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martedì, 24 novembre 2009

Doss Trento - Notizie e opinioni dalla Provincia di Trento

Dalla scorsa notte un nuovo blog naviga nelle acque virtuali di internet.
Un nuovo spazio di informazione che come dicono i creatori di dichiara "libero, senza guinzagli, colori o appartenenze politiche. Il tema dominante del sito sarà incentrato su tutto quanto è inerente la realtà sociale, non solo della Provincia Autonoma di Trento ma anche a livello nazionale".

In bocca al lupo!

DOSS TRENTO
postato da: okcomputer alle ore 12:41 | link | commenti
categorie: varie, politica italiana, politica trentina

venerdì, 06 novembre 2009

Premio Ambiente Euregio 2009 - Atto Secondo

In risposta alla competion sullo sviluppo sostenibile Premio Ambiente Euregio 2009 lanciata dall'APPA del trentino e dall'Euregio (Trentino, Alto-Adige, Tirolo), e al post dell'occhio di qualche tempo fa , nelle scora settimane un gruppo di lavoro legato all'occhio ha elaborato una proposta di progetto, prendendo come "laboratorio sperimentale" delle soluzioni di risparmio energetico individuate lo studentato universitario San Bartolomeo di Trento.



Per chi fosse interessato ad approfondire, è possibile trovare maggiori dettagli sul progetto qui sotto:

(click con pulsante sinistro, il salva con nome del pulsante destro non so perchè non funziona)



Delitto perfetto al San Bartolomeo



Allegato Tecnico A


Allegato Memoranda B



Crueza, Fontesinho Deformatio Roazzo von Shattenberg e Pequena

sabato, 24 ottobre 2009

Siamo tutti Raimondo Mesiano - Anch'io ho il calzino turchese




Facoltà di Ingegneria, Trento, via Mesiano (!) 77. Pausa pranzo con calzini turchesi.
Photo credit: Farronait


Scusate il ritardo con cui posto la foto.
postato da: farronait alle ore 12:37 | link | commenti
categorie: varie, foto, politica italiana

lunedì, 10 agosto 2009

La barca affonda e i topi ballano

Nell'immaginario collettivo italico l'extra-comunitario è, nel migliore dei casi, un ignorante da compatire, nel peggiore un assassino o uno stupratore. La legislazione è quindi coerente con questa concezione. Non ci si accorge però che la realtà è ben altra...

dal Corriere della Sera (10 agosto 2009)

Le scelte di Nokia Siemens di puntare sui mercati emergenti, da Bangalore a Hangzhou
Arriva l’era del ricercatore low cost: «In Cina e India si spende la metà»
Il caso del polo delle telecomunicazioni di Cinisello e Cassina de’ Pecchi

MILANO - Nella Milano che orgogliosamen­te prepara la sua Expo 2015 seicen­to ricercatori della Nokia Siemens Networks di Cinisello Balsamo e Cassina de' Pecchi rischiano di do­ver lasciare il posto di lavoro. Uffi­cialmente l'azienda, metà finlande­se metà tedesca, non parla di chiu­sure o licenziamenti ma le mail spedite dal quartier generale ai di­pendenti dell'area milanese non la­sciano spazio alle illusioni e sono più chiare di un manifesto. L'ulti­ma è di pochi giorni fa: il mittente è uno dei top manager del colosso finlandese della telefonia mobile, Torbjorn Kvist, e il messaggio suo­na come una condanna a morte per le sedi milanesi che subiranno una drastica riduzione dei carichi di lavoro e una «discontinuità» nei compiti loro assegnati. La disconti­nuità di cui parla Kvist nella sua raggelante mail vuol dire che la ri­cerca Nokia sulle tecnologie di nuo­va (terza e quarta) generazione la­scia il Nord Italia e si installa in Asia, a Hangzhou e a Bangalore. Le motivazioni dell'azienda possono essere così freddamente sintetizza­te: a) la ricerca nel terzo millennio se vuol essere efficace e redditizia deve essere vicina ai mercati di svi­luppo per poterne assecondare ri­chieste e mutamenti; b) le aree in cui i venditori di telefonia pensano di poter fare affari nell'immediato futuro sono Cina e India; c) non re­sta che abbandonare gradualmen­te i mercati giudicati maturi (Ita­lia) e prendere la strada di Pechi­no.

La novità, tragica per noi italia­ni, è che finora discorsi come que­sti riguardavano il settore manifat­turiero, le fabbriche tessili o chimi­che. Ad emigrare verso Est erano posti di lavoro «poveri» e prodotti largamente copiabili, oggi la Cina invece comincia ad attrarre la ricer­ca e se ne vanno posti di lavoro pre­giati che non torneranno più a di­sposizione dei laureati dei nostri Politecnici. «Anche in questo cam­po — dicono i ricercatori di Cinisel­lo — la qualità si è standardizzata. Le università cinesi sono buone quanto le nostre e a questo punto la competizione si gioca solo sui costi. Uno di noi a Milano costa all' azienda all'incirca 45 euro l'ora, in Cina la metà». Siamo dunque en­trati ufficialmente nell'era del ricer­catore low cost. «E se Nokia e Sie­mens tutelano i loro siti di ricerca in Finlandia e in Germania — ag­giunge Roberto Zanotto della Fiom-Cgil — nessuno fa niente per l'Italia. Da noi le telecomunica­zioni languono e Nokia ci conside­ra un Paese senza prospettive».

La joint venture tra finlandesi e tedeschi risale al 2007, già in par­tenza nasce sotto l'egemonia di Helsinki e il distacco progressivo della multinazionale bavarese dal­le telecomunicazioni. Il nucleo por­tante della ricerca di Cinisello e Cassina de' Pecchi è una diretta ere­dità del vecchio insediamento Ital­tel di Castelletto di Settimo, ai tem­pi di Marisa Bellisario uno dei tem­pli della ricerca made in Italy (un altro era il centro Honeywell di Pre­gnana Milanese e un altro ancora quello Telettra di Vimercate). Se ora i due siti dovessero chiudere o comunque spegnersi si chiudereb­be la lunga stagione del polo mila­nese delle telecomunicazioni d'avanguardia. E' evidente che in questo business i cinesi sono all'at­tacco, colossi come la Huawei e la Zte sono i nuovi padroni del cam­po e si vocifera anche di un interes­samento di quest'ultima per ciò che resta dell'Italtel.

In questi anni Cinisello e Cassi­na hanno subito un lento dimagri­mento ma adesso siamo alla frutta. «La Nokia smantella in maniera fa­risaica. Dice di non licenziare ma esercita il massimo della pressione perché la gente si licenzi. Non cre­do proprio che sia un modo corret­to di comportarsi in un Paese stra­niero » denuncia Zanotto. Ufficial­mente a Milano resterebbe la ricer­ca sul Gsm-Edge, ma è risaputo che per questa tecnologia il merca­to è declinante e quindi non ci si può far affidamento. La cosa scon­certante, a detta dei sindacati, è che mentre il governo italiano si lancia nei progetti di finanziamen­to della banda larga la Nokia ci cre­da poco o niente. Il segnale che ar­riva da Roma è giudicato vago, la dotazione di risorse (800 milioni) diluita in cinque anni non pare par­ticolarmente attraente e comun­que di fronte al miraggio di raffor­zarsi in Cina quei soldi sono peanu­ts, noccioline.

Per i 600 ricercatori milanesi è iniziata una lunga Via Crucis. Han­no un'età media attor­no ai quaranta e quin­di per loro non ci so­no prepensionamenti possibili. Guadagna­no circa 2 mila euro al mese ma chi si è messo in caccia di un nuovo posto di lavo­ro ha trovato (rare) of­ferte a 1.000-1.200 eu­ro al mese e per di più con un contratto a progetto. La prote­sta dei ricercatori ancora non è esplosa. Non sono tipi da picchetti duri e da manifestazioni clamoro­se, solo pochi sono iscritti al sinda­cato e come forma di lotta preferi­scono lo sciopero bianco e l'azione dimostrativa a mo' di rappresenta­zione teatrale. Qualche settimana fa, ai primi segnali di sganciamen­to della Nokia, hanno organizzato «il funerale della ricerca» con tan­to di bara e di preghiera per il caro estinto. E' difficile che vadano a bloccare la tangenziale, è più facile è che inizi per loro una lenta dia­spora. Qualcuno ha intenzione di prendere i soldi dalla Nokia per di­mettersi e aprire un'edicola, qual­cun altro riparerà in Svizzera. Così aspettando l'Expo la ricerca a Mila­no potrà morire in silenzio.

Dario Di Vico

postato da: Monaccia alle ore 12:18 | link | commenti (2)
categorie: economia, politica italiana, fatti e misfatti, politica mondiale

venerdì, 07 agosto 2009

I problemi dei giovani...

Nel mese di giugno l’Associazione “Giovane domani” ha effettuato un sondaggio per comprendere le necessità e le aspettative dei giovani roveretani. Le richieste che vanno per la maggiore sono: locali all’aperto, discoteca, parcheggi a basso costo e una comunità più tollerante nei confronti dei ragazzi.
Da questi risultati risulta, ancora una volta, come capita in ogni discussione sui problemi dei giovani, che l’unica preoccupazione sia legata all’orario di chiusura dei locali del centro storico. Possibile essere cosi tanto anestetizzati da non avere altre priorità? Penso invece che le questioni su cui discutere e combattere anche con forza e determinazione siano altre.
L’Italia non è un Paese per giovani. Li carica di un enorme debito pubblico e pensionistico e li priva di prospettive per il futuro relegandoli ai margini del mercato del lavoro. La spesa per la protezione sociale in Italia è ripartita in modo del tutto svantaggioso per le nuove generazioni di lavoratori, garantendo prevalentemente il sistema pensionistico e sanitario.
In Italia soltanto il 18 per cento delle persone in cerca di occupazione riceve un sussidio, mentre negli altri paesi europei, dove la spesa sociale è distribuita in modo meno sproporzionato e non penalizzante, oltre il 70 per cento dei disoccupati riceve un benefit.
Scrive Giorgio Santini, dirigente della Cisl, su “Conquiste del Lavoro” del 20 giugno 2009: “Risultano particolarmente colpiti dalla crisi produttiva i lavoratori a termine, i co.co.pro. (…). Ciò conferma un utilizzo congiunturale di queste tipologie contrattuali, che sono le prime a crescere in fase di crescita economica, e le prime a ridursi nelle congiunture negative, mentre tiene il lavoro dipendente a tempo indeterminato grazie alla cassa integrazione (…). Si conferma, tuttavia, anche la forze penalizzazione dei giovani, maggiormente interessati dai contratti flessibili. Mentre si dimostra, dunque, la tenuta del meccanismo degli ammortizzatori sociali che è stato potenziato in questi mesi, contemporaneamente si evidenzia la debolezza dei giovani e dei lavoratori precari di fronte alle turbolenze del mercato del lavoro, e dunque si pone la necessità di continuare l’operazione di allargamento delle tutele.”
Tito Boeri ha provato a proporre alcune soluzioni in “Un nuovo contratto per tutti” e in “Contro i giovani – come l’Italia sta tradendo le nuove generazioni”, nel quale scrive: “Gli studenti universitari sono riusciti per qualche settimana a occupare il centro della scena. Manifestazioni di piazza, occupazioni e lezioni di piazza. Contro i tagli indiscriminati all’università contemplati dalla Legge Finanziaria di Tremonti. (…) Gli studenti possono oggi essere il soggetto nuovo, l’attore che scompagina le carte, che rompe gli equilibri. Perché ciò avvenga ci vuole però un salto di qualità. Sin qui la protesta dei giovani è stata soprattutto all’insegna dei no. Importante che ora si traduca in proposte concrete, che non finiscano per fare il gioco di chi si erge a difesa dello status quo. Il movimento degli studenti può aver un ruolo nel cambiare le regole di ingresso nel mercato del lavoro per tutti. Bisogna rimuovere quelle barriere che oggi separano il mercato del lavoro di serie A da quello di serie B. Tutti devono poter entrare con le stesse regole, permettendo ai loro datori di lavoro, privati e pubblici, di valutare il loro rendimento nei primi tre anni, con tutele contro il rischio di licenziamento crescenti nel tempo.”
Analizza anche la questione salariale: i giovani lavoratori vengono infatti descritti efficacemente con il termine milleuristi, per indicare le modeste retribuzioni, oltre alla precarietà della propria posizione lavorativa: “I giovani sono penalizzati da questa struttura del salario (…) partono con un primo salario del 10-15% più basso rispetto al salario medio (mentre fino a quindici anni fa i salari di ingresso erano più alti dei salari medi) e hanno meno progressione salariale di chi li ha preceduti”.
Ma non è solo colpa del mercato del lavoro, anche il sistema formativo è carente, “la laurea vale troppo poco anche perché l’università ci mette del suo. Bassa qualità della didattica e della ricerca in molte sedi. ci sono talmente tante sedi universitarie da permettere a molti studenti di trovare una facoltà praticamente sotto casa. Forse per questo si sceglie a cuor leggero. Non c’è poi da stupirsi se sette laureati su dieci dichiarano, una volta trovato un impiego, che le competenze acquisite a scuola o all’università non si rivelano utili al lavoro”.
Penso sia necessario per i giovani, e per le associazioni che vogliono rappresentarli, analizzare questi temi, decisivi per il nostro futuro.
postato da: Monaccia alle ore 13:19 | link | commenti (1)
categorie: economia, politica italiana, università, angolo dello sfogo, politica roveretana

mercoledì, 05 agosto 2009

Patè d'animo

Ma secondo voi è più patetico Berlusconi o tutto il giro che la sinistra italiana (o meglio l'antiberlusconismo) fa attorno a questo personaggio?
postato da: farronait alle ore 12:24 | link | commenti (24)
categorie: politica italiana, angolo dello sfogo

martedì, 14 luglio 2009

Gli anni del ciclostile



Nel dicembre 2004 è stato pubblicato “Gli anni del ciclostile - Lotta continua e le battaglie politiche, operaie e studentesche a Rovereto (1969-1978)”,
scritto da Luca Zanin ed edito da Grafica 5 di Arco.
La foto di copertina immortala un avvenimento teoricamente più privato che politico: si tratta di un matrimonio. Ci si trova sul sagrato di una chiesa, al termine di una cerimonia religiosa.
Ma dalla foto sono i simboli politici ad essere immediatamente evidenti. Si alzano i pugni chiusi. Un uomo con gli occhiali scuri, accovacciato, mostra una copia di “Lotta continua”, organo dell’omonimo movimento comunista.
Ma l’allegria dei volti (l’accovacciato è l’eccezione alla regola) non è da “giornata sulle barricate”.
La foto immortala il matrimonio tra Mario Cossali e Paola Dorigotti. La chiesa è quella della Sacra Famiglia. L’accovacciato è Diego Leoni. Cossali, Dorigotti, Leoni ora sono tre insegnanti di lettere in pensione. Ma il circolo di LC di Rovereto era, in termini percentuali, quello con la più alta presenza operaia d’Italia. Per fare un nome, restando nella foto: Giacomo Filippi, testimone di nozze, che -con Maffei sindaco- sarebbe diventato assessore comunale.
Si tratta insomma di nomi noti ai roveretani.
Come il libro cita nomi noti di allora militanti del Manifesto – Partito d’Unità Proletaria: Luigi Emiliani (per un periodo preside di Mori, contestato e cacciato per il doposcuola organizzato con i “professori rossi”), Fabrizio Rasera (di cui sono pubblicati scritti privati), Sandra Dorigotti (sorella di Paola), Franco Rella…
Persone che -formatesi in tempi in cui la militanza politica occupava gran parte delle proprie vite, e pure delle lettere  alla morosa- avrebbero ancora per qualche decennio rivestito ruoli di primo piano all’interno della politica e della cultura, e non solo a livello locale.
Ne “Gli anni del ciclostile” non c’è molto spazio per la scena italiana e internazionale: ci si concentra sulle vicende di Rovereto e dintorni. Ma sono citati alcuni episodi in cui la cronaca nazionale è entrata di prepotenza nelle vicende dei militanti roveretani di LC: la strage di Piazza Fontana (Cossali e altri erano a Milano in quei giorni, a studiare) e l’omicidio del commissario di polizia
Luigi Calabresi. Adriano Sofri -leader di LC in seguito condannato come mandante dell’omicidio e autore della prefazione al libro di Zanin- su “Lotta Continua” scrisse: “L'omicidio politico non è certo l'arma decisiva per l'emancipazione delle masse dal dominio capitalista così come l'azione armata clandestina non è certo la forma decisiva della lotta di classe nella fase che attraversiamo. Ma queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l'uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”.  Gloria Canestrini: “Leggemmo Sofri e rimanemmo senza parole, quel giorno effettivamente qualcosa si spezzò nella nostra militanza, anche per me non fu più la stessa cosa” (p.47). Cossali, Viglio Martinelli e Mario Di Blasi uscirono da LC -subendo il rimprovero di Marco Boato-, ma dopo qualche mese Cossali tornò nel movimento.
Al di là degli estremismi (frequenti gli scontri, non solo verbali, con i missini di Plotegher e Civettini: altri esempi di protagonismo pluridecennale nella politica locale), dalla lettura di “Gli anni del ciclostile” sembra che LC avesse un rapporto con la società civile che ora non hanno neppure i partiti maggiori. I militanti mettevano la propria vita a disposizione del movimento, giravano le case per chiedere quali fossero le esigenze dei cittadini, creavano gruppi nelle fabbriche come nell’esercito (i “proletari in divisa”), costruivano occasioni di confronto (i “comitati di quartiere”, quando ancora non esistevano le circoscrizioni).
Nel bene e nel male, “i tempi sono cambiati” non è solo un luogo comune.

La Storia siamo noi: L’omicidio Calabresi

postato da: GinoCerutti alle ore 00:04 | link | commenti (4)
categorie: libri, storia, politica italiana, politica roveretana

mercoledì, 08 luglio 2009

Senti che puzza, scappano anche i cani...

No, non sto parlando di un coro da stadio. Ne tanto meno di bambini di 5° elementare.
Sto parlando di un goliardico (o golione) parlamentare e europarlamentare di un noto partito che fa ruote per bighe, rigorosmante verdi.

il video si può vedere QUI
QUI si può sentire quanto brillante siano le sue dichiarazioni.

W l'italia!


per dirne una, in portogallo : ministro fa le corna e si dimette (della serie: SilviO, rimembri ancor quel tempo della tua vita mortale..)
postato da: ElStefano alle ore 11:48 | link | commenti (3)
categorie: politica italiana, video, feste e sagre

martedì, 07 luglio 2009

Federico Aldrovandi

Ieri 6 luglio, i quattro poliziotti, accusati del brutale omicidio di Federico Aldrovandi, ragazzo di 18 anni morto a Ferrara nella mattina del 25 settembre 2005, sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi.

Non so cosa pensare di questa sentenza, tre anni per aver ucciso un ragazzo di 18 anni completamente indifeso; quattro poliziotti contro un ragazzino pestato a morte. Mi sembrava giusto ricordare questa notizia. Per chi non conoscesse la storia di Federico trovate tutto in internet, da sottolineare il blog curato dalla famiglia di Federico: http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

postato da: elToss alle ore 19:19 | link | commenti (1)
categorie: cultura, politica italiana

domenica, 05 luglio 2009

Lo shopping dello sperma

In Italia la fecondazione assistita è regolamentata da una legge generalmente considerata restrittiva: la 40/2004. Nel 2005 si tenne un referendum (con 4 quesiti distinti), fallito per il mancato raggiungimento del quorum (lontanissimo). Il dibattito, per quello che mi  ricordo, riguardò poco il merito e molto i grandi principi: la libertà e la vita. E gli avversari diventarono, automaticamente, nient’altro che nemici di tali principi.  Forse se non si è entrati molto nel merito è anche per la difficoltà del tema e per l’interesse degli astensionisti a dare poca visibilità al referendum. Ma si è persa anche l’occasione di un confronto culturale: si sarebbero potuti affrontare i problemi che la “tecnologizzazione” della vita - anche dell’inizio della vita - pone. Si poteva discutere il nesso tra procreazione assistita e consumismo. Si potevano approfondire e forse -perché no?- mettere in discussione le nostre idee di libertà e di diritti.
Ci sarebbe voluto un Pasolini, che rispetto all’aborto questi discorsi li aveva fatti (Cuore , Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti  ).
O un Alexander Langer.

Riporto un articolo di Vittorio Zucconi sulla situazione statunitense, pubblicato su la Repubblica delle Donne del 20 giugno scorso.
L'ho letto grazie a un blog: http://www.ilcavalierdelamancia.splinder.com/post/20898899


da http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/06/20/idee/idee/022nba65122.html

Mamme all'assalto dei laboratori per l'inseminazione
di Vittorio Zucconi

Nella pentola che fuma vapori di azoto, sotto lo sguardo di aspiranti mamme intente a fare lo shopping di padri che non vedranno mai, bolle molto più del tenero sogno di avere un bambino. La follia incontenibile dei costi universitari, e dei guadagni astronomici prodotti dallo sport, spinge queste donne alla ricerca del futuro atleta che non sia soltanto sano, intelligente, equilibrato, ma che possa pagarsi la spesa di una laurea correndo, saltando, nuotando, colpendo e lanciando palloni. E poi mantenere la mamma in vecchiaia. I laboratori segnalano da tutto il territorio americano che la nuova frontiera della inseminazione artificiale non è più soltanto il banale "alto, biondo con gli occhi azzurri" che l'era Obama ha reso obsoleto. Le donne che cercano il "designer's baby" richiedono sempre figli di uomini con speciali caratteristiche atletiche. Come i talent scout delle squadre, che ormai "battono" anche le elementari (in Florida si segnalano da tempo casi di bambini di 10 e 11 anni già messi sotto contratto da agenti sportivi) così queste aspiranti mamme pretendono che in quegli spermatozoi surgelati guizzi un futuro asso. È l'incubo della retta universitaria a spingere queste donne allo shopping dello sperma. Una laurea quadriennale costa al minimo, nei 300 colleges e università al top (degli oltre tremila istituti che le offrono), più di 200mila dollari solo di spese certe. Una somma che i guadagni medi negli Stati Uniti, attorno ai 50mila dollari l'anno per famiglia, rendono proibitiva anche ai figli unici e impossibile per le famiglie numerose. La "athletic scholarship", borsa quadriennale per chi sappia praticare uno sport e così garantisca a quel college il prestigio, e soprattutto i diritti televisivi, è riservata a chi eccelle nel basket, nel football, in atletica, nel baseball. Una vera chiave d'oro. Solo per il football universitario, le principali università offrono fino a 63 borse di studio per squadra. Ma occorre essere magnifici esemplari umani, e le future madri lo sanno. Scorrendo le "offerte speciali" di sperma nei siti dei principali laboratori, come il più antico e ben fornito, Cryolab, si vede che le specifiche del prodotto ormai tendono sempre meno a descrivere donatori con grandi doti musicali o buon carattere, esaltando invece il curriculum atletico. Se l'ex proprietario degli spermatozoi si segnala in qualche specialità atletica, la sua proposta volerà subito fuori dal pentolone di azoto liquido. "Potessimo avere qualche famoso campione nelle nostre scorte, ci sarebbe la fila delle clienti fuori dalla porta", dice il direttore di Cryolab a una rete televisiva, la Hbo, sospirando perché questi magnifici stalloni sembrano preferire metodi più tradizionali, seppure involontari, di fecondazione. Scoprendo, come accade ogni anno ai più babbei, di aver messo al mondo decine di pargoli, dopo essere stati rassicurati dalle compagne di una sera che non correvano rischi di paternità. Naturalmente, nessuna brochure e nessun precedente paterno garantiscono nulla. La probabilità, per un atleta dilettante, di finire in un club di prima serie sono, soltanto nel football, una su centomila, una lotteria. Neppure nell'allevamento dei purosangue da corsa la riproduzione di un campione è una scienza esatta, e per noi umani le variabili psicologiche, ambientali, personali sono troppo grandi perché ogni ragazzo alto due metri divenga un fuoriclasse e ogni ragazza piè veloce entri nella staffetta olimpica. Ma il sogno della scorciatoia sportiva per il successo affascina e attira, come le calamite della celebrità televisiva per le belle ragazze, e il seme del campione sembra la scommessa migliore, anche soltanto per ottenere un titolo di studio. Ai tappetti, ai bruttini, ai lenti, agli imbranati, resterà soltanto la strada che il vecchio Rockefeller, quello della Standard Oil, indicava, quando avvertiva che "al mondo serve anche gente che scavi trincee nelle strade". Con cinque nipotini americani, tutti malinconicamente nella media della statura e del peso per la loro età, comincerò a collezionare zappe e vanghe per la loro eredità.


P.S.
Non intendo sostenere che i quesiti avrebbero portato a una situazione analoga a quella statunitense (anche se con il successo del quesito che intendeva permettere la fecondazione eterologa il problema di come si sceglie il donatore si sarebbe posto): io stesso a due quesiti ho votato SI e non avrebbe senso polemizzare con un referendum che è fallito miseramente ormai 4 anni fa. Voglio porre un problema.
postato da: GinoCerutti alle ore 19:05 | link | commenti (1)
categorie: cultura, politica italiana, bioetica


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