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(L'Adige 18/01/08)Un miglioramento della sostenibilità ambientale in tale settore può quindi avere ricadute generali importanti.
Di questo le istituzioni stanno prendendo atto modificando la normativa (dalle direttive europee ai regolamenti comunali, passando per le leggi nazionali e regionali).
Il Comune di Rovereto non fa eccezione: come si può leggere nella Relazione illustrativa per l'edilizia bioecologica, nel
Chi volesse entrare nel dettaglio dei requisiti “bioecologici” può consultare le Schede Tecniche.
La soddisfazione dei requisiti va documentata, viene riconosciuta dal Comune in fase di attribuzione della Concessione edilizia e deve trovare riscontro a lavori conclusi. Nel documento si auspica che in futuro tale filosofia venga adottata anche nella parte di regolamentazione riguardante i lavori su edifici esistenti.
Consiglio a chi è interessato all’argomento:
- “Un futuro senza luce? Come evitare i Black Out senza costruire nuove centrali” di Maurzio Pallante, Editori Riuniti
- Edilportale
- Le dispense del prof. Cammarata



In un periodo in cui la sinistra italiana vede lo scioglimento di alcuni partiti e la fondazione di altri, potrebbe essere utile gettare uno sguardo sul suo passato.
Con “Il socialismo nella storia del Trentino” (ed. Il Margine) Walter Micheli - in passato dirigente locale del Partito Socialista Italiano e assessore provinciale - ricostruisce una storia iniziata alla fine del XIX secolo.
Il Trentino faceva parte della regione del Tirolo ed era chiamato dagli austriaci “Welschtirol” (cioè “Tirolo latino”) o “Sud Tirol”. Era estremamente povero; molti erano gli emigrati, sia permanenti che temporanei.
Il Partito socialdemocratico dei lavoratori d’Austria si organizzò come federazione di sei partiti, ognuno rappresentante una nazionalità dell’Impero Austroungarico, e lottò affinché il modello federale venisse fatto proprio dalle istituzioni statali. Questo per garantire l’autonomia dei popoli in un contesto di integrazione internazionale. Conseguentemente, per i socialisti il Trentino sarebbe dovuto fuoriuscire dal Tirolo e formare un’entità politica con gli altri territori italiani dell’Impero (Trieste e Gorizia).
Il suffragio universale fu un altro obiettivo, e venne raggiunto nel 1906.
La crescita del partito socialista andava di pari passo con quella del sindacato. A Rovereto nacque la prima Camera del lavoro del Trentino e un “Ufficio di solidarietà femminile”.
Le prime cooperative trentine erano di ispirazione cattolica e la maggioranza dei contadini votava per il partito dei Popolari cristiano-sociali. Provò a rompere questa egemonia la Lega dei contadini, pure questa nata in Vallagarina.
Nel 1909 tra i socialisti di Trento operò un agguerrito anticlericale: Benito Mussolini. Dopo qualche mese per la sua attività politica venne espulso dall’Impero.
La Prima Guerra Mondiale fu motivo di fratture anche nel movimento operaio: Cesare Battisti ed altri socialisti trentini si arruolarono con l’Italia, i socialisti tedeschi e francesi, su fronti contrapposti, votarono il finanziamento della guerra, la Seconda Internazionale si sciolse.
A guerra finita il PSI provò ad affermare il diritto all’autodeterminazione (o all’autonomia) dell’Alto Adige: in regione i rapporti di forza tra tedeschi e italiani si erano invertiti, ma i socialisti sostenevano sempre gli stessi principi.
Intanto in Russia c’erano state la Rivoluzione d’Ottobre e la fondazione dell’Internazionale comunista, per aderire alla quale era richiesta la rottura con i riformisti. Da una scissione dal PSI nacque così, nel 1921, il Partito Comunista d’Italia.
Durante il fascismo le organizzazioni socialiste vennero messe fuorilegge.
Il socialista moriano Silvio Bianchi, insieme ad almeno altri 50 trentini, si arruolò nelle Brigate Internazionali nell’inutile tentativo di salvare la democrazia spagnola dai franchisti. Ferito, fu costretto a ritornare in Italia e fu mandato al confino.
Dopo l’8 settembre 1943 il Trentino venne annesso al Terzo Reich (quindi non alla Repubblica di Salò), all’interno della regione “Alpenvorland” (comprendente anche le province di Bolzano e Belluno).
Un gruppo denominatosi “Movimento Socialista Trentino” scrisse un manifesto programmatico. Un delatore li tradì: il 28 giugno 1944 ci furono 11 morti, tra i quali il roveretano Angelo Bettini, e 17 arresti. Prigioniero e vittima di torture, Giannantonio Manci si tolse la vita il 6 luglio.
Nel dopoguerra il PSI si presentò alleato dei comunisti, legati all’URSS di Stalin. Una scissione diede quindi vita al Partito Socialista Democratico Italiano, che si alleò con la Democrazia Cristiana. L’elettorato castigò la scelta del PSI, in Trentino in modo particolare.
Nel 1951 il PSDI aderì alla nuova Internazionale Socialista, di carattere antistalinista.
Morto Stalin, nel 1956 l’Ungheria provò a intraprendere un percorso politico autonomo rispetto all’URSS. I sovietici reagirono invadendola. Visto che il PCI si era schierato ancora una volta con Mosca, il PSI ruppe l’alleanza.
Negli anni ’60 e per la prima metà degli anni ’70 il PSI fece parte del governo nazionale, ottenendo: la scuola media unica obbligatoria (prima c’erano una media che dava l’accesso alle superiori e scuole di avviamento professionale), l’applicazione della Costituzione nella parte riguardante l’ordinamento regionale (fino ad allora le Regioni a statuto ordinario praticamente non esistevano), lo Statuto dei lavoratori, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la riforma del diritto di famiglia, la legge sul divorzio. In questa fase tra PSI e PSDI vi fu una temporanea riunificazione, che portò anche i socialisti italiani all’interno dell’Internazionale.
Nel 1964 il PSI entrò in giunta provinciale. Nel 1967 venne così approvato il Piano Urbanistico Provinciale (i socialisti consideravano la pianificazione pubblica - urbanistica ma anche economica - come il cardine di uno sviluppo equilibrato).
Negli anni ’70 aderì al Partito Socialista un gruppo di cattolici, provenienti soprattutto dalle ACLI. Il loro leader, Livio Labor, fu candidato ed eletto al Senato in Trentino.
Nel 1974 il PSI di Trento fu un punto di riferimento, anche logistico, per i lavoratori della Michelin in sciopero e per la campagna referendaria per il mantenimento del divorzio.
Dopo la parentesi della “solidarietà nazionale”, nel 1980 i socialisti tornarono al governo e nel 1983 ne assunsero la presidenza, con Craxi.
Craxi cambiò la cultura e la base sociale del partito, aprendolo alla nuova esplosione di consumismo. Secondo la ricostruzione di Micheli (sostenuta facendo riferimento a fatti precisi), questo provocò dissensi tra i militanti, particolarmente in Trentino.
Il 19 luglio 1985 a Stava una colata di fango, dovuta al crollo dei bacini di discarica di una miniera, provocò 268 morti.
I socialisti, che dal 1968 in Provincia stavano all’opposizione, decisero di rientrare in Giunta, con l’assessorato all’ambiente, alle foreste e al territorio assegnato proprio a Micheli.
Il PSI si sciolse nel 1994 in seguito all’inchiesta “Mani pulite”, ma nessun esponente trentino è stato condannato.
Ora Micheli fa parte di Costruire comunità.
P.S.: Walter Micheli ha ricordato l’approvazione del primo PUP in un articolo pubblicato sul “l’Adige” e riportato da portobeseno nel suo blog: Il nostro paesaggio aggredito - Quarant'anni dal Pup

| Oggi su L'Adige è apparso questo articolo. Ebbene, grande campagna di multe ai ciclisti contromano (bè effettivamente è pur sempre un'infrazione)....ma le multe alle macchine che invadono le ciclabili? Forse queste sono un optional. Un esempio è stato pubblicato pochi giorni fa in questo blog: dove in Corso Bettini si vedono i vigili urbani che in autovettura passao a fianco di un'auto stazionata sulla ciclabile e nonostante le indicazioni dei ciclisti non accennano minimamente a fermarsi!!!! L'assessore contromano in bici: multato |
| Vigili inflessibili con Renzo Azzolini 36 euro per la pedalata in S. Maria |
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di NICOLA GUARNIERI Ce l'hanno con i ciclisti, all'apparenza. Ma la realtà non è sempre come sembra. Per tutto il mese di agosto, e la storia andrà avanti anche a settembre, i vigili urbani hanno tenuto d'occhio i cittadini che si spostano abitualmente in bicicletta. Hanno pattugliato assiduamente due arterie ritenute a rischio: via Santa Maria e via della Terra (compresa via Rialto). Gli agenti hanno fermato e multato tutti quelli che pedalavano contromano: 36 euro di infrazione al codice della strada. Ovviamente qualcuno ha protestato mettendo sul piatto della bilancia la lotta allo smog, la macchina lasciata ferma e dunque un tubo di scappamento in meno a sputare veleno nell'aria comune. Attenzione, però, perché nelle strade controllate il divieto di girare in bici in senso contrario non è un semplice puntiglio: si tratta infatti di arterie strette e dunque molto pericolose. Essere centrati da un'automobile, in altre parole, è un rischio assai concreto. Le sanzioni, dunque, si inseriscono in un più ampio disegno di prevenzione. Che, preme dirlo, coinvolge tutti, ma proprio tutti. Ne sa qualcosa l'assessore all'ambiente e al traffico (piste ciclabili comprese) Renzo Azzolini. Eh già, perché pure lui è stato fermato e multato da una vigilessa che stava svolgendo il proprio lavoro. Azzolini pedalava contromano in Santa Maria, non su una ciclabile. Certo, se ci fosse una pista riservata alle due ruote organica e funzionale la questione sarebbe risolta. Invece non è così e il divieto che vale per il normale cittadino va applicato anche e soprattutto all'amministratore. Non a caso a nulla sono valse le rimostranze dell'assessore: l'agente è rimasta inflessibile, ricordando che la violazione che gli stava contestando aveva già colpito molti altri ciclisti. Nessun favoritismo, dunque. La scena, chiaramente, è stata seguita da diverse persone che, almeno questa volta, hanno applaudito il tutore dell'ordine che in quel momento stava svolgendo il proprio dovere. Pedalare contromano, in verità, non è vietato ovunque ma dove è lecito è segnalato con appositi cartelli. Basta leggerli! Se il Comune, visto che il referente politico della mobilità (anche quella alternativa come la bicicletta) è proprio l'assessore sanzionato, decide di lasciare libera circolazione alle bici non deve far altro che indicarlo con apposito segnale. Oppure studiare percorsi alternativi e completare finalmente una rete ciclabile degna di questo nome, in grado di soddisfare, prima che i turisti, i cittadini che scelgono di spostarsi a Rovereto con un mezzo ecologico ed economico. La multa di Azzolini, forse, potrebbe davvero avviare un tavolo di lavoro (coinvolgendo i fruitori del servizio, «CittadiniRovereto» in tal senso si è già mossa da tempo) in grado di sviluppare percorsi riservati alle due ruote e coprire tutta l'area urbana, da Lizzana al Brione, da Sacco al centro storico. Tornando ai controlli della polizia municipale, sono stati una ventina i ciclisti multati per aver circolato in senso vietato in Santa Maria (19 per la precisione) e solo quattro in via della Terra. |