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martedì, 24 novembre 2009

Arte? Ambiente? Design?



Dal sito hubrovereto.wordpress.com

Giovedì prossimo 26 Novembre organizzeremo un incontro presso l’hotel Nerocubo di Rovereto sul tema dell’arte come strumento di interazione. Due ore dense di contenuti e di esperienze concrete a cui partecipare portando le vostre idee e i vostri progetti per farli conoscere e confrontarli con i punti di vista degli altri partecipanti alla serata. Si parlerà di arte, di ambiente e di design ma non sarà un appuntamento dedicato esclusivamente a chi si occupa tutti i giorni di questo: come sapete a noi di Hub piace mescolare,  quindi siete tutti invitati!

Se pensate di partecipare vi chiediamo per comodità di comunicarlo al nostro indirizzo mail hubrovereto[chiocciola]gmail[punto]com

A presto!

postato da: farronait alle ore 21:37 | link | commenti (1)
categorie: cultura, arte, incontri

lunedì, 14 settembre 2009

Langer, Hofer e Goya

Quest’anno è il 200° dalla rivolta di Andreas Hofer contro l’invasione franco-bavarese.
L’espansionismo napoleonico stava sconvolgendo l’Europa.
Francisco Goya non poteva di certo essere considerato un "reazionario" (si pensi a
Il sonno della ragione genera mostri) ma ritrasse un episodio della violenta repressione napoleonica contro la Resistenza spagnola.


Francisco Goya, Il 3 maggio,1808
olio su tela
Museo del Prado, Madrid


In occasione delle celebrazioni di 25 anni fa Alexander Langer riscopriva l’attualità di quegli avvenimenti, senza confondersi con chi –c'è anche nel ricordo di questi giorni- occupa lo spazio che dovrebbe essere delle analisi storiche con scontri tra opposte tifoserie.

 

Andreas Hofer, l'imperatore, i francesi e noi
Alexander Langer
1.3.1984, Da "Letture Trentine"

Non c'è dubbio che per i tirolesi alternativi o di sinistra sia un po' difficile scaldarsi per l'anno hoferiano. Anni e anni di culto dell'eroismo tirolese "anno 1809" ci sono passati sopra con le più svariate e sempre efficaci strumentalizzazioni. Nel 1959 tutta la preparazione degli attentati dei primi anni '6o (quelli più autenticamente tirolesi, intendo) si è intrecciata con i festeggiamenti hoferiani. (...) L'epopea di un popolo che si solleva perché rivuole il suo " ancien régime" e il suo imperatore, anche quando costui lo ha già abbandonato, e che va sulle barricate per riavere le sue processioni e le sue gerarchie sociali, non ispira entusiasmi a chi oggi si trova a lottare contro un regime che ancora usa con tanto successo il cemento ecclesiastico, nostalgico, autoritario, gerarchico e reazionario.
(..)
D'altro canto esiste un episodio illuminante che testimonia della percezione deliberatamente selettiva dell'esempio hoferiano: l'unico gruppo partigiano sudtirolese, nel periodo nazista, si era denominato "Andreas-Hofer-Bund" ed operava prevalentemente in Val Passiria, ma è stato rimosso dalla memoria sudtirolese (..). Mentre per certi periodi storici è possibile contrapporre degli "eroi alternativi" a quelli ufficiali p. es. i pacifisti ai guerrieri, i dissidenti ai dittatori, le donne qualunque agli uomini di Stato, ecc. e quindi ritagliarsi uno spazio di contestazione e magari di anti-festeggiamenti, tutto ciò non funziona per il periodo della rivolta anti-francese e anti-bavarese dei tirolesi. Non si trovano facili identificazioni. Né si vorrebbe stare senza riserve dalla parte dell'oste passiriano che lottava in nome della restaurazione del buon tempo antico cattolico e imperiale contro il pericolo rivoluzionario e illuminista, ma bisogna pur riconoscere con rispetto e simpatia che si è trattato di una autentica sollevazione partigiana, di contadini in lotta per difendere la propria piccola patria contro gli usurpatori e oppressori, incuranti della ragion di Stato che li aveva già sacrificati. Tanto meno ci si può schierare dalla parte degli occupanti franco-bavaresi, anche se andrebbe apprezzata più di una delle loro riforme illuminate, soprattutto a confronto con la restaurazione metternichiana seguita al congresso di Vienna.
(…)
Fin dalla sconfitta dei contadini rivoluzionari di Gaismair, nel '500, c'è una infausta costante che attraversa la storia tirolese. Innovazioni, progressi, aperture, riforme non scaturiscono più dalla forza propria del popolo tirolese (che per lunghi secoli si lecca le ferite della sconfitta dei contadini rivoltosi), ma provengono ormai solo dall'esterno. L'illuminismo arriva sulle baionette dei battaglioni franco-bavaresi; il liberalismo viene imposto dal governo di Vienna, al quale il Tirolo si oppone (nella seconda meta dell'Ottocento) in un lungo e tenace "Kulturkampf"; le idee socialiste vengono ben presto identificate soprattutto nella parte meridionale del Tirolo come "walsch", "italiane", e così diventa più facile denunciarle e combatterle, imputando al "socialismo" oltretutto i peccati del dominio italiano nel Sudtirolo (del tutto a sproposito) e individuando nella sinistra una specie di cavallo di Troia della snazionalizzazione italiana. Grazie alla circostanza che le idee nuove vengono sempre da fuori, sarà agevole diffamarle e isolarle. Di converso diventerà dovere civico, quasi patriottico, dei tirolesi, assumere posizioni conservatrici quando non reazionarie. Una sola volta, nel tempo recente, un'idea nuova ed "esterna" ha trovato adesione nel Tirolo, nonostante l'opposizione di buona parte del clero: era il caso del nazismo, che non e stato smascherato e combattuto come "corpo estraneo", ma invece venne accolto dalla gran parte dei tirolesi come il più adeguato antidoto all'infezione socialista e repubblicana (nel Nordtirolo) e all'oppressione nazionalista italiana (nel Sudtirolo). Ci sarebbe quindi una cosa cui pensare utilmente nell'anno del "giubileo" (inventato ed enfatizzato per tutt'altri scopi): come promuovere la critica e il rinnovamento della società tirolese dall'interno, in maniera tale da non farsi respingere dagli anticorpi posti a vigilanza contro le infiltrazioni estranee, senza per questo perdere legami sufficientemente solidi con i movimenti e le correnti di rinnovamento nella più ampia Europa? Chi non scioglie questo dilemma, finirà sempre per bloccarsi alle soglie della coscienza tirolese (come l'illuminismo, il liberalismo, il socialismo, ecc.) o per essere isolato e tradito da qualsiasi Raffl del caso, una volta che l'accordo tra l'imperatore ed i francesi abbia tolto ogni respiro e prospettiva alla rivolta.

Link: Hofer: 200 anni fa la battaglia di Mori

 

postato da: GinoCerutti alle ore 18:41 | link | commenti (7)
categorie: cultura, arte, storia, politica europea, politica trentina, politica sudtirolese

mercoledì, 10 giugno 2009

festival Quotapoesia

Sabato 13 giugno, alle ore 18 a malga Costa (in Val di Sella, Borgo Valsugana, Trentino) il festival Quotapoesia, realizzato da Arte Sella e Atletico Poeti, ospita la grande Mariangela Gualtieri. Fondatrice del Teatro della Valdoca, autrice di raccolte per Einaudi, terrà un recital dal titolo "Un niente più grande".
Un reading in mezzo al bosco, lungo il percorso di Arte Sella (www.artesella.it), pura poesia di parole, paesaggio e sentimenti.

Info:
www.quotapoesia.it
postato da: farronait alle ore 20:56 | link | commenti
categorie: cultura, arte, incontri

venerdì, 22 maggio 2009

Da Venezia all’Impero




Venezia presenta Rovereto a San Marco  (1922) di Vittorio Bressanini
Foto di Federico Baroni
tratta da www.parrocchie.it/rovereto/sanmarco/foto_chiesa.htm


Rovereto, addio a Venezia
di MICHELE IANES – l’Adige 14/05/2009
Fu una battaglia epica, capace in un solo giorno di sconvolgere i confini dell'intero Triveneto ed avvicinarli alla forma attuale. Era il 14 maggio 1509: ad Agnadello, piccolo borgo nei pressi del fiume Adda a circa 40 km da Milano, si affrontarono le truppe della Repubblica di Venezia e quelle francesi del re Luigi XII. Quattro ore di battaglia sotto un violento nubifragio furono sufficienti per lasciare sul campo 14.600 morti e decretare la disfatta delle truppe della Serenissima. L'ambiziosa Repubblica di Venezia uscì dallo scontro con le ossa rotte e perse parte dei suoi territori sulla terraferma. A cinquecento anni esatti dalla battaglia, proprio in questi giorni, il governatore veneto Galan e il sindaco di Venezia Cacciari si preparano a celebrare la battaglia di Agnadello come un evento decisivo per la definizione del territorio attuale della regione. Per il Trentino i fatti di Agnadello non furono meno decisivi. Venezia perse infatti in quei giorni anche il controllo sul Trentino meridionale e su Rovereto. La città della Quercia reagì facendo atto di dedizione all'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, entrando così nell'Impero ed intrecciando i suoi destini con la vicina Trento. Così, anche per noi, il 500° anniversario diventa occasione di riflessione sull'inizio di una nuova era. L'Accademia degli Agiati di Rovereto propone un ciclo di tre incontri (il 22 e il 29 maggio e il 5 giugno) dal titolo «Rovereto asburgica, memoria e tradizione».
Ne abbiamo parlato con Marcello Bonazza , docente di storia e promotore dell'evento. Professor Bonazza, 500 anni dopo, che eredità ci lascia la battaglia di Agnadello? «Nel bel mezzo delle guerre d'Italia, rappresentò l'evento culminante dello scontro tra Venezia, autentica superpotenza dell'epoca, e la Lega di Cambrai, costituita dal Papa Giulio II, Luigi XII di Francia, Massimiliano I e da altri sovrani proprio per contrastare il dilagante potere della Serenissima. Nei mesi successivi la Repubblica veneta rischiò la sua stessa sopravvivenza. Andarono persi definitivamente i territori dell'Emilia a sud e sopra Borghetto e Riva del Garda a nord». Ecco l'importanza dell'evento per la nostra regione... «Si è trattato certamente di una delle tappe fondamentali per la nascita del Trentino, una delle date staminali che originò una serie di eventi a catena. Rovereto, la Vallagarina fino a Castelpietra e Riva del Garda rientrarono definitivamente nell'orbita dell'Impero. La porzione meridionale dell'attuale Trentino, che avebbe potuto rimanere veneziana per chissà quanto, affiancava all'improvviso Trento nell'area del Tirolo meridionale italiano». Il controllo di Rovereto passò da un giorno all'altro da Venezia agli Asburgo: come avvenne? «Subito dopo Agnadello, le città che Venezia aveva perso avevano di fronte due alternative: chiudere le porte sperando di resistere agli assedi e confidare in un nuovo intervento veneziano, oppure mandare in fretta ambasciatori per diventare sudditi di altri sovrani, cercando di strappare qualche garanzia. La cittadinanza di Rovereto scelse questa seconda via, e pochi giorni dopo la battaglia, per bocca del vescovo di Trento Giorgio Neideck, la città faceva atto di dedizione all'imperatore asburgico Massimiliano I». Quali furono le aspettative dei roveretani? «Rovereto sperava di fare il colpo grosso, diventando città imperiale e guadagnando in ricchezza e potere. L'Imperatore in una prima fase la accontentò, concedendole privilegi simili a quelli che aveva sotto Venezia. Ma negli anni successivi Rovereto diventò una tipica città tirolese, con un aumento di beghe e tasse che piacque meno ai cittadini». E' uno dei punti centrali degli incontri delle prossime settimane: la «nostalgia» di Venezia che affiora qua e là nel Trentino meridionale... «Fu soprattutto nella cosiddetta epoca irredentista, tra Ottocento e Novecento, che i ceti colti rispolverarono il mito di Venezia anche con qualche invenzione come i falsi affreschi con il leone di San Marco».


APPUNTAMENTI
«1509-2009. Rovereto asburgica. Memoria e tradizione» è il titolo del ciclo di conferenze organizzato dall'Accademia degli Agiati per le prossime settimane.
Il 29 maggio, l'incontro con lo storico Fabrizio Rasera : «Viva San Marco! Ascesa e declino del mito di Venezia nella Rovereto irredentista».
Il 5 giugno, sempre alle 17.30, con Lorenzo Baratter , direttore del centro documentazione Luserna, dal titolo «Come sulla pedana due schermidori. Valentino Chiocchetti, Rovereto nel dopoguerra e il ripensamento dei rapporti con il mondo germanico». Le conferenze si terranno nel palazzo della Fondazione Caritro.
Nel 2010 seguirà un convegno internazionale sulle comunità che, come quella roveretana, dopo una guerra si trovarono suddite di un nuovo principe.

Carte storiche:
domini della Repubblica di Venezia
domini italiani della Repubblica di Venezia
 

postato da: GinoCerutti alle ore 23:39 | link | commenti
categorie: cultura, arte, storia, politica roveretana

giovedì, 14 maggio 2009

CONTAINER DELLA CREATIVITA' | 15, 16 E 17 maggio | p.zza Duomo Trento

Container della Creatività è un’iniziativa promossa dall’Associazione Gruppo OASI di Cadine che vuole offrire ai giovani di età compresa tra i 14  e i  34 anni –residenti nella provincia di Trento- la possibilità di documentare il proprio estro creativo e farlo comparire nel primo "Annuario della Creatività Trentina".

Nei giorni 15, 16 e 17 maggio la città di Trento sarà coinvolta nelle più accattivanti performance live: pittura, scultura, body painting, street art, land art, illustrazione, scrittura, video art, fotografia, recycle art, manualità, architettura, musica, design, teatro, cosplay, tuning art, moda, light design, cucina, grafica, in generale tutte le arti visuali. Non mancheranno deliziosi assaggi, un salotto relax ed alcuni special creative guest.

La partecipazione è libera ed è aperta a tutti.

Programma (pdf)

 

Locandina (pdf)

locandina



 

CONTATTI: container@oasidarte.it | Tel: 377/2020495 Fax: 0461 865481 (dalle 9 alle 12)

INFO: http://www.container.oasidarte.it/

postato da: farronait alle ore 09:19 | link | commenti (1)
categorie: musica, cultura, arte, teatro, incontri, iniziative

venerdì, 06 marzo 2009

Fausto Melotti. Lo spazio inquieto

Da Museo Civico

Fausto Melotti. Lo spazio inquieto.
Incisioni, disegni, ceramiche, sculture

mostra temporanea
6 marzo - 9 maggio 2009
Galleria Transarte, via Valbusa Grande 2, Rovereto

prodotta da Transarte srl
con il patrocinio del Comune di Rovereto
in collaborazione con Museo Civico di Rovereto, Fondazione Opera Campana dei Caduti, Calycanthus, La cucina di Calycanthus, Filippini Art
a cura di Micaela Sposito
presentazione di Gillo Dorfles
contributi di Mario Cossali e Sergio Poggianella

Inaugurazione:
venerdì 6 marzo, ore 19

Orario di apertura:
dal martedì al sabato, ore 16-19, ingresso libero e gratuito
(pausa festività pasquali dal 9 al 15 aprile)

Informazioni:
tel e fax 0464.432326 | info@transarte.it | www.transarte.it

Catalogo:
AlcionEdizioni, Lavis (TN)

Mostra dedicata ad uno tra gli artefici del rinnovamento dell’arte plastica del Novecento, che nella città della quercia ha avuto i natali.
In mostra una selezione di oltre 80 opere, dal 1936 al 1985, attraverso le quali si ripercorrono alcune delle tappe più significative del percorso creativo di Fausto Melotti, a partire dalla lezione di Adolfo Wildt (suo maestro all’Accademia di Brera dal 1928), sino agli esiti degli anni Settanta e Ottanta, improntati al rifiuto del monumentale e del retorico, come a principi e valori musicali (il ritmo delle strutture, la modulazione, l’armonia, la vibrazione, il contrappunto) per dare espressione ad uno spirito versatile.

La rassegna è l’occasione per esporre alcuni inediti (una figura femminile in ceramica smaltata policroma del 1953, un "cartoccio" ancora in ceramica degli anni Sessanta, sei tecniche miste su carta probabilmente prodotte tra il 1970 ed il 1980, due incisioni, oltre ad una serie di prove d’autore delle sue più note incisioni), e soprattutto per festeggiare il ritorno a Rovereto della Madonna in bronzo che nel 1936 Fausto Melotti donò, dedicandola, a Don Antonio Rossaro.

APPUNTAMENTI

sabato 7 marzo | ore 11
OPERA CAMPANA DEI CADUTI
Colle di Miravalle | ingresso libero
Fausto Melotti e la Madonna di Don Rossaro
introduce Alberto Robol; intervengono Gillo Dorfles, Giovanni Marzari, Sergio Poggianella
Viene presentata la Madonna che nel 1936 Fausto Melotti dona a Don Antonio Rossaro, in occasione del suo venticinquesimo anno di sacerdozio. La scultura rimarrà in esposizione presso la Fondazione Opera Campana dei Caduti sino a maggio 2009.

sabato 14 marzo | ore 11
CALYCANTHUS
Piazza Erbe 26 | ingresso libero
Le incisioni inedite di Fausto Melotti
inaugurazione mostra e incontro con Giovanni Marzari | aperitivo a cura di 'La cucina di Calycanthus'
La mostra presso “Calycanthus. Uno spazio per l’arte” potrà visitarsi dalle ore 10.30 alle ore 12.30 nelle seguenti giornate: sabato 14 marzo, sabato 21 marzo, sabato 28 marzo, sabato 4 aprile.

giovedì 19 marzo | ore 18
GALLERIA TRANSARTE
Via Valbusa Grande 2 | ingresso libero
I gioielli-scultura di Marco Rigovacca
in collaborazione con Prima Pagina e Collezioni Laboratorio Piva; presenta Ornella Frisinghelli
Padovano, architetto, Marco Rigovacca è un artista di gioielli, vere e proprie sculture à-porter, dall’effetto concettuale e sofisticato; le sue creazioni – anelli, colliers, mono-orecchini – in passerella presentate da Ornella Frisinghelli.

venerdì 20 marzo | ore 18
CALYCANTHUS
Piazza Erbe 26 | ingresso libero
Miracoli, dalle poesie di Fausto Melotti
Gigi Zoppello, voce recitante; Trio Broz, musica per archi | aperitivo a cura di 'La cucina di Calycanthus'
con Barbara Broz al violino, Klaus Broz al violoncello e Giada Broz alla viola

venerdì 27 marzo | ore 18
CALYCANTHUS
Piazza Erbe 26 | ingresso libero
Viaggi, dalle poesie di Fausto Melotti
Gigi Zoppello, voce recitante; Emilia Campagna, pianoforte | aperitivo a cura di 'La cucina di Calycanthus'

postato da: GinoCerutti alle ore 10:00 | link | commenti
categorie: musica, cultura, arte, iniziative, conferenze, notizie roveretane

domenica, 18 gennaio 2009

ScaTTi BuLLonati




foto Depero
Alienazione plastica
postato da: farronait alle ore 10:53 | link | commenti (1)
categorie: cultura, arte, foto

venerdì, 16 gennaio 2009

Depero


Case alpestri, 1936
Olio su compensato, cm 77,5x72
Museo Civico di Rovereto

di Scutiero

Se ci avesse messo mano lui, Depero, l’avrebbe fatto proprio così: un museo trasognato, un museo dove «avanguardia e memoria» convivono, anzi dialogano.
continua qui
postato da: GinoCerutti alle ore 19:43 | link | commenti (4)
categorie: cultura, arte, rovereto nel web, notizie roveretane

venerdì, 26 dicembre 2008

Lo straordinario nell'ordinario. L'ordinario nello straordinario.



Giotto, Cappella degli Scrovegni – Padova (1304-1306)


Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto; lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l'umiltà divina.
Sant’Agostino

Dio si è fatto uomo: cosa diverrà l'uomo, se per lui Dio si è fatto uomo? Questa speranza ci consoli in ogni nostra tribolazione e tentazione di questa vita.
Sant’Agostino

L'incarnazione rivela all'uomo la grandezza della sua miseria tramite la grandezza del rimedio necessario.
Blaise Pascal, “Pensieri”


Una famiglia irregolare
di Claudio Magris
Corriere della Sera - 24 dicembre 2008
Anche qualche settimana fa, alcuni monaci di diverse confessioni religiose, a Betlemme, si sono azzuffati come altre volte nei pressi di quella grotta o stalla in cui la tradizione vuole sia nato quel bambino che - come soprattutto essi dovrebbero sapere - è venuto a salvare il mondo. È curioso che, proprio in vicinanza di quella mangiatoia in cui è stato deposto il neonato redentore, coloro che sono preposti al suo culto incorrano nella più stupida bestemmia, la violenza nata da invidiose rivalità, e si affannino a smentire la promessa di pace agli uomini di buona volontà annunciata in quella notte - promessa sempre smentita, e in forme ben più gravi delle baruffe tra frati, ma senza che sia cessata l' attesa, la necessità del suo adempimento. In quella stalla c' è una famiglia che è veramente sacra, come dice la formula, perché è l' opposto della famigliuola egoista e perbene, indifferente al destino altrui e chiusa al mondo nel suo lindo e orrido «far casetta» (come si dice in veneto, per sferzare la sua sdolcinata e fasulla intimità); una famigliuola che ama richiamarsi al modello di quella grotta, mentre ne è spesso la negazione. Anzitutto in quel presepe c' è una famiglia irregolare e anomala. La madre ha accettato una maternità sconcertante e scandalosa: quando l' angelo gliela annuncia, Maria non sa quale sarà la reazione di Giuseppe ed è pronta con assoluto coraggio a tutte le difficoltà, sofferenze ed oltraggi di una ragazza madre sola, di una donna disonorata. Gianfranco Ravasi - in un articolo sul Sole 24 Ore - la paragona alle partorienti clandestine «cui nessuno è disposto a portare un catino per il sangue», come scrive il poeta cristiano cinese Ai Qing da lui citato. Se quel figlio non sarà riconosciuto dal padre legale, sarà marchiato dalla vergogna, come accadeva sino a pochi anni fa e accade ancora in diversi Paesi e contesti sociali; si pensi che, fino a un' epoca recente, per la Chiesa cattolica un illegittimo che avesse la vocazione al sacerdozio poteva diventare sacerdote solo col permesso speciale del vescovo - permesso concesso quasi sempre, il che non cancella quella vile violazione ecclesiastica dello spirito evangelico. Giuseppe ha accettato con altrettanto coraggio quella paternità, forse perché ha capito che ogni creatura, prima di essere figlia nostra, è figlia di Dio e per questo anche nostra; che la paternità (o maternità) di sangue, talora casuale, è misera cosa rispetto a quella d' amore. Il terzo o meglio il primo dei tre, il neonato, fa semplicemente il neonato, come deve essere; non compie certo eclatanti miracoli prematuri, come quelli vantati in molti Vangeli apocrifi, ma verosimilmente si attacca al seno, piange, si addormenta. Accanto a quei tre, per loro fortuna, ci sono solo un bue e un asino - quasi a ricordare la nostra parentela col mondo animale così votato a soffrire - e persone estranee: pastori sconosciuti, più tardi saggi uomini di studio e di preghiera. Non c' è nessuna asfissiante tribù famigliare di prozii, cognati, cugini di suocere; quel clan che talora è un mondo di festosa e rassicurante accoglienza, ma spesso un groviglio di invadenze, livori repressi, piccoli giochi di dominio e di rivalsa, rituali imperiosi e oppressivi; un' endogamia viscosa, come un letto anche caldo ma non rifatto. Natali di una volta, incanto dell' abete illuminato ma anche interminabili pranzi grevi e pesanti, sazietà e mortalità della carne, cicatrici d' infanzia nel cuore. La grande parentela può essere pure un tribunale, come sapeva Kafka, che trasse l' ispirazione del Processo anche dai due angosciosi incontri plenari di famiglie all' hotel Askanischer Hof di Berlino in occasione del fidanzamento e poi del suo scioglimento. Il neonato di quella grotta, cresciuto, sarà duro con l' istituzione famigliare: chiederà bruscamente perfino a sua madre cosa ci sia fra loro due, dirà di essere venuto ad annunciare un messaggio che porrà il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; chiamerà fratelli e sorelle solo i suoi amici e seguaci. Userà pochissimo la parola «fratello»; chiamerà piuttosto le persone a lui care «amici», parola che dice molto di più di un mero legame di sangue, che può essere pure quello fra Caino e Abele o fra Giacobbe ed Esaù. Per il cristianesimo, la fraternità è quella fra gli uomini in quanto figli di Dio, non di una coppia particolare. Quel messaggio, quel comandamento è radicale; troppo radicale per noi mediocri dal cuore troppo piccolo per accogliere il mondo con i suoi conflitti, e si capisce che la Chiesa abbia dovuto ammorbidirlo, anche se, a furia di smorzarlo, ha rischiato spesso di alterarlo, rendendo i suoi fedeli simili a quei religiosi che a Betlemme si accapigliano, trasformando in rissa la preghiera.
postato da: GinoCerutti alle ore 14:03 | link | commenti (8)
categorie: cultura, arte

venerdì, 14 novembre 2008

Jazz al museo

Dal 15 novembre una mostra al Mart celebra il genere musicale che più influenzò il Novecento. E la sera, cucina del territorio e musica nei locali.

Nella mostra Il secolo del jazz. Arte, cinema, musica e fotografia da Picasso a Basquiat che si inaugura al Mart di Rovereto il 15 novembre, spartiti, affiche, libri, fotografie ma soprattutto le opere di Otto Dix, Max Beckmann, František Kupka e tanti pittori modernisti americani che scelsero come fonte di ispirazione il jazz, raccontano quanto il genere abbia incisosulla società del Novecento.
Per i fan della black music sono in programma concerti all’Auditorium F. Melotti (nella stessa struttura del Mart). Si comincia il 31 ottobre con il sestetto statunitense Henry Threadgill & Zooid, che spazia dai vari stili jazzistici alle citazioni di musica colta, alle melodie etniche. Si continua il 14 novembre con la formazione francese Michel Portal Unit, aperta alla sperimentazione e all’improvvisazione collettiva. Il 21 novembre il sestetto italiano di Rosario Giuliani presenta Tribute to Kind of Blue, rilettura dei brani composti da Miles Davis e contenuti in un album leggendario dal titolo Kind of Blue. Orari: 21. Ingresso: 13 €. Info: tel. 0464.45.22.54, www.comune.rovereto.tn.it.

Info: Mart, corso Bettini 43, Rovereto (Tn), n. verde 800.39.77.60. Orari: 10-18, ven. 10-21, chiuso lun. Ingresso: 10 €


postato da: farronait alle ore 19:18 | link | commenti
categorie: musica, cultura, arte


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