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venerdì, 06 novembre 2009

Premio Ambiente Euregio 2009 - Atto Secondo

In risposta alla competion sullo sviluppo sostenibile Premio Ambiente Euregio 2009 lanciata dall'APPA del trentino e dall'Euregio (Trentino, Alto-Adige, Tirolo), e al post dell'occhio di qualche tempo fa , nelle scora settimane un gruppo di lavoro legato all'occhio ha elaborato una proposta di progetto, prendendo come "laboratorio sperimentale" delle soluzioni di risparmio energetico individuate lo studentato universitario San Bartolomeo di Trento.



Per chi fosse interessato ad approfondire, è possibile trovare maggiori dettagli sul progetto qui sotto:

(click con pulsante sinistro, il salva con nome del pulsante destro non so perchè non funziona)



Delitto perfetto al San Bartolomeo



Allegato Tecnico A


Allegato Memoranda B



Crueza, Fontesinho Deformatio Roazzo von Shattenberg e Pequena

lunedì, 05 ottobre 2009

Premio Ambiente Euregio Tirol-Alto-Adige-Trentino

Ha preso il via la prima edizione del Premio Ambiente Euregio Tirol-Alto Adige-Trentino 2009, quest’anno organizzato in ambito interregionale, sul piano dell’Euregio Tirol-Alto Adige-Trentino.

Il Premio Ambiente Euregio è un progetto comune dell’Abteilung Umweltschutz/Tirol, dell’Agenzia provinciale per l’ambiente/Alto Adige, dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente/Trentino e la Transkom Sas di Bolzano, con la collaborazione di Ambiente Trentino, il portale del Trentino sostenibile.

Il concorso è la continuazione ideale del Premio Ambiente Trentino Alto Adige (nella cui ultima edizione sono stati presentati ben ottanta progetti), nato cinque anni fa: da quest’anno il Premio si allarga e supera i confini nazionali per coinvolgere anche il Tirolo austriaco.

L’obiettivo del concorso è il rafforzamento della convinzione che la sfida della sostenibilità ambientale può essere vinta solo se a fianco delle tante iniziative locali si lavora su dimensioni più grandi e di area. Oggi i temi dello sviluppo sostenibile — dalla mobilità alle energie pulite, dalla tutela del suolo e dell’acqua all’equilibrio tra turismo e identità locale — sono temi che non conoscono confini e che richiedono l’impegno di tutte le organizzazioni sovranazionali.

Il premio verrà assegnato alla migliore iniziativa in materia ambientale svolta nella zona dell’Euregio nel periodo 2008-2009, con lo scopo di dare rilevanza e visibilità a quei progetti o a quelle idee che esprimano in maniera convinta un impegno attivo e concreto in campo ambientale, sia in ambito provinciale (con una nomination dei migliori progetti della provincia di Trento) che in ambito sovraregionale (con l’assegnazione vera e propria del premio). Al concorso possono partecipare privati e persone giuridiche residenti o con sede legale nella regione Trentino Alto Adige o in Tirolo. Il premio si rivolge quindi alle imprese (private, individuali, cooperative, consorzi, organizzazioni non profit) di produzione di beni e servizi, agli enti locali, alle scuole, alle associazioni e ai singoli cittadini.

Il bando di concorso scade il 6 novembre 2009.

Bando

postato da: CruezaDeMa alle ore 16:58 | link | commenti
categorie: ambiente, energia, iniziative, politica trentina, politica sudtirolese, politica roveretana

lunedì, 14 settembre 2009

Langer, Hofer e Goya

Quest’anno è il 200° dalla rivolta di Andreas Hofer contro l’invasione franco-bavarese.
L’espansionismo napoleonico stava sconvolgendo l’Europa.
Francisco Goya non poteva di certo essere considerato un "reazionario" (si pensi a
Il sonno della ragione genera mostri) ma ritrasse un episodio della violenta repressione napoleonica contro la Resistenza spagnola.


Francisco Goya, Il 3 maggio,1808
olio su tela
Museo del Prado, Madrid


In occasione delle celebrazioni di 25 anni fa Alexander Langer riscopriva l’attualità di quegli avvenimenti, senza confondersi con chi –c'è anche nel ricordo di questi giorni- occupa lo spazio che dovrebbe essere delle analisi storiche con scontri tra opposte tifoserie.

 

Andreas Hofer, l'imperatore, i francesi e noi
Alexander Langer
1.3.1984, Da "Letture Trentine"

Non c'è dubbio che per i tirolesi alternativi o di sinistra sia un po' difficile scaldarsi per l'anno hoferiano. Anni e anni di culto dell'eroismo tirolese "anno 1809" ci sono passati sopra con le più svariate e sempre efficaci strumentalizzazioni. Nel 1959 tutta la preparazione degli attentati dei primi anni '6o (quelli più autenticamente tirolesi, intendo) si è intrecciata con i festeggiamenti hoferiani. (...) L'epopea di un popolo che si solleva perché rivuole il suo " ancien régime" e il suo imperatore, anche quando costui lo ha già abbandonato, e che va sulle barricate per riavere le sue processioni e le sue gerarchie sociali, non ispira entusiasmi a chi oggi si trova a lottare contro un regime che ancora usa con tanto successo il cemento ecclesiastico, nostalgico, autoritario, gerarchico e reazionario.
(..)
D'altro canto esiste un episodio illuminante che testimonia della percezione deliberatamente selettiva dell'esempio hoferiano: l'unico gruppo partigiano sudtirolese, nel periodo nazista, si era denominato "Andreas-Hofer-Bund" ed operava prevalentemente in Val Passiria, ma è stato rimosso dalla memoria sudtirolese (..). Mentre per certi periodi storici è possibile contrapporre degli "eroi alternativi" a quelli ufficiali p. es. i pacifisti ai guerrieri, i dissidenti ai dittatori, le donne qualunque agli uomini di Stato, ecc. e quindi ritagliarsi uno spazio di contestazione e magari di anti-festeggiamenti, tutto ciò non funziona per il periodo della rivolta anti-francese e anti-bavarese dei tirolesi. Non si trovano facili identificazioni. Né si vorrebbe stare senza riserve dalla parte dell'oste passiriano che lottava in nome della restaurazione del buon tempo antico cattolico e imperiale contro il pericolo rivoluzionario e illuminista, ma bisogna pur riconoscere con rispetto e simpatia che si è trattato di una autentica sollevazione partigiana, di contadini in lotta per difendere la propria piccola patria contro gli usurpatori e oppressori, incuranti della ragion di Stato che li aveva già sacrificati. Tanto meno ci si può schierare dalla parte degli occupanti franco-bavaresi, anche se andrebbe apprezzata più di una delle loro riforme illuminate, soprattutto a confronto con la restaurazione metternichiana seguita al congresso di Vienna.
(…)
Fin dalla sconfitta dei contadini rivoluzionari di Gaismair, nel '500, c'è una infausta costante che attraversa la storia tirolese. Innovazioni, progressi, aperture, riforme non scaturiscono più dalla forza propria del popolo tirolese (che per lunghi secoli si lecca le ferite della sconfitta dei contadini rivoltosi), ma provengono ormai solo dall'esterno. L'illuminismo arriva sulle baionette dei battaglioni franco-bavaresi; il liberalismo viene imposto dal governo di Vienna, al quale il Tirolo si oppone (nella seconda meta dell'Ottocento) in un lungo e tenace "Kulturkampf"; le idee socialiste vengono ben presto identificate soprattutto nella parte meridionale del Tirolo come "walsch", "italiane", e così diventa più facile denunciarle e combatterle, imputando al "socialismo" oltretutto i peccati del dominio italiano nel Sudtirolo (del tutto a sproposito) e individuando nella sinistra una specie di cavallo di Troia della snazionalizzazione italiana. Grazie alla circostanza che le idee nuove vengono sempre da fuori, sarà agevole diffamarle e isolarle. Di converso diventerà dovere civico, quasi patriottico, dei tirolesi, assumere posizioni conservatrici quando non reazionarie. Una sola volta, nel tempo recente, un'idea nuova ed "esterna" ha trovato adesione nel Tirolo, nonostante l'opposizione di buona parte del clero: era il caso del nazismo, che non e stato smascherato e combattuto come "corpo estraneo", ma invece venne accolto dalla gran parte dei tirolesi come il più adeguato antidoto all'infezione socialista e repubblicana (nel Nordtirolo) e all'oppressione nazionalista italiana (nel Sudtirolo). Ci sarebbe quindi una cosa cui pensare utilmente nell'anno del "giubileo" (inventato ed enfatizzato per tutt'altri scopi): come promuovere la critica e il rinnovamento della società tirolese dall'interno, in maniera tale da non farsi respingere dagli anticorpi posti a vigilanza contro le infiltrazioni estranee, senza per questo perdere legami sufficientemente solidi con i movimenti e le correnti di rinnovamento nella più ampia Europa? Chi non scioglie questo dilemma, finirà sempre per bloccarsi alle soglie della coscienza tirolese (come l'illuminismo, il liberalismo, il socialismo, ecc.) o per essere isolato e tradito da qualsiasi Raffl del caso, una volta che l'accordo tra l'imperatore ed i francesi abbia tolto ogni respiro e prospettiva alla rivolta.

Link: Hofer: 200 anni fa la battaglia di Mori

 

postato da: GinoCerutti alle ore 18:41 | link | commenti (7)
categorie: cultura, arte, storia, politica europea, politica trentina, politica sudtirolese

sabato, 27 giugno 2009

Storia locale

La legge provinciale n. 5 del 2006 (legge Salvaterra) prevede l’approvazione da parte della Giunta provinciale di un regolamento applicativo per l’attivazione di piani di studio provinciali.

I piani di studio provinciali
(…)
c) assicurano lo studio della storia locale e delle istituzioni autonomistiche, della cultura della montagna e dei suoi valori, con il coinvolgimento di esperti locali, la pratica di sport vicini alla montagna e l'effettuazione di periodi formativi a diretto contatto con la montagna.
Fonte: Ufficio stampa della P.A.T.

I piani di studio provinciali, se ho ben capito, sono ora in fase di costituzione.
Al di là della vaghezza del proposito (che mette insieme un po' di tutto) e del pericolo di strumentalizzazioni politiche (ad esempio con un'esaltazione acritica della trentinità), credo sia una buona occasione. Senza rubare troppe ore a un inquadramento generale della storia (a livello mondiale, continentale e nazionale), credo infatti che sia giusto trasmettere agli studenti delle conoscenze relative al territorio in cui vivono.
Se il nostro territorio è quello che è, è organizzato in un modo invece che in un altro, è per delle ragioni che vanno ricercate nella storia.
Studiosi e politici di tutto il mondo si interessano alla nostra Regione, vista come modello di convivenza tra etnie diverse; ma tra gli stessi trentini -soprattutto tra i giovani, anche tra quelli impegnati in politica- le conoscenze sono spesso superficiali. A volte i sudtirolesi di etnia tedesca sono dipinti come una stranezza folkloristica. Non si distingue  tra cittadinanza e nazionalità, non si capisce che si può avere una cittadinanza (ad esempio italiana) ed appartenere a un’altra nazionalità (ad esempio tedesca). Questo semplicismo è un prodotto del nazionalismo: gli Stati nazionali, a differenza dei precedenti imperi, si identificano in maniera rigida con una nazione.
Sarà difficile la tolleranza per gli extracomunitari se non c’è interesse per chi ci vive vicino da secoli…

Riporto qua sotto un estratto di un articolo relativo alla politica sudtirolese di Hitler e Mussolini, un caso in cui storia locale e storia mondiale si  sono intrecciate e in cui l'identificazione tra Stato e Nazione è stata portata alle estreme conseguenze (la pulizia etnica).

Le ferite della società sudtirolese
di Mauro Fattor
Il Trentino – 25 giugno 2009
In Alto Adige ricorre in questi giorni il settantesino anniversario delle Opzioni, il tragico accordo tra Hitler e Mussolini per il trasferimento in Germania dei sudtirolesi che volevano restare tedeschi e si trovarono quindi costretti a optare tra il Reich e l’Italia. L’accordo - che in nome dell’Asse sanciva il carattere definitivo e intangibile del confine del Brennero - era stato elaborato dal capo delle Ss Heinrich Himmler sin dalla primavera di quell’anno, e giunse al suo assetto definitivo il 23 giugno 1939 a Berlino. L’85% degli altoatesini optarono per la Germania, ma solo 75mila lasciarono effettivamente la provincia di Bolzano. Di questi, un terzo tornò in Alto Adige dopo la guerra. (…) I Dableiber (..) - cioè coloro che scelsero di non partire ma di restare in Alto Adige - vennero trattati come traditori, con conseguenze che si trascinarono per decenni anche nel Sudtirolo pacificato del Dopoguerra. Scriveva Himmler il 30 maggio del 1939: «La decisione del Führer in merito ai confini tra Italia e Germania è legittima. In questo modo si è deciso irrevocabilmente che il Sudtirolo, quale territorio abitato da un popolo tedesco, è abbandonato e non ha più alcun interesse per noi. Non si è con ciò detto che la Germania abbandoni i circa 200 mila sudtirolesi che vogliono essere tedeschi. Ciò ne consegue che per la stretta amicizia fra la Germania e l’Italia, dovrà essere intrapresa una storica e forse unica e grandiosa operazione. [..] La Germania procurerà da qualche parte sul suo territorio, per esempio all’Est, uno spazio per 200 mila persone da collocarsi in città e paesi. Questo territorio dovrà essere scelto possibilmente in una zona originariamente straniera e sarà liberato da tutti i suoi abitanti. In accordo con l’Italia, i 200 mila tedeschi del Sudtirolo venderanno i loro averi e beni e verranno trasferiti in questo nuovo territorio».
La soluzione che Himmler aveva in testa era chiara, e aveva a che fare con i programmi nazisti di invasione della Polonia, per la quale fu messa in piedi la cosiddetta «Operazione Fausthof», che altro non era appunto che la ricolonizzazione dei territori strappati alla Polonia con il rimpatrio entro i confini del Reich delle minoranze tedesche sparse per l’Europa. Nel calderone di questa lucida follia, c’erano anche i sudtirolesi. (…)

P.S.: per farsi un'idea di quanto la ferita sia  sentita in Alto Adige, segnalo un articolo di Alexander Langer in cui si ricostruiva una polemica che aveva visto protagonista Messner (se l'era presa con il continuo abuso del mito di "Heimat", della propria terra patria, che in bocca sudtirolese ufficiale ed ufficiosa viene fatto, "da parte di un popolo che come nessun altro, ha anche tradito la propria "Heimat", quando nel 1939 a stragrande maggioranza aveva optato per la Germania, disponendosi a lasciare la propria terra") e il fatto che il vicesindaco di Bolzano Oswald Ellecosta (SVP, in coalizione con in centrosinistra) si è rifiutato di festeggiare la Festa della Liberazione, perché ricorda il ritorno del Sudtirolo nello Stato italiano.
postato da: GinoCerutti alle ore 16:52 | link | commenti
categorie: cultura, storia, politica italiana, politica europea, politica trentina, politica sudtirolese

sabato, 09 maggio 2009

Hofer: 200 anni fa la battaglia di Mori

di Marco Ischia 
l'Adige - 24/04/2009

 

Tra le tante ricorrenze di questo anno "hoferiano", vale la pena sicuramente spendere alcune parole per ricordare uno fra i fatti d'arme più cruenti dell'insurrezione guidata dal «generale barbone» Andreas Hofer, che accadde proprio in Vallagarina. Duecento anni fa, e precisamente il 24 aprile 1809, le contrade di Mori furono teatro di violenti scontri tra gli insorti tirolesi e le truppe francesi che provocarono anche otto vittime tra le strade di Mori: una donna del paese, colpita da un proiettile, due insorti caduti negli scontri, tre giustiziati dai francesi i quali passarono per le armi altri due cittadini ritenuti sospetti ribelli. Al termine di quella giornata di fuoco nella Vallagarina, i francesi subirono un migliaio di morti, mentre settecento furono le perdite degli austriaci e dei tirolesi. Si era nel pieno dell'insurrezione popolare guidata da Andreas Hofer, le truppe bavaresi si erano già ritirate dal Tirolo tedesco, cacciate dagli Schützen, mentre una colonna di truppe francesi che aveva raggiunto il Trentino per soccorrere l'esercito bavarese, aveva dovuto abbandonare Trento nella quale era entrato vittorioso l'oste della Passiria, a capo di circa 20.000 uomini tra insorti e un ridotto corpo dell'esercito regolare austriaco. Gli scontri tra i tirolesi e le truppe francesi, queste ultime in forza di circa 10.000 uomini, iniziarono già il 23 aprile. Al mattino del 24, gli insorti delle valli di Non e di Sole calarono nel Basso Sarca e al suono delle campane a martello insorsero anche gli abitanti di Riva e di Arco, che cacciarono dalla valle i francesi e mossero verso la Vallagarina; nel corso della giornata giunse lo stesso Andreas Hofer con 600 uomini a dare man forte ai sollevati, come riportato dalle cronache dell'epoca. Fu in questo modo che i tirolesi entrarono a Mori, sfondando la porta della chiesa parrocchiale e suonando le campane per chiamare all'insurrezione la popolazione. Il centro della Vallagarina rappresentava un punto strategico per le forze francesi: la perdita avrebbe comportato il passaggio dell'Adige da parte dei tirolesi e compromesso irrimediabilmente la ritirata del grosso dell'esercito francese, impegnato negli scontri in corso a nord di Rovereto. Il generale Fontanelli, a capo di un corpo di truppe franco-italiane, entrò furiosamente nel paese con la cavalleria e il parroco don Emanuele Sardagna, con grande coraggio, corse incontro all'ufficiale, supplicandolo di risparmiare la borgata e i suoi parrocchiani che non stavano prendendo parte alla sollevazione. Il paese tuttavia visse una terribile giornata di violenza; il libro dei morti della Parrocchia ne riporta i dettagli e i loro nomi che qui vogliamo ricordare: Margherita Schelfi, di 40 anni, fu colpita alla testa da una palla di fucile mentre osservava dalla finestra lo scontro tra i sollevati e le truppe francesi. Un giovane della val di Non, rimasto anonimo ed Antonio Manini di Terzolas, di 19 anni, uno dei sollevati della val di Sole, caddero durante gli scontri a fuoco, mentre Francesco Rigatti e Giovanni Meneghelli, di Riva, e Giovanni Amistadi della Moletta di Arco, tutti contadini, rispettivamente di 47, 20 e 27 anni, furono catturati e fucilati dai francesi in piazza Cal di ponte. Analoga sorte toccò ad Antonio Sirtolo e Antonio Polo, il primo bergamasco e il secondo originario della Carnia, entrambi di circa 30 anni e residenti in Mori per lavoro, che i francesi, sospettandoli ribelli, passarono frettolosamente per le armi direttamente nelle loro abitazioni. Il 25 aprile i soldati di Napoleone si ritirarono dalla sponda di destra dell'Adige, fecero saltare il ponte sul fiume e si ricongiunsero con il resto della loro armata, proveniente da Rovereto, per ripiegare verso Verona; furono momenti concitati, con gli ufficiali francesi che diedero ordine ai roveretani di non comparire nelle strade e in pubblico, pena la fucilazione. Il 26 aprile gli imperiali e gli insorti, circa 18.000 uomini rispettivamente alla guida del generale Chasteler e di Andreas Hofer, entrarono trionfalmente in Rovereto. L'intera regione era ritornata libera, ma la felicità dei tirolesi era destinata ad essere di breve durata. 

postato da: GinoCerutti alle ore 10:17 | link | commenti (1)
categorie: cultura, storia, politica trentina, politica sudtirolese

giovedì, 11 dicembre 2008

Messner parla di Langer

postato da: GinoCerutti alle ore 23:15 | link | commenti
categorie: video, politica sudtirolese

domenica, 08 giugno 2008

In viaggio con Alex

Venerdì 13 giugno 2008, ore 17.30
In viaggio con Alex
La vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995)

Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Rovereto



Storia e storie.
Rassegna a cura dell’Accademia roveretana degli Agiati, Museo storico italiano della guerra, Museo storico del Trentino.
Presentazione del libro di Fabio Levi (Feltrinelli, Milano 2007). Discute con l’autore Florian Kronbichler.

www.crushsite.it/arte/storico.html

Post su Alexander Langer
postato da: GinoCerutti alle ore 11:40 | link | commenti (3)
categorie: cultura, libri, politica italiana, conferenze, politica sudtirolese

domenica, 09 settembre 2007

Alexander Langer



A giugno a Bolzano è iniziato un dibattito, non ancora concluso, sulla possibilità di intitolare una via ad Alexander Langer. Questa idea è stata criticata: da alcuni sostenendo che non può essere proposto come esempio un suicida (ma  Karl Golser, docente di Teologia all’Università di Bolzano, ha, da un punto di vista cattolico, confutato questa argomentazione), da altri sostenendo che la politica di Langer sarebbe stata dannosa per il Sudtirolo. Sul suo blog Piergiorgio Cattani ha invitato Trento e Rovereto a mettere in pratica l’idea dell’intitolazione.

Langer, nato a Vipiteno nel 1946, ha fatto parte prima di gruppi cattolici impegnati a rendere vivo il cristianesimo nella loro realtà concreta (ha frequentato don Milani a Barbiana), poi della sinistra contestataria, e, infine, dei movimenti ecopacifisti che hanno dato vita ai Verdi. Ha sempre preferito i gruppi interetnici, visti come esempio, concreto e dal basso, di collaborazione nella diversità (cosa particolarmente significativa in Alto Adige).

E’ stato consigliere provinciale a Bolzano ed eurodeputato.

Come pochi altri, ha cercato un senso vero ed attuale per parole come “conservazione” e “progresso”, “identità” e “tolleranza”. Ciò l’ha portato spesso su posizioni lontane dai luoghi comuni, anche da quelli delle sinistre.

Il distacco dalla Chiesa non ha posto termine alla sua voglia di dialogo con i cattolici e all’interesse per il sacro.

Pur essendo favorevole ad una legalizzazione dell'aborto (ma contro una sua banalizzazione) e a una libertà regolamentata di fecondazione assistita, insieme ad altri ambientalisti si è espresso contro la

manipolazione genetica degli embrioni, sostenendo, almeno per alcuni aspetti, un documento del Vaticano e invitando ad estendere agli animali tale contrarietà.

Si è impegnato, inascoltato, per affermare la convivenza interetnica anche in Yugoslavia. Durante la guerra richiese bombardamenti sugli assedianti Sarajevo, arrivando a polemizzare con altri pacifisti.

E’ morto nel 1995.

Vita e idee di Langer sono presentate in “In viaggio con Alex”, di Fabio Levi, pubblicato da Feltrinelli
Testi di Langer sono contenuti in “Il viaggiator leggero”, Sellerio ed. (una specie di “antologia”)


Link:
Fondazione "Alexander Langer"

Il dibattito bolzanino

La proposta di Cattani
“Quanto sono verdi i conservatori, quanto sono conservatori i verdi”
“Cara Rossanda, e se Ratzinger avesse qualche ragione?”
“Perché tanto scandalo a sinistra? E' vero, il verde non passa per la cruna dell'ago rosso”
postato da: GinoCerutti alle ore 23:53 | link | commenti (9)
categorie: politica italiana, fatti e misfatti, bioetica, politica mondiale, politica sudtirolese

giovedì, 21 giugno 2007

Südtirol Italia

 

 

 

Mercoledì 13 giugno a Rovereto è stato presentato “Südtirol Italia” (pubblicato nell’autunno del 2006) di Riccardo Dello Sbarba, esponente dei Verdi e presidente del consiglio provinciale di Bolzano. L’autore, presente all'appuntamento, è originario di Volterra e si è trasferito a Bolzano nel 1988, dove ha lavorato come giornalista della carta stampata.

Il libro è strutturato in capitoli che possono essere letti indipendentemente uno dall’altro. Il quadro della realtà sudtirolese emerge da analisi (politiche, socioeconomiche, culturali) e da una serie di incontri con storie famigliari e con personaggi “esemplari” (l’ultrà nazionalista italiano, il carabiniere abruzzese che si è integrato tra i tedeschi di Termeno, i carismatici Magnago e Durnwalder, il bombarolo..). Il linguaggio è brillante, a tratti divertente (al pubblico presente Dello Sbarba ha strappato più di una risata).

Si è parlato di una terra di passaggio tra culture nella quale convivono tre etnie (senza considerare l’immigrazione dai Paesi extracomunitari): il 69,15% della popolazione appartiene alla tedesca, il 26,47% all’italiana e il 4,37% alla ladina (censimento del 2001). Dopo decenni di soprusi e rivendicazioni, si è giunti a una situazione di equilibrio (anche grazie ai privilegi fiscali, di cui gode pure il Trentino..), ma i problemi non sono scomparsi.

Il rigido sistema della schedatura etnica e della ripartizione proporzionale dei posti di lavoro pubblici non ha spento del tutto le tensioni: si pensi al fallimento del referendum per cambiare il nome di “Piazza della Vittoria” in “Piazza della Pace”, quando quella “vittoria” per la parte tedesca è stata una sconfitta.

In Provincia di Bolzano sono vietate le scuole “multilingue”, nelle quali cioè metà materie sono insegnate in una lingua l’altra metà in un’altra, quando Trento e Innsbruck collaborano per realizzarle (a questo proposito, Dello Sbarba ha detto: “Avete costruito un ponte e noi ci troviamo tra i piloni”).

Il libro affronta la questione del disagio dei giovani di valle (la percentuale dei suicidi è il doppio di quella italiana), stretti tra le celebrazioni degli Schützen e un consumismo in versione turistica, e si conclude con una “Lettera  a Alexander Langer, 10 anni dopo la sua morte”, nella quale si ripercorre, con nostalgia per l’amico scomparso, quanto è accaduto in Sudtirolo nell’ultimo decennio.

 

Il pubblico presente era scarso e in buona parte canuto, ma partecipe (a tratti anche polemico), perché composto soprattutto da persone che in un modo o nell’altro con l’Alto Adige hanno avuto a che fare direttamente.


P.S.: dall’apertura del MART si è trattato del primo incontro pubblico che ha avuto luogo nell’ala vecchia della biblioteca. Si è tenuto al piano terra. Il piano superiore dovrebbe essere riaperto ad ottobre; si spera con nuovi spazi per lo studio…

 

Alcuni siti internet:

Profilo dell’autore: www.landtag-bz.org/it/dellosbarba.htm

Altro relativo all’autore (anche articoli): www.grueneverdi.bz.it/it/mikrosites/riccardo-dello-sbarba.html

La casa editrice www.il-margine.it

Fondazione Alexander Langer: www.alexanderlanger.org
postato da: GinoCerutti alle ore 23:48 | link | commenti (2)
categorie: cultura, libri, storia, politica italiana, notizie roveretane, politica sudtirolese


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