Ci sono delle domande che nella vita pesano come dei macigni.
Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Argomenti penosi che nemmeno il teroldego superiore riesce ad aiutarmi nella sintesi di una risposta quantomeno accettabile.
Tuttavia, tra tutte le domande che ci caratterizzano in quanto esseri umani, una in particolare occupa la prima posizione della mia personalissima top ten delle domande esistenziali per eccellenza (in puro stile nick hornby).
La domanda che tanto mi spaventa proviene generalmente dal proprio partner al termine di un intimo scambio di effusioni e viene così posta: "Ti è piaciuto?"
Una domanda che per ragioni sentimentali - legate per lo più alla conservazione di un rapporto di coppia vagamente appagante per entrambi - prevede una risposta che va (o che comunque andrebbe) ripescata univocamente all'interno del calderone della positività. Cose del tipo:
"Si" - risposta minimalista e triste
"Certo" - risposta categorica
"Ma ovvio!" - risposta tendenzialmente arrogante
"Con te non può non piacermi, dai" - risposta assertiva
"E' stato fantastico. Ora baciami scema" - risposta complice
"Amore, ogni volta che lo facciamo tu mi fai toccare il paradiso" - risposta mocciana
Che poi ognuno risponda pure quello che gli pare. Il problema di fondo resta che qualsiasi risposta si emetta, il pericolo può considerarsi tuttaltro che scampato. E' la seconda domanda, introdotta dalla prima come una leggero venticello che preannuncia una bufera, a poter scatenare lo tsunami.
La seconda domanda, di solito, è questa qui: "A si? E perchè?"
In quei casi, fate come me. Iniziate ad acarezzare leggermente i capelli del vostro partner, sorridendo. Poi con la mano scendete e fate una carezza sul suo volto. Infine, la (o lo) baciate sussurando: "Ho proprio voglia di un caffè, tu lo prendi sempre senza zucchero giusto?"
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