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venerdì, 06 novembre 2009

Premio Ambiente Euregio 2009 - Atto Secondo

In risposta alla competion sullo sviluppo sostenibile Premio Ambiente Euregio 2009 lanciata dall'APPA del trentino e dall'Euregio (Trentino, Alto-Adige, Tirolo), e al post dell'occhio di qualche tempo fa , nelle scora settimane un gruppo di lavoro legato all'occhio ha elaborato una proposta di progetto, prendendo come "laboratorio sperimentale" delle soluzioni di risparmio energetico individuate lo studentato universitario San Bartolomeo di Trento.



Per chi fosse interessato ad approfondire, è possibile trovare maggiori dettagli sul progetto qui sotto:

(click con pulsante sinistro, il salva con nome del pulsante destro non so perchè non funziona)



Delitto perfetto al San Bartolomeo



Allegato Tecnico A


Allegato Memoranda B



Crueza, Fontesinho Deformatio Roazzo von Shattenberg e Pequena

martedì, 27 ottobre 2009

Trentino: speciale del Corriere della sera

Con Il Corriere della Sera di ieri è uscito uno speciale sul Trentino contenente una serie di articoli sul suo modello (culturale, sociale, economico, politico).

Storia, emigrazione, cooperazione, disciplina, laboriosità del suo popolo fanno del Trentino una rassicurante certezza. Non ottenuta facilmente. E nemmeno gratuitamente.
http://www.corriere.it/economia/italie/trentino/

postato da: GinoCerutti alle ore 14:41 | link | commenti
categorie: economia, politica trentina

lunedì, 05 ottobre 2009

Alto Adige, autoarchia energetica e l'ambizioso obbiettivo della regione Piemonte

DOBBIACO - In vista della conferenza sui cambiamenti climatici di Copenhagen, le regioni alpine giocano la carta dell'autarchia energetica. Ad assumere a tutti gli effetti la leadership è l'Alto Adige che ha annunciato oggi ai Colloqui di Dobbiaco, storico evento di dialogo culturale e scientifico sull'ecologia che ha preso il via nella località altoatesina, che la Provincia intende eliminare l'utilizzo di fonti fossili entro il 2020.

"Attualmente abbiamo già un bilancio intermedio che evidenzia che il 56% del fabbisogno energetico è raggiunto utilizzando fonti rinnovabili - spiega l'assessore all'ambiente e energia della Provincia autonoma, Michl Laimer - il nostro piano è quello di raggiungere il 75% nel 2013 e il 100% entro il 2020. Per fare un raffronto nel 2005 la quota delle rinnovabili in Svezia era al 39,8%, in Finlandia al 28,5%, in Austria al 23,3%, in Germania al 5 e in Italia al 5,2%".

Il consumo energetico in Provincia di Bolzano è costituito per il 29% da elettricità, integralmente coperta dalla produzione idroelettrica (930 centrali in tutto, 784 da 220 KW, 116 da 220-3000 KW e 30 oltre 2000 KW per una produzione netta superiore del 50% alle esigenze locali) e per il 71% da domanda termica coperta ad oggi per il 27% con le rinnovabili e il 44% dalle fonti fossili che l'Alto Adige sostituirà integralmente entro il 2013.

"Non si tratta di un obiettivo ambizioso ma assolutamente realistico - ha continuato l'assessore Laimer davanti alla platea dei Colloqui di Dobbiaco - che la Provincia intende perseguire con l'utilizzo delle biomasse (legname da coltivazioni forestali), l'eolico, il solare e l'idrogeno. Oggi in Alto Adige sono in funzione 63 centrali a biomasse che producono annualmente 350 MWh che serve 10600 utenze allacciate con un taglio di emissioni pari a 48 milioni di tonnellate pari a 139000 tonnellate di CO2: il 15% arriva da legname delle foreste locali e il resto dagli scarti delle segherie ma intendiamo incrementare fortemente la quota derivante dalla coltivazione forestale e per questo l'Associazione per le biomasse sta mettendo a punto un piano per risanare parte del patrimonio boschivo favorendo il taglio delle piante più vecchie e l'avvio di nuova forestazione. Gli altri asset sui quali puntiamo sono il biogas e il fotovoltaico termico". Oggi in Alto Adige sono in funzione 31 impianti che trattano deiezioni animali e rifiuti organici, producono elettricità per 13 milioni di KWh e garantiscono minori emissioni per 9300 tonnellate CO2 risparmiate e 930 di metano. Sul fronte del solare grazie al conto energia negli ultimi due anni si è arrivati a 1068 impianti di pannelli per la produzione di energia elettrica, pari ad un installato di 29000 KW installato, e 17700 installazioni di solare termico: oggi il 50% di tutti i collettori solari in Italia è in Alto Adige per 195000 mq, pari a 40 mq ogni cento abitanti. La Provincia sta siglando un accordo con la Lega dei coltivatori per installare tetti fotovoltaici su tutti i masi dell'Alto Adige. La logica che ispira l'azione in tutto il territorio provinciale è quello che i cittadini producono la loro energia, si abituano anche ad amministrarla e distribuirla. Il caso più emblematico è quello di Dobbiaco dove la centrale a biomasse è di proprietà di una cooperativa costituita dalle 700 famiglie e imprese del comune: tutti sono collegati alla centrale che produce 600000 euro di utili l'anno e l'obiettivo della cooperativa è di acquistare la centrale idroelettrica oggi nelle mani di privati. Nella Provincia operano anche 291 piccoli impianti geotermici e 7 siti che hanno passato la valutazione ambientale strategica dove saranno installate 5000 sonde in grado di intercettare il calore del suolo.

Nel migliore dei mondi ambientalmente possibili del nostro Belpaese non manca un piano specifico per l'idrogeno: è stata posata la prima pietra per l'impianto che a Bolzano produrrà il nuovo combustibile utilizzando energia elettrica idroelettrica mentre a Rovereto sarà utilizzato il fotovoltaico e sul valico l'eolico grazie ad un progetto con Tirolo austriaco e Baviera che prevede che distributori di idrogeno in tutte le aree di servizio del tratto dell'autostrada del Brennero da Verona a Monaco

fonte: http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/adige-autarchia/adige-autarchia.html

Le iniziative della regione Piemonte, che si è invece pubblicamente compromessa con l'obbiettivo di raggiungere il 20/20/20 della UE prima dei termini stabiliti.

http://www.regione.piemonte.it/energia/
postato da: CruezaDeMa alle ore 15:02 | link | commenti
categorie: ambiente, economia, energia, trasporti, mobilità

giovedì, 24 settembre 2009

Cogestione

A Rovereto si voteranno dei referendum il cui obiettivo dichiarato dai promotori è lo sviluppo della democrazia diretta (o “partecipativa”, che dir si voglia). Può forse essere interessante ragionare sulla democrazia anche a livello di imprese. Un esempio è dato dalla cogestione, sostenuta e realizzata dalla socialdemocrazia tedesca.

Riporto la definizione da Simone Dizionari online

Cogestione
Partecipazione dei dipendenti di un'azienda al processo decisionale grazie alla presenza di loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione.
Si differenzia, dunque, dalla autogestione (v.) perché richiede la mediazione fra gli interessi degli azionisti e quelli dei lavoratori. Il paese che più di ogni altro ha applicato la cogestione ai rapporti industriali è la Germania (mitbestimmung), dove i lavoratori partecipano al processo decisionale attraverso un consiglio di sorveglianza eletto in modo paritetico dai lavoratori stessi e dagli azionisti.
Il presidente di tale consiglio di sorveglianza, eletto quasi sempre dai soli azionisti, ha un potere di voto doppio che, dunque, in caso di conflitti tra le due parti (lavoratori ed azionisti), garantisce la maggioranza assoluta.
Tra le funzioni del consiglio di sorveglianza spiccano: la definizione delle linee generali della politica della società, l'elezione e il controllo del comitato direttivo dell'impresa e la decisione circa modifiche importanti per la società.
postato da: GinoCerutti alle ore 09:21 | link | commenti
categorie: economia, politica europea, politica roveretana

lunedì, 10 agosto 2009

La barca affonda e i topi ballano

Nell'immaginario collettivo italico l'extra-comunitario è, nel migliore dei casi, un ignorante da compatire, nel peggiore un assassino o uno stupratore. La legislazione è quindi coerente con questa concezione. Non ci si accorge però che la realtà è ben altra...

dal Corriere della Sera (10 agosto 2009)

Le scelte di Nokia Siemens di puntare sui mercati emergenti, da Bangalore a Hangzhou
Arriva l’era del ricercatore low cost: «In Cina e India si spende la metà»
Il caso del polo delle telecomunicazioni di Cinisello e Cassina de’ Pecchi

MILANO - Nella Milano che orgogliosamen­te prepara la sua Expo 2015 seicen­to ricercatori della Nokia Siemens Networks di Cinisello Balsamo e Cassina de' Pecchi rischiano di do­ver lasciare il posto di lavoro. Uffi­cialmente l'azienda, metà finlande­se metà tedesca, non parla di chiu­sure o licenziamenti ma le mail spedite dal quartier generale ai di­pendenti dell'area milanese non la­sciano spazio alle illusioni e sono più chiare di un manifesto. L'ulti­ma è di pochi giorni fa: il mittente è uno dei top manager del colosso finlandese della telefonia mobile, Torbjorn Kvist, e il messaggio suo­na come una condanna a morte per le sedi milanesi che subiranno una drastica riduzione dei carichi di lavoro e una «discontinuità» nei compiti loro assegnati. La disconti­nuità di cui parla Kvist nella sua raggelante mail vuol dire che la ri­cerca Nokia sulle tecnologie di nuo­va (terza e quarta) generazione la­scia il Nord Italia e si installa in Asia, a Hangzhou e a Bangalore. Le motivazioni dell'azienda possono essere così freddamente sintetizza­te: a) la ricerca nel terzo millennio se vuol essere efficace e redditizia deve essere vicina ai mercati di svi­luppo per poterne assecondare ri­chieste e mutamenti; b) le aree in cui i venditori di telefonia pensano di poter fare affari nell'immediato futuro sono Cina e India; c) non re­sta che abbandonare gradualmen­te i mercati giudicati maturi (Ita­lia) e prendere la strada di Pechi­no.

La novità, tragica per noi italia­ni, è che finora discorsi come que­sti riguardavano il settore manifat­turiero, le fabbriche tessili o chimi­che. Ad emigrare verso Est erano posti di lavoro «poveri» e prodotti largamente copiabili, oggi la Cina invece comincia ad attrarre la ricer­ca e se ne vanno posti di lavoro pre­giati che non torneranno più a di­sposizione dei laureati dei nostri Politecnici. «Anche in questo cam­po — dicono i ricercatori di Cinisel­lo — la qualità si è standardizzata. Le università cinesi sono buone quanto le nostre e a questo punto la competizione si gioca solo sui costi. Uno di noi a Milano costa all' azienda all'incirca 45 euro l'ora, in Cina la metà». Siamo dunque en­trati ufficialmente nell'era del ricer­catore low cost. «E se Nokia e Sie­mens tutelano i loro siti di ricerca in Finlandia e in Germania — ag­giunge Roberto Zanotto della Fiom-Cgil — nessuno fa niente per l'Italia. Da noi le telecomunica­zioni languono e Nokia ci conside­ra un Paese senza prospettive».

La joint venture tra finlandesi e tedeschi risale al 2007, già in par­tenza nasce sotto l'egemonia di Helsinki e il distacco progressivo della multinazionale bavarese dal­le telecomunicazioni. Il nucleo por­tante della ricerca di Cinisello e Cassina de' Pecchi è una diretta ere­dità del vecchio insediamento Ital­tel di Castelletto di Settimo, ai tem­pi di Marisa Bellisario uno dei tem­pli della ricerca made in Italy (un altro era il centro Honeywell di Pre­gnana Milanese e un altro ancora quello Telettra di Vimercate). Se ora i due siti dovessero chiudere o comunque spegnersi si chiudereb­be la lunga stagione del polo mila­nese delle telecomunicazioni d'avanguardia. E' evidente che in questo business i cinesi sono all'at­tacco, colossi come la Huawei e la Zte sono i nuovi padroni del cam­po e si vocifera anche di un interes­samento di quest'ultima per ciò che resta dell'Italtel.

In questi anni Cinisello e Cassi­na hanno subito un lento dimagri­mento ma adesso siamo alla frutta. «La Nokia smantella in maniera fa­risaica. Dice di non licenziare ma esercita il massimo della pressione perché la gente si licenzi. Non cre­do proprio che sia un modo corret­to di comportarsi in un Paese stra­niero » denuncia Zanotto. Ufficial­mente a Milano resterebbe la ricer­ca sul Gsm-Edge, ma è risaputo che per questa tecnologia il merca­to è declinante e quindi non ci si può far affidamento. La cosa scon­certante, a detta dei sindacati, è che mentre il governo italiano si lancia nei progetti di finanziamen­to della banda larga la Nokia ci cre­da poco o niente. Il segnale che ar­riva da Roma è giudicato vago, la dotazione di risorse (800 milioni) diluita in cinque anni non pare par­ticolarmente attraente e comun­que di fronte al miraggio di raffor­zarsi in Cina quei soldi sono peanu­ts, noccioline.

Per i 600 ricercatori milanesi è iniziata una lunga Via Crucis. Han­no un'età media attor­no ai quaranta e quin­di per loro non ci so­no prepensionamenti possibili. Guadagna­no circa 2 mila euro al mese ma chi si è messo in caccia di un nuovo posto di lavo­ro ha trovato (rare) of­ferte a 1.000-1.200 eu­ro al mese e per di più con un contratto a progetto. La prote­sta dei ricercatori ancora non è esplosa. Non sono tipi da picchetti duri e da manifestazioni clamoro­se, solo pochi sono iscritti al sinda­cato e come forma di lotta preferi­scono lo sciopero bianco e l'azione dimostrativa a mo' di rappresenta­zione teatrale. Qualche settimana fa, ai primi segnali di sganciamen­to della Nokia, hanno organizzato «il funerale della ricerca» con tan­to di bara e di preghiera per il caro estinto. E' difficile che vadano a bloccare la tangenziale, è più facile è che inizi per loro una lenta dia­spora. Qualcuno ha intenzione di prendere i soldi dalla Nokia per di­mettersi e aprire un'edicola, qual­cun altro riparerà in Svizzera. Così aspettando l'Expo la ricerca a Mila­no potrà morire in silenzio.

Dario Di Vico

postato da: Monaccia alle ore 12:18 | link | commenti (2)
categorie: economia, politica italiana, fatti e misfatti, politica mondiale

venerdì, 07 agosto 2009

I problemi dei giovani...

Nel mese di giugno l’Associazione “Giovane domani” ha effettuato un sondaggio per comprendere le necessità e le aspettative dei giovani roveretani. Le richieste che vanno per la maggiore sono: locali all’aperto, discoteca, parcheggi a basso costo e una comunità più tollerante nei confronti dei ragazzi.
Da questi risultati risulta, ancora una volta, come capita in ogni discussione sui problemi dei giovani, che l’unica preoccupazione sia legata all’orario di chiusura dei locali del centro storico. Possibile essere cosi tanto anestetizzati da non avere altre priorità? Penso invece che le questioni su cui discutere e combattere anche con forza e determinazione siano altre.
L’Italia non è un Paese per giovani. Li carica di un enorme debito pubblico e pensionistico e li priva di prospettive per il futuro relegandoli ai margini del mercato del lavoro. La spesa per la protezione sociale in Italia è ripartita in modo del tutto svantaggioso per le nuove generazioni di lavoratori, garantendo prevalentemente il sistema pensionistico e sanitario.
In Italia soltanto il 18 per cento delle persone in cerca di occupazione riceve un sussidio, mentre negli altri paesi europei, dove la spesa sociale è distribuita in modo meno sproporzionato e non penalizzante, oltre il 70 per cento dei disoccupati riceve un benefit.
Scrive Giorgio Santini, dirigente della Cisl, su “Conquiste del Lavoro” del 20 giugno 2009: “Risultano particolarmente colpiti dalla crisi produttiva i lavoratori a termine, i co.co.pro. (…). Ciò conferma un utilizzo congiunturale di queste tipologie contrattuali, che sono le prime a crescere in fase di crescita economica, e le prime a ridursi nelle congiunture negative, mentre tiene il lavoro dipendente a tempo indeterminato grazie alla cassa integrazione (…). Si conferma, tuttavia, anche la forze penalizzazione dei giovani, maggiormente interessati dai contratti flessibili. Mentre si dimostra, dunque, la tenuta del meccanismo degli ammortizzatori sociali che è stato potenziato in questi mesi, contemporaneamente si evidenzia la debolezza dei giovani e dei lavoratori precari di fronte alle turbolenze del mercato del lavoro, e dunque si pone la necessità di continuare l’operazione di allargamento delle tutele.”
Tito Boeri ha provato a proporre alcune soluzioni in “Un nuovo contratto per tutti” e in “Contro i giovani – come l’Italia sta tradendo le nuove generazioni”, nel quale scrive: “Gli studenti universitari sono riusciti per qualche settimana a occupare il centro della scena. Manifestazioni di piazza, occupazioni e lezioni di piazza. Contro i tagli indiscriminati all’università contemplati dalla Legge Finanziaria di Tremonti. (…) Gli studenti possono oggi essere il soggetto nuovo, l’attore che scompagina le carte, che rompe gli equilibri. Perché ciò avvenga ci vuole però un salto di qualità. Sin qui la protesta dei giovani è stata soprattutto all’insegna dei no. Importante che ora si traduca in proposte concrete, che non finiscano per fare il gioco di chi si erge a difesa dello status quo. Il movimento degli studenti può aver un ruolo nel cambiare le regole di ingresso nel mercato del lavoro per tutti. Bisogna rimuovere quelle barriere che oggi separano il mercato del lavoro di serie A da quello di serie B. Tutti devono poter entrare con le stesse regole, permettendo ai loro datori di lavoro, privati e pubblici, di valutare il loro rendimento nei primi tre anni, con tutele contro il rischio di licenziamento crescenti nel tempo.”
Analizza anche la questione salariale: i giovani lavoratori vengono infatti descritti efficacemente con il termine milleuristi, per indicare le modeste retribuzioni, oltre alla precarietà della propria posizione lavorativa: “I giovani sono penalizzati da questa struttura del salario (…) partono con un primo salario del 10-15% più basso rispetto al salario medio (mentre fino a quindici anni fa i salari di ingresso erano più alti dei salari medi) e hanno meno progressione salariale di chi li ha preceduti”.
Ma non è solo colpa del mercato del lavoro, anche il sistema formativo è carente, “la laurea vale troppo poco anche perché l’università ci mette del suo. Bassa qualità della didattica e della ricerca in molte sedi. ci sono talmente tante sedi universitarie da permettere a molti studenti di trovare una facoltà praticamente sotto casa. Forse per questo si sceglie a cuor leggero. Non c’è poi da stupirsi se sette laureati su dieci dichiarano, una volta trovato un impiego, che le competenze acquisite a scuola o all’università non si rivelano utili al lavoro”.
Penso sia necessario per i giovani, e per le associazioni che vogliono rappresentarli, analizzare questi temi, decisivi per il nostro futuro.
postato da: Monaccia alle ore 13:19 | link | commenti (1)
categorie: economia, politica italiana, università, angolo dello sfogo, politica roveretana

lunedì, 01 giugno 2009

Festival dell’Economia 2009


http://2009.festivaleconomia.eu/

Trento è piena di gente che ascolta, pone domande, si aggira per le vie del centro e per le bancarelle piene di libri. È una bella idea il festival.

Rimando alle registrazioni degli incontri che per me sono stati più interessanti.

L’incontro tra Petrini, presidente di Slow Food, e Cipolletta, industriale e presidente dell’Università di Trento.
Petrini è estremamente simpatico e dice cose condivisibili (essendo un profano, non so fino a che punto). A volte, con i suoi scatti d’ira che richiamano la risata del pubblico, ricorda un po’ Beppe Grillo. Ma, a differenza di questi, conosce quello di cui parla. Cipolletta ha fatto il suo lavoro di antagonista, incassando divertito (all'apparenza...) gli attacchi di Petrini.

La conferenza del prof. Barbero, docente di storia medievale, sui conflitti di identità nella storia.
Non ho trovato il file .mp3 ma si può vedere all’indirizzo www.festivaleconomia.tv cliccando su “dirette”.
Barbero è anche autore di romanzi (e vincitore del Premio Strega).
Ha ricostruito in un percorso dalla preistoria ai giorni nostri il significato e la genesi delle identità etniche (si costituiscono dal rapporto con gli altri, si inventano per opportunità politiche, sono sorrette da narrazioni –più o meno realistiche- della propria storia…).

La serata con Rampini -inviato di Repubblica in Cina, dopo esserlo stato negli Stati Uniti- sul “Capitalismo irresponsabile”
Avevo già apprezzato Rampini l’anno scorso. I nostri mezzi di informazione sono fossilizzati su beghe da cortile, Rampini descrive –in modo efficace e affascinante- realtà apparentemente lontane ma decisive per il futuro del nostro pianeta.
postato da: GinoCerutti alle ore 14:12 | link | commenti
categorie: cultura, economia, incontri, iniziative, conferenze

mercoledì, 30 aprile 2008

Scopri quando DICHIARA il tuo Perbenista Benpensate preferito

Ebbene sì, ecco a voi il gioco dell'estate, molto semplice e molto divertente.
Notizia di oggi, battuta anche dall'ansa che sul sito delle entrate si possono vedere le dichiarazione dei redditi di TUTTI i contribuenti.
il link è QUESTO al momento è difficile da raggiungere. U
na volta che siete entrati nel magico modno dove la classica padellina di Ca$$i tuoi non esiste, sbizzaritevi a trovare qualsiasi PB che vi salti in mente e se volete Denunciatelo  .
PS: facciamo una classifica di chi l'ha sparata più grossa?
PPS: dovremmo mettere anche un link veloce alla guardia di finanza, non pensate?

postato da: ElStefano alle ore 16:00 | link | commenti (6)
categorie: cultura, economia, politica italiana, iniziative, politica roveretana

giovedì, 24 aprile 2008

I don't understand

Oggi sul sito de l'Ansa ho trovato questo articolo.
Il significato e i vantaggi di codesta nuova moneta mi sono quasi completamente astrusi. mi documenterò in merito, tuttavia se avete osservazioni personali...


TRENTO - A Trento potrà essere coniata una nuova moneta, lo Scec, che affiancherà l'euro con lo scopo di creare un circuito commerciale locale a favore di consumatori e piccoli punti vendita. Lo ha deciso il Consiglio comunale che ha approvato un ordine del giorno presentato dall'opposizione di centro destra. La proposta, dei consiglieri Flavio Maria Tarolli (Udc-Patt) ed Emilio Giuliana (Alleanza nazionale-Movimento Sociale Tricolore), è finalizzata ad "aumentare il potere d'acquisto reale delle famiglie e favorire la ricaduta sul territorio della ricchezza a beneficio delle imprese e dei consumatori". In sostanza l'ordine del giorno impegna la Giunta comunale a "stimolare sindacati di categoria, associazioni di cittadini, commercianti e istituzioni economiche a creare dei circuiti commerciali virtuosi con convenzioni ad hoc per i clienti". Tali convenzioni darebbero diritto a sconti sul prezzo dei prodotti, tramutati, però, nella nuova moneta, lo Scec. Questo permetterebbe a chi paga in Scec di usufruire di un ribasso per nuovi acquisti presso i negozi convenzionati, "con una ricaduta positiva sugli esercizi commerciali cittadini, soprattutto i piccoli punti vendita più soggetti alla concorrenza della grande distribuzione". Le banconote, di diverso taglio, potrebbero riportare il simbolo di Trento, l'aquila di San Venceslao, oppure l'effige di Bernardo Clesio o Cristoforo Madruzzo.

(fonte: Ansa, 24 aprile 2008)

postato da: farronait alle ore 13:44 | link | commenti (8)
categorie: economia, politica italiana

lunedì, 18 febbraio 2008

Ecco la spesa chilometri zero

Evitare i prodotti "nascosti" dal cellophane e dagli imballaggi,
la frutta fuori stagione e quella che arriva da lontano

Ecco la spesa chilometri zero
"Voglio solo l'insalata di casa mia"

Un chilo di pesche argentine costa 5,4 kg di petrolio
di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Un buon contributo alla salvaguardia del clima, oltre che alla salvaguardia della propria salute, può venire da una spesa non distratta. Invece di imbottire il carrello di cibi sepolti da montagne di cellophane - che servono anche a nascondere le tracce della fatica accumulata nei lunghi viaggi percorsi da ciò che finirà nel nostro stomaco - si possono comprare alimenti freschi che hanno fatto poca strada per arrivare in tavola.

E' la "spesa a chilometri zero". Mangiare a "chilometri zero" - ricorda la Coldiretti, uno degli sponsor dell'iniziativa - significa anche risparmiare e combattere l'inflazione perché i prezzi sono fino a dieci volte più alti se gli alimenti acquistati hanno percorso lunghe distanze: per trasportare a Roma un chilo di pesche dall'Argentina (12 mila chilometri in aereo) si consumano 5,4 chilogrammi di petrolio. Mentre, consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica l'anno.

Comprando un cibo compriamo anche l'acqua e l'energia che sono state necessarie per produrlo, pulirlo e portarlo fino a noi. E questa consapevolezza si è diffusa al punto che ormai sono comparse le prime etichette in cui, oltre al prezzo del cibo e alle calorie, vengono indicati il luogo di origine e i mezzi di trasporto usati (camion, nave o aereo).

Adesso la parola è a voi. Voi che in questo momento ci leggete potete decidere di programmare, nei prossimi giorni, una spesa che tenga conto di tutto ciò. Potete comprare cibi più freschi, più saporiti, legati al territorio facendo un regalo a voi stessi e all'ambiente. Se siete convinti, è il momento di passare all'azione. Se siete incerti, forse vale la pena di provare almeno una volta.

(17 febbraio 2008)

da repubblica.it

postato da: Monaccia alle ore 19:05 | link | commenti
categorie: economia


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