![]() |
|

Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante, anche se ciclicamente emerge quando coinvolge personaggi noti. Per questo facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli Leggi ancora...
Mi pare particolarmente interessante questo passaggio, perché fa vedere che una soluzione ci sarebbe:
Questo avviene perché non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20».
Riporto un appello di GREENPEACE.
Cari cyberattivisti,
stavolta la minaccia potrebbe arrivare nei nostri piatti, colpendo uno degli alimenti base al mondo, il riso. La Bayer – gigante tedesco della chimica - sta tentando di vendere a diversi paesi una varietà di riso geneticamente modificato resistente a un erbicida.
Il riso della Bayer - chiamato LL62 - è stato modificato geneticamente per resistere a forti dosi di glufosinato, un erbicida irrorato nelle risaie per eliminare diverse varietà di erbe infestanti. Il glufosinato è ritenuto così pericoloso per gli esseri umani e l’ambiente che presto verrà vietato in Europa, secondo quanto recentemente stabilito dalla legislazione europea.
Al momento il riso Ogm esiste solo nei campi sperimentali. Non è coltivato a livello commerciale in nessun paese nel mondo. Nelle prossime settimane, però, l’Ue deciderà se questo riso geneticamente modificato potrà entrare nei paesi europei, comparire sugli scaffali dei supermercati e finire nei nostri piatti.
L’Italia, a livello europeo, è il principale produttore di riso e di prodotti biologici. Non lasciamo che gli OGM minaccino il nostro cibo, la nostra agricoltura e il nostro ambiente! Firmate anche voi la petizione e aiutateci a diffonderla.
Nell'immaginario collettivo italico l'extra-comunitario è, nel migliore dei casi, un ignorante da compatire, nel peggiore un assassino o uno stupratore. La legislazione è quindi coerente con questa concezione. Non ci si accorge però che la realtà è ben altra...
dal Corriere della Sera (10 agosto 2009)
Le scelte di Nokia Siemens di puntare sui mercati emergenti, da Bangalore a Hangzhou
Arriva l’era del ricercatore low cost: «In Cina e India si spende la metà»
Il caso del polo delle telecomunicazioni di Cinisello e Cassina de’ Pecchi
MILANO - Nella Milano che orgogliosamente prepara la sua Expo 2015 seicento ricercatori della Nokia Siemens Networks di Cinisello Balsamo e Cassina de' Pecchi rischiano di dover lasciare il posto di lavoro. Ufficialmente l'azienda, metà finlandese metà tedesca, non parla di chiusure o licenziamenti ma le mail spedite dal quartier generale ai dipendenti dell'area milanese non lasciano spazio alle illusioni e sono più chiare di un manifesto. L'ultima è di pochi giorni fa: il mittente è uno dei top manager del colosso finlandese della telefonia mobile, Torbjorn Kvist, e il messaggio suona come una condanna a morte per le sedi milanesi che subiranno una drastica riduzione dei carichi di lavoro e una «discontinuità» nei compiti loro assegnati. La discontinuità di cui parla Kvist nella sua raggelante mail vuol dire che la ricerca Nokia sulle tecnologie di nuova (terza e quarta) generazione lascia il Nord Italia e si installa in Asia, a Hangzhou e a Bangalore. Le motivazioni dell'azienda possono essere così freddamente sintetizzate: a) la ricerca nel terzo millennio se vuol essere efficace e redditizia deve essere vicina ai mercati di sviluppo per poterne assecondare richieste e mutamenti; b) le aree in cui i venditori di telefonia pensano di poter fare affari nell'immediato futuro sono Cina e India; c) non resta che abbandonare gradualmente i mercati giudicati maturi (Italia) e prendere la strada di Pechino.
La novità, tragica per noi italiani, è che finora discorsi come questi riguardavano il settore manifatturiero, le fabbriche tessili o chimiche. Ad emigrare verso Est erano posti di lavoro «poveri» e prodotti largamente copiabili, oggi la Cina invece comincia ad attrarre la ricerca e se ne vanno posti di lavoro pregiati che non torneranno più a disposizione dei laureati dei nostri Politecnici. «Anche in questo campo — dicono i ricercatori di Cinisello — la qualità si è standardizzata. Le università cinesi sono buone quanto le nostre e a questo punto la competizione si gioca solo sui costi. Uno di noi a Milano costa all' azienda all'incirca 45 euro l'ora, in Cina la metà». Siamo dunque entrati ufficialmente nell'era del ricercatore low cost. «E se Nokia e Siemens tutelano i loro siti di ricerca in Finlandia e in Germania — aggiunge Roberto Zanotto della Fiom-Cgil — nessuno fa niente per l'Italia. Da noi le telecomunicazioni languono e Nokia ci considera un Paese senza prospettive».
La joint venture tra finlandesi e tedeschi risale al 2007, già in partenza nasce sotto l'egemonia di Helsinki e il distacco progressivo della multinazionale bavarese dalle telecomunicazioni. Il nucleo portante della ricerca di Cinisello e Cassina de' Pecchi è una diretta eredità del vecchio insediamento Italtel di Castelletto di Settimo, ai tempi di Marisa Bellisario uno dei templi della ricerca made in Italy (un altro era il centro Honeywell di Pregnana Milanese e un altro ancora quello Telettra di Vimercate). Se ora i due siti dovessero chiudere o comunque spegnersi si chiuderebbe la lunga stagione del polo milanese delle telecomunicazioni d'avanguardia. E' evidente che in questo business i cinesi sono all'attacco, colossi come la Huawei e la Zte sono i nuovi padroni del campo e si vocifera anche di un interessamento di quest'ultima per ciò che resta dell'Italtel.
In questi anni Cinisello e Cassina hanno subito un lento dimagrimento ma adesso siamo alla frutta. «La Nokia smantella in maniera farisaica. Dice di non licenziare ma esercita il massimo della pressione perché la gente si licenzi. Non credo proprio che sia un modo corretto di comportarsi in un Paese straniero » denuncia Zanotto. Ufficialmente a Milano resterebbe la ricerca sul Gsm-Edge, ma è risaputo che per questa tecnologia il mercato è declinante e quindi non ci si può far affidamento. La cosa sconcertante, a detta dei sindacati, è che mentre il governo italiano si lancia nei progetti di finanziamento della banda larga la Nokia ci creda poco o niente. Il segnale che arriva da Roma è giudicato vago, la dotazione di risorse (800 milioni) diluita in cinque anni non pare particolarmente attraente e comunque di fronte al miraggio di rafforzarsi in Cina quei soldi sono peanuts, noccioline.
Per i 600 ricercatori milanesi è iniziata una lunga Via Crucis. Hanno un'età media attorno ai quaranta e quindi per loro non ci sono prepensionamenti possibili. Guadagnano circa 2 mila euro al mese ma chi si è messo in caccia di un nuovo posto di lavoro ha trovato (rare) offerte a 1.000-1.200 euro al mese e per di più con un contratto a progetto. La protesta dei ricercatori ancora non è esplosa. Non sono tipi da picchetti duri e da manifestazioni clamorose, solo pochi sono iscritti al sindacato e come forma di lotta preferiscono lo sciopero bianco e l'azione dimostrativa a mo' di rappresentazione teatrale. Qualche settimana fa, ai primi segnali di sganciamento della Nokia, hanno organizzato «il funerale della ricerca» con tanto di bara e di preghiera per il caro estinto. E' difficile che vadano a bloccare la tangenziale, è più facile è che inizi per loro una lenta diaspora. Qualcuno ha intenzione di prendere i soldi dalla Nokia per dimettersi e aprire un'edicola, qualcun altro riparerà in Svizzera. Così aspettando l'Expo la ricerca a Milano potrà morire in silenzio.
Dario Di Vico





Per una corretta visualizzazione di questo blog e per le tue navigazioni ti consigliamo di utilizzare Mozilla Firefox
Prova il sistema operativo Linux Ubuntu: gratuito, sicuro e open source
Se non diversamente specificato quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons
|
|