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giovedì, 12 novembre 2009

E' tempo di sterminare gli animali domestici?

di Ugo Bardi
Pare che i veterinari italiani stiano ricevendo richieste sempre più frequenti di sopprimere cani e gatti perfettamente sani. La gente, semplicemente, non ce la fa più a trovare i soldi per nutrirli. E' in questo clima certamente non simpatico che si inserisce un libro che ha suscitato un certo interesse "Time to eat the dog" ("E' tempo di mangiare il cane") di Brenda e Robert Vale. Secondo quanto riportato nell'articolo di Repubblica, che ha dato inizio alla discussione in Italia, gli autori sostengono che un cane di grossa taglia consumerebbe più risorse di una SUV in termini di energia.
CONTINUA CLICCANDO QUI
postato da: GinoCerutti alle ore 09:39 | link | commenti
categorie: libri, ambiente, energia

martedì, 06 ottobre 2009

Libertà e necessità

Esiste la libertà? O tutte le cose, anche le realtà che siamo abituati a concepire come spirituali o psicologiche, rispondono alla necessità? Una conoscenza superficiale delle nueroscienze sembrerebbe suggerirlo. Sembrerebbe suggerire che la nostra mente nasce solo (solo?) da un insieme di materia, da onde elettromagnetiche, da reazioni chimiche. Da lì nascerebbero i nostri desideri. Da lì nascerebbe il nostro io?
Se esistesse un computer che:
a) fosse in grado di risolvere tutte le equazioni che governano la realtà
b) conoscesse la condizione in un preciso istante di ogni elemento che concorre a formare il reale (configurazione del reale all'istante t0)
tale computer sarebbe in grado di prevedere la condizione in un qualsiasi istante futuro di ogni elemento che concorre a formare il reale (configurazione del reale all'istante t0 + delta t)? Sarebbe in grado di prevedere cosa mangerà Antonio nel Natale del 2020? E cosa penserà di sua moglie?
Possiamo attribuire a Dio le capacità di questo ipotetico computer?
Ma siamo poi sicuri che libertà e necessità siano tra loro nemiche?

Riporto due estratti da “L’anima e il suo destino” di Vito Mancuso (penso che non ci sia bisogno di soffermarsi sul fatto che forzare queste riflessioni in senso politico, per sostenere limitazioni da parte dell’autorità della libertà di scelta, sarebbe veramente sminuirle: la verità non è a disposizione del potente di turno).



(p. 172)
La libertà del mondo nasce negativamente connotata, nel suo darsi deve negare la sua origine: la manducazione del frutto, la ribellione, la trasgressione (esattamente come fanno i figli verso i genitori). Ma la libertà è chiamata a maturare per divenire piena e avere un contenuto, perché se si ferma al primo stadio, al livello superficiale del libero arbitrio, all’ingenuità di chi pensa che essa consista nel fare quello che passa per la testa, rimane in balìa del serpente, della logica grossolana dell'egoismo. La libertà compie se stessa quando aderisce al vero e al bene, quando si consegna alla verità, alla necessità della verità.

(p. 213)
L'anima di un uomo che ha vissuto secondo la logica del bene, quando termina la vita fisica rimane in quella dimensione del bene dove già era entrata durante la vita fisica. La differenza è che ora l'Idea del bene le dà forma, la informa, in modo completo. Dopo la morte, l'arbitrio concesso alla libertà viene meno. Dopo la morte, la libertà non si dice più come libero arbitrio, ma diviene adesione consapevole alla necessità oggettiva dell'essere, che è il grado più alto della libertà.
La libertà, infatti, non è fine a se stessa ma è finalizzata alla verità, e quando aderisce totalmente alla verità si compie come necessità, diviene come la libertà necessitata di non poter commettere errori di cui gode un grande matematico (perché necessitato dall'esattezza), una libertà molto più ampia di quella di chi a volte può, e a volte non può, risolvere le equazioni; diviene come la libertà necessitata di non poter dipingere male di cui gode un grande pittore (perché necessitato dalla bellezza), una libertà molto più ampia di quella di chi a volte può, e a volte non può, dipingere bene. La libertà reale matura in modo direttamente proporzionale al grado di adesione alla verità. Dopo la morte, la libertà soggettiva si compirà come adesione perfetta alla verità tutta intera, la verità ordinata dell'essere cosmico e della nostra corrispondenza con essa.

postato da: GinoCerutti alle ore 22:45 | link | commenti (18)
categorie: cultura, libri

martedì, 21 luglio 2009

Il cristianesimo di Simone Weil

La maestra raccontò che un imperatore, volendo far conoscere la propria immagine ai sudditi, decise di far circolare nelle più importanti città dell’impero una statua che lo raffigurava. Durante il viaggio, a causa di qualche imprevisto che non ricordo, la statua andò in frantumi. I messaggeri dell’imperatore, probabilmente per pigrizia, invece di ricostruire la statua mandarono un braccio in una città, in un’altra il naso, e così via. Ogni cittadinanza si ricostruì perciò una sua immagine dell’imperatore, ognuna diversa delle altre, ma ognuna contenente elementi di verità.
Simile al rapporto tra l’imperatore e le varie città sarebbe quello tra Dio e le varie religioni.
Questo racconto – coraggioso per un’insegnante nominata dalla Curia – mi è tornato alla mente leggendo Simone Weil.



Nel corso della sua breve ma intensa vita, la Weil si è occupata di molti temi (etica, sociologia, politica, arte…), anche concretamente (ha lavorato in fabbrica per vivere sulla propria pelle l’esperienza operaia, ha combattuto con gli anarchici nella Guerra di Spagna). Provenendo da una famiglia di ebrei non praticanti, negli ultimi anni ha dedicato le sue energie alla religione.

(..) i legami che mi uniscono alla fede cattolica diventano sempre più forti, sempre più profondamente radicati nel cuore e nell’intelligenza. Ma nello stesso tempo anche i pensieri che mi allontanano dalla Chiesa acquistano più forza e maggiore chiarezza. Se è così, non vedo come potrei evitare di concludere che la mia vocazione è di essere cristiana fuori dalla Chiesa. La possibilità di una simile vocazione implicherebbe che la Chiesa non è cattolica di fatto come lo è di nome, e che un giorno dovrà diventarlo, se è destinata ad adempiere la sua missione.
(S. Weil, Lettera a un religioso, ed. Adelphi, pp. 13-14)

La critica di Simone Weil alle chiusure della Chiesa non è da non confondersi con una richiesta di permissivismo. Anzi, il rigore morale e intellettuale, la ricerca dell’azione pura e disinteressata, la coerenza tra pensiero ed azione sono sempre stati al centro della sua attenzione, anche prima della scoperta della Fede.

La conversione al cristianesimo ha avuto inizio con un ribaltamento dell’attacco di Nietzsche al cristianesimo, alla “morale degli schiavi”:
All’improvviso la certezza che il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi, che gli schiavi non possono che aderirvi, e io con loro.
(S. Weil, La condizione operaia, ed. Comunità)

Simone Weil ha in seguito motivato le sue opinioni religiose in molti scritti. In modo particolare con la “Lettera a un religioso” (pubblicata in Italia da Adelphi ed.) chiedeva a padre Counturier se le proprie idee (elencate in 35 punti) fossero compatibili con l’ingresso nella Chiesa cattolica. Lo scritto è ricco di riferimenti colti, ma non è distaccato: non si tratta di un trattato, ma di una donna che espone ciò a cui tiene di più, confrontandosi con millenni di storia della religiosità. Di fronte a un tentativo del genere si resta ammirati e stupiti dal coraggio, dalla fede nella ricerca della verità.



Quando leggo il catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non aver nulla in comune con la religione che vi è esposta. Quando leggo il Nuovo Testamento, i mistici, la liturgia, quando vedo celebrare la messa, sento con una specie di certezza che questa fede è la mia, o più precisamente sarebbe la mia senza distanza tra essa e me determinata dalla mia imperfezione. (p. 11)

Come per altri ebrei, il rapporto con la religione dei suoi antenati era conflittuale. Dell’Antico Testamento apprezzava solo alcuni libri: Isaia, alcuni Salmi, il Cantico dei cantici, Giobbe… Dava un’importanza particolare a Melchisedec, che non escludeva essere un’altra incarnazione di Cristo.

La verità essenziale concernente Dio è che egli è buono. (…) Yahweh è il “Dio degli eserciti”. (..) Erodoto cita numerosi popoli ellenici e asiatici, ma di questi soltanto uno aveva uno “Zeus degli eserciti”. Questa bestemmia era sconosciuta a tutti gli altri. (p. 16)

In ogni caso, non si può dire con certezza che il Verbo non abbia avuto incarnazioni anteriori a Gesù, e che Osiride in Egitto, Krnsa in India non siano da annoverare tra queste. (p. 21)

Affermazioni quasi incredibili, frutto di una cultura straordinaria. Talmente coraggiose da poter apparire ingenue a una coscienza secolarizzata (e probabilmente in Occidente tanti che si dicono “cristiani” sono secolarizzati senza neanche rendersene conto).

Le diverse tradizioni religiose autentiche sono differenti riflessi della stessa verità, e forse in ugual misura preziosi. Ma di questo non ci si rende conto, perché ciascuno vive una sola di queste tradizioni e percepisce le altre dall'esterno. Ebbene, una religione si conosce solo dall'interno, come i cattolici giustamente non si stancano di ripetere ai non credenti.
È come se due uomini posti in due camere comunicanti, vedendo entrambi il sole attraverso la propria finestra e il muro del vicino illuminato dai raggi, credessero entrambi di essere l'unico a vedere il sole e che l'altro ne riceva soltanto un riflesso. (pp. 36-37)

Quelli che posseggono allo stato puro l'amore per il prossimo e l'accettazione dell'ordine del mondo, compresa la sventura, costoro sono tutti sicuramente salvati, anche se vivono e muoiono in apparenza atei.
Coloro che posseggono perfettamente queste due virtù, anche se vivono e muoiono atei, sono santi.
Quando si incontrano uomini siffatti, è inutile volerli convertire. Essi sono pienamente convertiti, sebbene non in modo visibile; sono stati generati di nuovo a partire dall'acqua e dallo spirito, anche se non sono mai stati battezzati; hanno mangiato il pane della vita, anche se non si sono mai comunicati. (pp. 38-39)

Credo che Simone Weil vada ammirata, oltre che per l’intelligenza e la cultura, per la straordinaria coerenza. Di fronte alla superficialità di chi si dichiara cattolico per poi dire e agire un po’ come gli pare, considero la scelta di non farsi battezzare come una manifestazione di grande rispetto nei confronti di se stessa, del proprio percorso di ricerca e (perché no?) della Chiesa cattolica. 
postato da: GinoCerutti alle ore 22:47 | link | commenti (12)
categorie: cultura, libri

martedì, 14 luglio 2009

Gli anni del ciclostile



Nel dicembre 2004 è stato pubblicato “Gli anni del ciclostile - Lotta continua e le battaglie politiche, operaie e studentesche a Rovereto (1969-1978)”,
scritto da Luca Zanin ed edito da Grafica 5 di Arco.
La foto di copertina immortala un avvenimento teoricamente più privato che politico: si tratta di un matrimonio. Ci si trova sul sagrato di una chiesa, al termine di una cerimonia religiosa.
Ma dalla foto sono i simboli politici ad essere immediatamente evidenti. Si alzano i pugni chiusi. Un uomo con gli occhiali scuri, accovacciato, mostra una copia di “Lotta continua”, organo dell’omonimo movimento comunista.
Ma l’allegria dei volti (l’accovacciato è l’eccezione alla regola) non è da “giornata sulle barricate”.
La foto immortala il matrimonio tra Mario Cossali e Paola Dorigotti. La chiesa è quella della Sacra Famiglia. L’accovacciato è Diego Leoni. Cossali, Dorigotti, Leoni ora sono tre insegnanti di lettere in pensione. Ma il circolo di LC di Rovereto era, in termini percentuali, quello con la più alta presenza operaia d’Italia. Per fare un nome, restando nella foto: Giacomo Filippi, testimone di nozze, che -con Maffei sindaco- sarebbe diventato assessore comunale.
Si tratta insomma di nomi noti ai roveretani.
Come il libro cita nomi noti di allora militanti del Manifesto – Partito d’Unità Proletaria: Luigi Emiliani (per un periodo preside di Mori, contestato e cacciato per il doposcuola organizzato con i “professori rossi”), Fabrizio Rasera (di cui sono pubblicati scritti privati), Sandra Dorigotti (sorella di Paola), Franco Rella…
Persone che -formatesi in tempi in cui la militanza politica occupava gran parte delle proprie vite, e pure delle lettere  alla morosa- avrebbero ancora per qualche decennio rivestito ruoli di primo piano all’interno della politica e della cultura, e non solo a livello locale.
Ne “Gli anni del ciclostile” non c’è molto spazio per la scena italiana e internazionale: ci si concentra sulle vicende di Rovereto e dintorni. Ma sono citati alcuni episodi in cui la cronaca nazionale è entrata di prepotenza nelle vicende dei militanti roveretani di LC: la strage di Piazza Fontana (Cossali e altri erano a Milano in quei giorni, a studiare) e l’omicidio del commissario di polizia
Luigi Calabresi. Adriano Sofri -leader di LC in seguito condannato come mandante dell’omicidio e autore della prefazione al libro di Zanin- su “Lotta Continua” scrisse: “L'omicidio politico non è certo l'arma decisiva per l'emancipazione delle masse dal dominio capitalista così come l'azione armata clandestina non è certo la forma decisiva della lotta di classe nella fase che attraversiamo. Ma queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l'uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”.  Gloria Canestrini: “Leggemmo Sofri e rimanemmo senza parole, quel giorno effettivamente qualcosa si spezzò nella nostra militanza, anche per me non fu più la stessa cosa” (p.47). Cossali, Viglio Martinelli e Mario Di Blasi uscirono da LC -subendo il rimprovero di Marco Boato-, ma dopo qualche mese Cossali tornò nel movimento.
Al di là degli estremismi (frequenti gli scontri, non solo verbali, con i missini di Plotegher e Civettini: altri esempi di protagonismo pluridecennale nella politica locale), dalla lettura di “Gli anni del ciclostile” sembra che LC avesse un rapporto con la società civile che ora non hanno neppure i partiti maggiori. I militanti mettevano la propria vita a disposizione del movimento, giravano le case per chiedere quali fossero le esigenze dei cittadini, creavano gruppi nelle fabbriche come nell’esercito (i “proletari in divisa”), costruivano occasioni di confronto (i “comitati di quartiere”, quando ancora non esistevano le circoscrizioni).
Nel bene e nel male, “i tempi sono cambiati” non è solo un luogo comune.

La Storia siamo noi: L’omicidio Calabresi

postato da: GinoCerutti alle ore 00:04 | link | commenti (4)
categorie: libri, storia, politica italiana, politica roveretana

sabato, 11 luglio 2009

Progetti di luoghi



“Progetti di luoghi. Paesaggi e architetture del Trentino.” è un libro di Alberto Cecchetto, architetto veneziano che in Trentino ha lavorato parecchio (“a partire dal 1977 elabora piani e progetti di riqualificazione urbana e architettonica per diverse città, tra cui Rovereto, Pergine e Ala”; ha progettato le nuove cantine di Mezzocorona).
L’analisi del paesaggio coinvolge sia ciò che è “naturale” che ciò che è “costruito”.  Dopo l’affermazione di un’architettura internazionale,  si riscopre un’architettura che dialoghi con il contesto in cui è inserita, imparando dall’osservazione del patrimonio storico. Il dialogo con il territorio per l’architettura non ha solo una valenza culturale, ma anche economica ed ecologica: l’utilizzo di materiali locali  riduce l’impatto ambientale delle costruzioni ed è solo tenendo conto del contesto (esposizione al vento, al sole, andamento delle temperature…) che si può massimizzare l’efficienza energetica degli edifici.
La riscoperta della territorialità assume particolare importanza in Trentino, dove ogni valle (per il clima, l’esposizione agli agenti atmosferici, l’orografia, l’idrografia…) è diversa dalle altre.
È un libro che può interessare i progettisti, chi è coinvolto in scelte di gestione del territorio (i politici, per esempio), chi ha semplicemente un po’ di passione per il territorio in cui vive.
Ricco di immagini, non è detto che si debba leggere per intero. Anche sfogliarlo può essere un piacere.

Link: www.studiocecchetto.com
postato da: GinoCerutti alle ore 20:09 | link | commenti
categorie: cultura, libri, ambiente

venerdì, 12 giugno 2009

Di parola in parola

immagine da www.etimo.it

Le parole ci circondano. A volte ci assediano. A volte paiano senza senso, suoni vuoti. Forse alla nostra società manca la valorizzazione del silenzio.
Sentiamo la forza delle parole quando sentiamo una forza che ci spinge a comunicare, quando il comunicare diventa vitale.
Se dico “matita” a cosa mi riferisco? A un oggetto, a una parola o a un'idea? Che rapporto c’è tra queste tre cose?

La radice del castagno s’affondava nella terra, proprio sotto la mia panchina. Non mi ricordavo più che era una radice. Le parole erano scomparse, e con esse, il significato delle cose, i modi del loro uso, i tenui segni di riconoscimento che gli uomini han tracciato sulla loro superficie. Ero seduto, un po’ chino a testa bassa, solo, di fronte a quella massa nera e nodosa, del tutto bruta, che mi faceva paura. E poi ho avuto questo lampo d’illuminazione.
Ne ho avuto il fiato mozzo. Mai, prima di questi ultimi giorni avevo presentito ciò che vuol dire “esistere”. Ero come gli altri, come quelli che passeggiano in riva al mare nei loro abiti primaverili. Dicevo come loro “il mare è verde; quel punto bianco, lassù, è un gabbiano” ma non sentivo che ciò esisteva, che il gabbiano era un “gabbiano esistente”; di solito l’esistenza si nasconde.

da Jean Paul Sartre,
La nausea

Senza parole lo stesso flusso del nostro pensiero sarebbe molto più povero, quasi prosciugato. E dal flusso del nostro pensiero dipende gran parte della nostra identità.
Il crescere parlando, pensando, in una lingua invece che in un’altra influenza la mentalità. Il crescere con “l'Inuktitut, una lingua che ha quaranta parole differenti per la neve, e nessuna per la guerra” (citazione da qui) porta a guardare la neve, e i rapporti umani, in un modo diverso.
Il nostro cervello ha, geneticamente, delle parti deputate alla comunicazione (v. l’area di Broca http://it.wikipedia.org/wiki/Area_di_Broca). La comunicazione e le sue strutture sarebbero quindi impresse dentro di noi ancor prima della nostra nascita?
La comunicazione non è solo parole e precede le parole. Se le parole sono convenzioni chi ha stabilito tali convenzioni ha dovuto comunicare, altrimenti non si sarebbe raggiunta una convenzione.
La ricerca etimologica, il relazionarsi alla storia delle parole, dà loro forza. Scoprire le sfaccettature della loro identità dà loro un senso nuovo.

Parlare e ascoltare insieme. È questo il nesso centrale di tutta la rivelazione biblica che Israele ha ripetuto e continua a ripetere ogni giorno nella preghiera della Shema’ Israel <<Ascolta Israele!>>
da Piergiorgio Cattani, Dio sulle labbra dell’uomo

Voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura; vi era soltanto una voce.
Dt 4,12

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio
Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
Gv 1,1-3

postato da: GinoCerutti alle ore 23:51 | link | commenti (6)
categorie: cultura, libri

venerdì, 29 maggio 2009

Cristianesimo delle origini

COMUNE DI ISERA
ASSESSORATO ALLA CULTURA

 ASSOCIAZIONE LAGARINA DI STORIA ANTICA

OGGI, VENERDI’ 29 MAGGIO

alle ore 20.45

PRESSO
LA SALA CONSILIARE DEL MUNICIPIO


ALLA SCOPERTA DEL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI:
QUALI RIFLESSIONI STORICO CULTURALI?

 

Interverrà il prof. Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano.

Cacitti ha scritto recentemente un libro con Corrado Augias "Inchiesta sul cristianesimo", che Massimo Introvigne in un articolo ha duramente criticato (e leggendo la prefazione di Augias mi pare che le critiche siano fondate. Vedremo...).

postato da: GinoCerutti alle ore 19:19 | link | commenti (13)
categorie: cultura, libri, storia, incontri, iniziative, conferenze

giovedì, 30 aprile 2009

Trento Film Festival!

Fino a domenica 3 maggio è aperto il Trento film Festival, mostre, libri, film e tanto altro dedicato alla montagna, all'esplorazione e all'avventura, da non perdere!

X info: http://www.trentofestival.it/

postato da: elToss alle ore 18:35 | link | commenti
categorie: varie, musica, libri, sport, salute, iniziative, montagna

lunedì, 26 gennaio 2009

Willi Graf: con la Rosa Bianca contro Hitler

OGGI, ore 20:30
Calliano - Sala Consiliare del Comune

"WILLI GRAF. Con la Rosa Bianca contro Hitler"
L'Assessorato alla Cultura di Calliano presenta il libro di Paola Rosà

Nato in una famiglia borghese e politicamente conformista, nella Saar contesa tra Germania e Francia, Willi cresce nelle associazioni cattoliche e non si iscriverà mai alla Gioventù hitleriana, neppure quando l'appartenenza diventa obbligatoria. Processato una prima volta, ancora adolescente, per la sua frequentazione dei gruppi giovanili proibiti, da studente universitario di medicina a Monaco - tra un tirocinio militare e l'altro sui fronti occidentale e orientale - entra in contatto con Hans Scholl, il leader del gruppo clandestino della Rosa Bianca, autore dei volantini anti-regime che cominciano ad essere diffusi nel giugno 1942. Dopo i tre mesi estivi trascorsi sul fronte russo, a contatto con gli orrori della guerra, ecco l'intensificarsi dell'attività di resistenza: Willi, il taciturno coraggioso, è in prima fila nella diffusione dei volantini, nell'organizzazione delle azioni, nel reperire i finanziamenti. Il 18 febbraio 1943, dodici ore dopo l'arresto dei suoi amici Sophie e Hans Scholl all'università di Monaco di Baviera, anche Willi Graf viene prelevato dalla Gestapo nel suo appartamento, insieme alla sorella Anneliese. Processato e condannato a morte in aprile, seguirà la sorte dei fratelli Scholl e sarà ghigliottinato il 12 ottobre 1943, nel carcere di Stadelheim, dopo che Hitler in persona avrà respinto la sua domanda di grazia. Una limpida storia di resistenza cristiana: la vita e la morte di un giovane che ha scelto la strada solitaria e controcorrente dell'opposizione coerente a un regime liberticida.

Arricchisce il libro un inserto con le foto di Willi Graf e del tragico periodo storico che si è trovato ad attraversare.

Prefazione di Moni Ovadia

Postfazione di Anneliese Knoop-Graf

da www.il-margine.it

Bibliografia: http://www.rosabianca.org/index.php/it/le_radici/i_libri

postato da: GinoCerutti alle ore 10:16 | link | commenti (3)
categorie: cultura, libri, storia, incontri, conferenze, politica mondiale

giovedì, 22 gennaio 2009

Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta

Qualche giorno fa Michele Marziani ci ha gentilmente contattato per pubblicizzare il suo libro. Di seguito c'è una breve descrizione di libro e autore.

Cover_Dei_small
Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta
Cult Editore, Firenze, euro 9,5, distribuzione Rizzoli


Il libro
Umberto Dei non è una persona. È una bicicletta. Anzi, un mito. E intorno a lei si snoda il romanzo di Michele Marziani, il cui protagonista, Arnaldo Scura, lascia un remunerativo lavoro da broker finanziario per fare il meccanico di biciclette. Il negozio di Arnaldo a Milano diviene crocevia di incontri, amori, pensieri, avventure. Fino a tingere di giallo le vicende di Nas, giovane studente afgano, aiutante del protagonista nella riparazione delle biciclette, ma soprattutto nel restauro delle Umberto Dei. Il finale, sorprendente, squarcia con ironia il pesante velo dei pregiudizi verso gli immigrati. Un tema caro all’autore, insieme a quello delle rivolte degli anni Settanta che, presente nel romanzo d’esordio “La trota ai tempi di Zorro”, torna, in tutt’altro contesto, anche in questa nuova prova narrativa di Marziani. Lo scrittore riminese si conferma abile nel trattare con competenza e leggerezza - senza cadere nell’ideologia e nel buonismo - problematiche attuali, dense e troppo spesso evitate da chi scrive romanzi. Il linguaggio utilizzato, una sorta di monologo interiore in cui le parole degli altri non sono chiuse tra virgolette ma inglobate nel testo, consente lo scorrere dolce e veloce di una storia che ha il sapore di una favola contemporanea, poetica e reale.

L'incipit
Quando ho visto brillare gli occhi di Nas di fronte alla mia Umberto Dei allora ho capito: la cultura è universale, altro che storie. È successo un pomeriggio di quelli in cui la luce nella bottega entra di taglio, quando il cielo è pulito e si sente il profumo dei glicini sul naviglio. Il ragazzo è entrato e sembrava un marocchino come gli altri, quelli che vengono a vedere se possono mettersi a posto la bicicletta coi tuoi attrezzi e se va bene ti lasciano un paio di euro, sennò si portano via pure una chiave o le pezze col mastice. Di solito non m’importa e li lascio venire. Non mi piace che di questa città si dica nel mondo che c’è diffidenza. Anche se a dirla per intero sarebbe pure così, ci si guarda tutti con un po’ di sospetto, anche qui sulla Martesana. Ma io vengo da un’altra vita, ho imparato che è meglio farsi portar via una chiave che lasciare la gente a piedi in mezzo a una strada.

L'autore
Michele Marziani è nato nel 1962 a Rimini dove attualmente risiede.  Ha vissuto a lungo sul lago d'Orta e a Milano. 
Umberto Dei” è la sua seconda prova narrativa dopo il romanzo di esordio “La trota ai tempi di Zorro” (DeriveApprodi). È autore anche di diversi libri di viaggi, vini e cibi.


Qui trovate la lettura audio del primo capitolo:

Qui, invece, i video della prima presentazione, il 29 novembre, alla libreria Rizzoli di Milano: http://www.youtube.com/view_play_list?p=E8272698BC1BD6D4

Il sito di Michele Marziani:
http://www.michelemarziani.org
postato da: farronait alle ore 20:38 | link | commenti
categorie: libri


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