acli di Livio Labor [dopo essere presidente delle ACLI fu deputato per il Partito Socialista Italiano], e prima ancora dalla Flm, il sindacato unitario dei metalmeccanici promosso, negli anni Sessanta, da quel cattolico di sinistra - ma non certo cattocomunista - che era Giuseppe Mattei. La collaborazione fra Mattei e Sandro Schmid non può forse vedersi come un seme dell’attuale PD? Tutto questo, tenuto conto che nel Trentino il Pci ha avuto sempre una matrice popolare ma anche liberale (..). Tutto si può quindi dire del Pd nel Trentino, ma non certo che sia i DS incipriati di bianco. Del resto anche la componente di origine socialista è forte. Il sindaco Andreatta viene dal socialismo, i numerosi eletti provenienti da “Costruire comunità” trovano un riferimento nell’esempio di Walter Micheli. E’ difficile trovare una situazione simile nel resto del paese ed occorrerà tempo ed energia per esportarla. Ma la strada è questa. Il PD trentino deve tenerne conto. Il PD da solo, peraltro, - Dellai l’ha capito benissimo - non può vincere. A livello nazionale ha forse “dovuto” correre da solo, perché i partiti di sinistra si sono suicidati provocando per ben due volte la caduta del governo Prodi. E però - è vero -i movimenti della sinistra vanno recuperati, soprattutto in questa fase di rimescolamento aperto dalla crisi finanziaria occidentale e dalle pulsioni autodistruttive che il capitalismo continua a manifestare. Un esercito, per affrontare vittoriosamente le sue battaglie, deve aver un forte centro, ma poi deve manovrare con un’ala destra e un’ala sinistra. Dellai ha dato un’ala destra al Partito Democratico, a sinistra i giochi sono tutti aperti. Una rappresentanza ci vuole, ma è difficile che possa ancora essere, almeno in parte “socialdemocratica”. Come ha scritto recentemente sul “Corriere” Michele Salvati (7 maggio) la stagione neolaburista sembra conclusa. E’ stata “domata” dal capitalismo e la crisi le ha dato una sorta di colpo di grazia. “Non c’è spazio - ha scritto Slavati - per una socialdemocrazia in una società populista e mediatica. Quella grande stagione della sinistra non è destinata a ritornare. Troppo è cambiato nell’economia, nella società nella situazione internazionale rispetto al momento storico che ne consentì il trionfo. Ma le domande di giustizia sociale che essa ha imposto (..) restano nell’agenda e si combineranno in modi per ora imprevedibili con le domande di efficienza economica e di libertà individuale cui una società decente deve sapere rispondere”.
La partita, quindi, è tutt’altro che finita, ma la “pozione magica” deve essere ancora rimescolata. Il bipartitismo, con la sua rigida - e un po’ ipocrita - spaccatura non è in grado di farlo.
postato da: GinoCerutti alle ore 23:32 | link | commenti
categorie: politica italiana, politica trentina

sabato, 09 maggio 2009

Hofer: 200 anni fa la battaglia di Mori

di Marco Ischia 
l'Adige - 24/04/2009

 

Tra le tante ricorrenze di questo anno "hoferiano", vale la pena sicuramente spendere alcune parole per ricordare uno fra i fatti d'arme più cruenti dell'insurrezione guidata dal «generale barbone» Andreas Hofer, che accadde proprio in Vallagarina. Duecento anni fa, e precisamente il 24 aprile 1809, le contrade di Mori furono teatro di violenti scontri tra gli insorti tirolesi e le truppe francesi che provocarono anche otto vittime tra le strade di Mori: una donna del paese, colpita da un proiettile, due insorti caduti negli scontri, tre giustiziati dai francesi i quali passarono per le armi altri due cittadini ritenuti sospetti ribelli. Al termine di quella giornata di fuoco nella Vallagarina, i francesi subirono un migliaio di morti, mentre settecento furono le perdite degli austriaci e dei tirolesi. Si era nel pieno dell'insurrezione popolare guidata da Andreas Hofer, le truppe bavaresi si erano già ritirate dal Tirolo tedesco, cacciate dagli Schützen, mentre una colonna di truppe francesi che aveva raggiunto il Trentino per soccorrere l'esercito bavarese, aveva dovuto abbandonare Trento nella quale era entrato vittorioso l'oste della Passiria, a capo di circa 20.000 uomini tra insorti e un ridotto corpo dell'esercito regolare austriaco. Gli scontri tra i tirolesi e le truppe francesi, queste ultime in forza di circa 10.000 uomini, iniziarono già il 23 aprile. Al mattino del 24, gli insorti delle valli di Non e di Sole calarono nel Basso Sarca e al suono delle campane a martello insorsero anche gli abitanti di Riva e di Arco, che cacciarono dalla valle i francesi e mossero verso la Vallagarina; nel corso della giornata giunse lo stesso Andreas Hofer con 600 uomini a dare man forte ai sollevati, come riportato dalle cronache dell'epoca. Fu in questo modo che i tirolesi entrarono a Mori, sfondando la porta della chiesa parrocchiale e suonando le campane per chiamare all'insurrezione la popolazione. Il centro della Vallagarina rappresentava un punto strategico per le forze francesi: la perdita avrebbe comportato il passaggio dell'Adige da parte dei tirolesi e compromesso irrimediabilmente la ritirata del grosso dell'esercito francese, impegnato negli scontri in corso a nord di Rovereto. Il generale Fontanelli, a capo di un corpo di truppe franco-italiane, entrò furiosamente nel paese con la cavalleria e il parroco don Emanuele Sardagna, con grande coraggio, corse incontro all'ufficiale, supplicandolo di risparmiare la borgata e i suoi parrocchiani che non stavano prendendo parte alla sollevazione. Il paese tuttavia visse una terribile giornata di violenza; il libro dei morti della Parrocchia ne riporta i dettagli e i loro nomi che qui vogliamo ricordare: Margherita Schelfi, di 40 anni, fu colpita alla testa da una palla di fucile mentre osservava dalla finestra lo scontro tra i sollevati e le truppe francesi. Un giovane della val di Non, rimasto anonimo ed Antonio Manini di Terzolas, di 19 anni, uno dei sollevati della val di Sole, caddero durante gli scontri a fuoco, mentre Francesco Rigatti e Giovanni Meneghelli, di Riva, e Giovanni Amistadi della Moletta di Arco, tutti contadini, rispettivamente di 47, 20 e 27 anni, furono catturati e fucilati dai francesi in piazza Cal di ponte. Analoga sorte toccò ad Antonio Sirtolo e Antonio Polo, il primo bergamasco e il secondo originario della Carnia, entrambi di circa 30 anni e residenti in Mori per lavoro, che i francesi, sospettandoli ribelli, passarono frettolosamente per le armi direttamente nelle loro abitazioni. Il 25 aprile i soldati di Napoleone si ritirarono dalla sponda di destra dell'Adige, fecero saltare il ponte sul fiume e si ricongiunsero con il resto della loro armata, proveniente da Rovereto, per ripiegare verso Verona; furono momenti concitati, con gli ufficiali francesi che diedero ordine ai roveretani di non comparire nelle strade e in pubblico, pena la fucilazione. Il 26 aprile gli imperiali e gli insorti, circa 18.000 uomini rispettivamente alla guida del generale Chasteler e di Andreas Hofer, entrarono trionfalmente in Rovereto. L'intera regione era ritornata libera, ma la felicità dei tirolesi era destinata ad essere di breve durata. 

postato da: GinoCerutti alle ore 10:17 | link | commenti (1)
categorie: cultura, storia, politica trentina, politica sudtirolese


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