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OGGI, Giovedì 7 maggio 2009 - ore 17.30
Cos'è vita umana?
Aspetti etici, giuridici, medici e teologici
a confronto
Rovereto - Trade Center (ex ASM)
Sala Spagnoli - via Manzoni, angolo via Prati
Intervengono:
Alberto Bondolfi, bioeticista (Università di Losanna)
Carlo Casonato, giurista (Università di Trento)
Loreta Rocchetti, medico e presidente CESP (Università di Trento)
Mario Pangallo, teologo (Padre Rosminiano)
Coordina: Lucia Galvagni, bioeticista (FBK)
Promosso dalla Biblioteca Rosminiana in collaborazione con il Comune di Rovereto, il Dipartimento di filosofia, storia e beni culturali dell'Università di Trento, l'Azienda provinciale per i servizi sanitari, l'Associazione "Amici di Simone" e il Liceo socio psico-pedagogico "F. Filzi" di Rovereto.
Dialoghi di Frontiera 2009
Tre incontri (dal 16/4 al 21/5) che affrontano alcune tematiche "di confine" relative all'inizio e alla fine della vita umana (fecondazione, eugenetica, fine vita, testamento biologico...) nella prospettiva di un dialogo tra impostazioni culturali, etiche e religiose disposte al confronto e all'ascolto. Si tratta della prima edizione dei "Dialoghi di frontiera" ispirati al modello di razionalità dialogica proposto da Antonio Rosmini.
Info: rosminiana [at] biblio.infotn.it
In “Cuore” Pasolini descrive come il “nuovo potere” consumista sfrutti un’idea (falsa) di razionalità per diventare totalitario.
Si potrebbe vedere anche l’altra faccia della medaglia: come il consumismo sfrutta i sentimenti. Mi vengono in mente le discussioni che su questo blog sono state fatte sul Natale.
“Cuore” è una risposta a critiche rivolte da sinistra, in particolare da Italo Calvino, a “Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti“.

CUORE
da Pasolini, Scritti corsari, Milano, Garzanti ed. 1975
pubblicato su “Il Corriere della Sera” del 1° marzo 1975 con il titolo “Non aver paura di avere un cuore”.
(…)
Per il maschio l'aborto ha assunto un significato simbolico di liberazione: essere per l'aborto incondizionatamente gli sembra una patente di illuminismo, progressismo, spregiudicatezza, sfida. È insomma un bellissimo, gratificante giocattolo. Ecco perché tanto odio per chi ricordi che una gravidanza non voluta può essere, se non sempre colpevole, almeno colposa. E che se la prassi consiglia giustamente a depenalizzare l'aborto non per questo l'aborto cessa di essere per la coscienza una colpa. Non c'è anticonformismo che la giustifichi: e chi di anticonformistico non possieda che un fanatico abortismo, certamente ne è seccato e irritato. E allora ricorre ai metodi più arcaici per liberarsi dell'avversario che lo priva del suo piacere di sentirsi spregiudicato e all'avanguardia. Tali metodi arcaici sono poi quelli infami della «caccia alle streghe»: l'istigazione al linciaggio, l'elencazione nelle liste dei reietti, la proposta al pubblico disprezzo.
(…)
Ho detto che l'essere incondizionatamente abortisti garantisce a chi lo è una patente di razionalità, illuminismo, modernità ecc. Garantisce, nel caso specifico, una certa «superiore» mancanza di sentimento: cosa che riempie di soddisfazione gli intellettuali (chiamiamoli così) pseudo-progressisti.
(…)
Il problema è ben più vasto, e comporta tutto un modo di concepire il proprio modo di essere intellettuali: consistente prima di tutto nel dovere rimettere sempre in discussione la propria funzione, specialmente là dove essa pare più indiscutibile: cioè i presupposti di illuminismo, di laicità, di razionalismo.
(…)
Il potere non è più infatti clerico-fascista, non è più repressivo. Non possiamo più usare contro di esso gli argomenti - a cui ci eravamo tanto abituati e quasi affezionati - che tanto abbiamo adoperato contro il potere clerico-fascista, contro il potere repressivo.
Il nuovo potere consumistico e permissivo si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi, di razionalisti, per costruire la propria impalcatura di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso delle nostre sconsacrazioni per liberarsi di un passato che, con tutte le sue atroci e idiote consacrazioni, non gli serviva più.
In compenso però tale nuovo potere ha portato al limite massimo la sua unica possibile sacralità: la sacralità del consumo come rito e, naturalmente, della merce come feticcio. Nulla più ostacolare tutto questo. Il nuovo potere non ha più nessun interesse, o necessità, a mascherare con Religioni, Ideali e cose del genere, ciò che Marx aveva smascherato.
Come polli d'allevamento, gli italiani hanno subito assorbito la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale del potere: tale è la forza di attrazione e di convinzione della nuova qualità di vita che il potere promette, e tale è, insieme, la forza degli strumenti di comunicazione (specie la televisione) di cui il potere dispone. Come polli d'allevamento, gli italiani hanno indi accettato la nuova sacralità, non nominata, della merce e del suo consumo.
(…)
Che cos'è (..) che rende attuabili - in concreto, nei gesti, nell'esecuzione - le stragi politiche dopo che sono state concepite? È terribilmente ovvio: la mancanza del senso della sacralità della vita degli altri, e la fine di ogni sentimento nella propria.
(…)
Al contrario di Calvino, io dunque penso che - senza venire meno alla nostra tradizione mentale umanistica e razionalistica - non bisogna aver più paura - come giustamente un tempo - di non screditare abbastanza il sacro o di avere un cuore.
Di questi tempi voci come quella di Cattani rischiano di essere schiacciate dallo strepitare dei due fronti contrapposti.
Dal mio personalissimo punto di vista, uno dei pochi aspetti positivi del PD potrebbe essere il divenire uno spazio di confronto tra cattolici e non cattolici (non uso il termine “laico” perché, in un certo senso, anche i cattolici non appartenenti al clero lo sono: www.demauroparavia.it/61809). Su questi temi si deve rinunciare alle facili “verità”, rendendosi conto che per le persone in carne ed ossa si tratta di drammi.
Il coito, l’aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti
di Pier Paolo Pasolini
in “Scritti Corsari” Garzanti 1975
Articolo apparso sul Corriere della sera del 19 gennaio 1975, con il titolo “Sono contro l’aborto”
Ho recuperato l’articolo su www.autet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=118&Itemid=52 dove è preceduto da un bel commento di Giacomo Pellizzari

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