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Moderatore: Giampaolo Visetti, Pechino
Intervengono:
Lorenzo Dellai, Presidente, Provincia autonoma di Trento “Memorandum sulla Genuina Autonomia del Popolo Tibetano”
Dharamsala, 16 novembre 2008

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“I tuoi passi verso l’altro”
Martedì 6 ottobre 2009 | ore 20.30
Teatro di Ravina Sala “Claudio Demattè”
via Belvedere,4 – Ravina
Martedì 6 ottobre La Rete presenta la ventiduesima edizione del Corso formativo per volontari e persone interessate dal titolo “Con e per la persona disabile e la sua famiglia”
Per valorizzare questo traguardo abbiamo cercato di “inventare” una serata un po' diversa con l'obiettivo di coinvolgere, far riflettere ed emozionare i presenti attraverso racconti, immagini e musica.
Si tratta, credo, di un evento di rilievo; non solo per il fatto che sono passati 22 anni dalla prima edizione, ma anche e soprattutto per il significato che riveste in termini di sensibilizzazione e di radicamento sociale che in questo periodo sono stati realizzati. Nei 21 corsi di formazione precedenti, infatti, sono state coinvolte oltre 1300 persone.
Vi ringrazio fin d'ora per la disponibilità nel divulgare la comunicazione presso i vostri associati e collaboratori, con particolare riguardo all'evento di apertura, al quale auspichiamo una partecipazione numerosa, e che si prospetta come una serata di sensibilizzazione particolarmente interessante, dalle modalità innovative e contenuti coinvolgenti.
Confermando la disponibilità a fornire ogni ulteriore chiarimento, colgo l'occasione per salutarvi cordialmente.
Cooperativa Sociale La Rete
Il Coordinatore
Mauro Tommasini



Quest’anno è il 200° dalla rivolta di Andreas Hofer contro l’invasione franco-bavarese.
L’espansionismo napoleonico stava sconvolgendo l’Europa.
Francisco Goya non poteva di certo essere considerato un "reazionario" (si pensi a Il sonno della ragione genera mostri) ma ritrasse un episodio della violenta repressione napoleonica contro la Resistenza spagnola.

Francisco Goya, Il 3 maggio,1808
olio su tela
Museo del Prado, Madrid
In occasione delle celebrazioni di 25 anni fa Alexander Langer riscopriva l’attualità di quegli avvenimenti, senza confondersi con chi –c'è anche nel ricordo di questi giorni- occupa lo spazio che dovrebbe essere delle analisi storiche con scontri tra opposte tifoserie.
Andreas Hofer, l'imperatore, i francesi e noi
Alexander Langer
1.3.1984, Da "Letture Trentine"
Non c'è dubbio che per i tirolesi alternativi o di sinistra sia un po' difficile scaldarsi per l'anno hoferiano. Anni e anni di culto dell'eroismo tirolese "anno 1809" ci sono passati sopra con le più svariate e sempre efficaci strumentalizzazioni. Nel 1959 tutta la preparazione degli attentati dei primi anni '6o (quelli più autenticamente tirolesi, intendo) si è intrecciata con i festeggiamenti hoferiani. (...) L'epopea di un popolo che si solleva perché rivuole il suo " ancien régime" e il suo imperatore, anche quando costui lo ha già abbandonato, e che va sulle barricate per riavere le sue processioni e le sue gerarchie sociali, non ispira entusiasmi a chi oggi si trova a lottare contro un regime che ancora usa con tanto successo il cemento ecclesiastico, nostalgico, autoritario, gerarchico e reazionario.
(..)
D'altro canto esiste un episodio illuminante che testimonia della percezione deliberatamente selettiva dell'esempio hoferiano: l'unico gruppo partigiano sudtirolese, nel periodo nazista, si era denominato "Andreas-Hofer-Bund" ed operava prevalentemente in Val Passiria, ma è stato rimosso dalla memoria sudtirolese (..). Mentre per certi periodi storici è possibile contrapporre degli "eroi alternativi" a quelli ufficiali p. es. i pacifisti ai guerrieri, i dissidenti ai dittatori, le donne qualunque agli uomini di Stato, ecc. e quindi ritagliarsi uno spazio di contestazione e magari di anti-festeggiamenti, tutto ciò non funziona per il periodo della rivolta anti-francese e anti-bavarese dei tirolesi. Non si trovano facili identificazioni. Né si vorrebbe stare senza riserve dalla parte dell'oste passiriano che lottava in nome della restaurazione del buon tempo antico cattolico e imperiale contro il pericolo rivoluzionario e illuminista, ma bisogna pur riconoscere con rispetto e simpatia che si è trattato di una autentica sollevazione partigiana, di contadini in lotta per difendere la propria piccola patria contro gli usurpatori e oppressori, incuranti della ragion di Stato che li aveva già sacrificati. Tanto meno ci si può schierare dalla parte degli occupanti franco-bavaresi, anche se andrebbe apprezzata più di una delle loro riforme illuminate, soprattutto a confronto con la restaurazione metternichiana seguita al congresso di Vienna.
(…)
Fin dalla sconfitta dei contadini rivoluzionari di Gaismair, nel '500, c'è una infausta costante che attraversa la storia tirolese. Innovazioni, progressi, aperture, riforme non scaturiscono più dalla forza propria del popolo tirolese (che per lunghi secoli si lecca le ferite della sconfitta dei contadini rivoltosi), ma provengono ormai solo dall'esterno. L'illuminismo arriva sulle baionette dei battaglioni franco-bavaresi; il liberalismo viene imposto dal governo di Vienna, al quale il Tirolo si oppone (nella seconda meta dell'Ottocento) in un lungo e tenace "Kulturkampf"; le idee socialiste vengono ben presto identificate soprattutto nella parte meridionale del Tirolo come "walsch", "italiane", e così diventa più facile denunciarle e combatterle, imputando al "socialismo" oltretutto i peccati del dominio italiano nel Sudtirolo (del tutto a sproposito) e individuando nella sinistra una specie di cavallo di Troia della snazionalizzazione italiana. Grazie alla circostanza che le idee nuove vengono sempre da fuori, sarà agevole diffamarle e isolarle. Di converso diventerà dovere civico, quasi patriottico, dei tirolesi, assumere posizioni conservatrici quando non reazionarie. Una sola volta, nel tempo recente, un'idea nuova ed "esterna" ha trovato adesione nel Tirolo, nonostante l'opposizione di buona parte del clero: era il caso del nazismo, che non e stato smascherato e combattuto come "corpo estraneo", ma invece venne accolto dalla gran parte dei tirolesi come il più adeguato antidoto all'infezione socialista e repubblicana (nel Nordtirolo) e all'oppressione nazionalista italiana (nel Sudtirolo). Ci sarebbe quindi una cosa cui pensare utilmente nell'anno del "giubileo" (inventato ed enfatizzato per tutt'altri scopi): come promuovere la critica e il rinnovamento della società tirolese dall'interno, in maniera tale da non farsi respingere dagli anticorpi posti a vigilanza contro le infiltrazioni estranee, senza per questo perdere legami sufficientemente solidi con i movimenti e le correnti di rinnovamento nella più ampia Europa? Chi non scioglie questo dilemma, finirà sempre per bloccarsi alle soglie della coscienza tirolese (come l'illuminismo, il liberalismo, il socialismo, ecc.) o per essere isolato e tradito da qualsiasi Raffl del caso, una volta che l'accordo tra l'imperatore ed i francesi abbia tolto ogni respiro e prospettiva alla rivolta.
Link: Hofer: 200 anni fa la battaglia di Mori
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