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mercoledì, 04 novembre 2009

La paura di uno sguardo

Sui mass media e sui blog (ho scritto qualche mia idea a proposito su quello di Berlicche) si dibatte sul senso del crocifisso nella aule scolastiche e sul senso della sentenza. Ma più che di questo (dopo tutto un cristiano può benissimo stare in un'aula senza crocifisso e un non cristiano può benissimo stare in un'aula con il crocifisso) mi interessa capire cosa motiva chi si impegna per anni in una battaglia giudiziaria di questo tipo, arrivando fino alla giustizia europea.
Adesso temo i talebani cattolici, articolo apparso su Il Corriere della sera di oggi, dà qualche indicazione.
Mi ha colpito in particolare una frase del figlio più giovane: "In classe, alle medie, c’erano tre crocifissi. Ovunque ti giravi, ti sentivi osservato".
Se non ignorava i crocifissi, se si sentiva osservato, in qualche modo riconosceva in loro il richiamo a una presenza. A una presenza reale. Strano per un ateo.
Probabilmente ci sono degli "atei" che vivono il rapporto con Dio come una lotta (e quindi in qualche modo a Dio ci credono). Forse perché è stato insegnato loro -magari non con un insegnamento esplicito: ma il messaggio è passato- che Dio è un essere ostile di cui aver paura (v. l'episodio, narrato all'inizio dell'articolo, della sgridata del nonno). O forse, al contrario, l'ostilità a Dio è da ricercarsi nel fatto che il Dio cristiano è portatore di un amore troppo grande per essere capito. Così anche il suo sguardo può far paura. Tanto da volerlo evitare.
postato da: GinoCerutti alle ore 23:56 | link | commenti (10)
categorie: cultura, fatti e misfatti


Commenti
#1    05 Novembre 2009 - 14:03
 
Dio non necessita che simboli e genti parlino al posto suo ....

quelle sono necessità dell'essere umano che a fondato la sua
società attorno ai bastioni della paura...

la fede é tutt'altra cosa...

saluti

linn
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#2    05 Novembre 2009 - 14:27
 
Sarebbe un argomento interessantissimo: quando Dio ha bisogno degli uomini? O meglio: quanto Dio si è messo nelle condizioni di aver bisogno degli uomini (essendo onnipotente, se ha bisogno è perché in qualche modo ha deciso di mettersi nella condizione di bisognoso)?
Se Dio si è fatto uomo forse non è vero che non ne ha bisogno, considerando anche che Gesù ha invitato all'azione e alla predicazione.

Chi riceve questo bambino nel nome mio, riceve me.
Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire i malati.


Ciao
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GinoCerutti

#3    05 Novembre 2009 - 21:51
 
il fatto che  dio si sia fatto uomo é una credenza dei cristiani, ma non ci sono prove scientifiche di questo...ne mistiche, sappiamo benissimo che i libri sacri sono stati trafficati e che tutto questo é un farsa, non possiamo dunque credere a cose di cui non ci fidiamo totalmente,...

il fatto é che la fede é un sentimento profondo dell'individuo, un suo momento personale un diritto suo...tutto qui...

provare l'esistenza di dio e il suo dire e fare é un illusione che hanno inventato gli uomini,....ed é un modo per passare il tempo ed evitare di pensare alle vere ragioni della fede che sono poi le  ragioni spirituali e che nulla hanno a che vedere coi fatti, ma piuttosto con i sentimenti, e le speranze e la loro azione su di noi...

credo che gesu abbia preferito l'azione alla credenza perché giustamente
lui voleva che la gente entrasse in un atto conscio attivo della fede e non in un atto adorativo e mistico della fede, poiché la vera fede e la vera spiritualità esiste in tutto istante senza bisogno di intermediari spiegativi della loro esistenza...

la domanda é :

crediamo di piu in dio e nel fatto di dire di credere in dio ?

io non credo in dio, ma difendo la sua spiritualità ed indipendenza nel essere un dio, poiché é questa la famosa azione...della fede...

cioé che liberta di credo é che : 


che dio possa esiste oppure  no ... poiché lui puo tutte e due le cose

visto che é dio se lo é ..



cosa é meglio  :

un uomo che ha la fede ?

o uno che

dice di avere la fede ?

per me é meglio

colui che  parla di quello che sa , e non di piu...

e visto che nessuno puo dire nulla su dio...che non sia eretto da credenze che vengono da dogmi e da contratti non spirituali...

taciamo...





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#4    08 Novembre 2009 - 22:00
 
Incapaci di lasciarsi provocare dalla croce (L'Adige 7/11/2009)

La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha sollevato un grande dibattito, cui vorrei partecipare anch'io. Alcun anni fa, quando nel Convento dei Cappuccini di Trento la mensa dei poveri di 35 posti è apparsa insufficiente (era il 2003) abbiamo restaurato alcuni locali sotto la Chiesa per dar vita a una nuova mensa più grande.
Riuscì una mensa molto bella. Un giorno vengo chiamato perché alcuni islamici chiedevano di parlarmi. Sono accorso e mi sono sentito dire: «Perché non c'è un crocifisso nella mensa?». Una distrazione e me ne sono vergognato. Ho provveduto subito. In realtà io non sentivo il bisogno di un Crocifisso: tutti quei poveri e immigrati erano «crocifissi viventi». Per me il Crocifisso è presente nella vita, nella sofferenza di troppi, nella sofferenza della natura e non sento il bisogno di un segno su una parete. Ma loro, addirittura degli islamici, me l'avevano chiesto e io li ho ascoltati. Oggi la sentenza europea mi interroga di nuovo. Onestamente sono combattuto: non ho bisogno del Crocifisso di legno, ma non lo rifiuto se questo per qualcuno ha valore. Ho sempre pensato che se io allora avessi imposto il Crocifisso in mensa molti sarebbero insorti chiedendomi di toglierlo, ma non avendolo fatto loro stessi mi hanno chiesto di metterlo. È su questo aspetto il mio desiderio di intervenire. Nella sentenza della Corte europea vi sono alcune parole che mi infastidiscono: «Viola il diritto… potrebbe disturbare… il dovere di imparzialità e neutralità». Mi dico: cosa rimane se abbiamo paura di violare, di infastidire, di disturbare, quale società immaginiamo? Una società impoverita, piatta. Una società retta dai «no», senza mai proposta di progetti e idee. Quale società ne deriva se non una condannata a star male, a impoverirsi. Mi chiedo se non sia possibile pretendere che una signora, pur rispettandone le convinzioni, non possa tener conto delle convinzioni di un'altra signora che ha convinzioni opposte? Non è forse ora che cominciamo a confrontarci con rispetto reciproco su posizioni diverse e addirittura inconciliabili, imparando ad ascoltarci e ad arricchirci grazie a provocazioni anche se opposte al mio modo di sentire? Siamo capaci di accettare il simbolo e di andare ben oltre a quel poco o tanto che esso mi dice! Anche come provocazione storica, senza perdere quell'aspetto culturale significativo che magari a me da fastidio. La mia personale identità religiosa passa certamente per la Croce, ma non quella appesa su una parete, ma quella che incontro giorno dopo giorno in me e in tante persone. Non è dimenticando e rinfacciandoci le crociate e l'inquisizione che ci guadagniamo, ma dalla capacità di riflettere su di esse e la croce può esserne la causa ed evitare invece nuove crociate oggi.

Giorgio Butterini
È cappuccino del convento di Trento, noto biblista, già direttore della biblioteca dell'Istituto trentino di cultura

utente anonimo

#5    09 Novembre 2009 - 12:42
 
Io in classe avevo provato ad appendere una foto di Thom Yorke, ma il giorno dopo qualcuno ci disegnò con un pennarello nero i baffi alla Hitler. Così, un pò triste mi rassegnai e la tolsi.
Devo dire che anche lo sguardo di Thom fa parecchio paura.


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#6    09 Novembre 2009 - 13:22
 
a volte ritornano:

Sentenza 01 marzo 2000, n. 439
L'esposizione del crocefisso nel seggio elettorale

http://www.olir.it/documenti/index.php?documento=559

El.S.
utente anonimo

#7    09 Novembre 2009 - 16:48
 
Lo scandalo del Crocifisso di Fabrizio Summonte
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GinoCerutti

#8    09 Novembre 2009 - 18:12
 
Grazie per la lettera di Padre Butterini.
Mi conferma che la questione interessante non è tanto "crocifisso sì"/ "crocifisso no" dal punto di vista giuridico (dopo si finisce per perdersi in sentenze -magari tra di loro contraddittorie-, trattati, commi e circolari ministeriali...). Ad essere interessante è il "perché?", nel senso di ciò che motiva veramente le persone.
Perché credi che rappresenti una forza viva o perché vuoi contrapporti ai musulmani?
Perché hai paura di confrontarti con l'Infinito o perché vuoi confrontarti con gli altri apertamente e alla pari? 
E questo me lo conferma anche il seguente pezzo su don Milani.

da http://www.corradomarchi.it/pubblicazioni/articoli/don_milani.htm

Già dagli inizi della sua attività scolastica, a San Donato, compie un gesto che ancor oggi è fonte di discussione: toglie il crocifisso dall’aula di una scuola che pur dovrebbe definirsi cattolica: “La mia scuola la dedicherò a Socrate e non al Sacro Cuore"[17]. Il gesto di eliminare il crocifisso ha fatto discutere e ne sono state date diverse letture: comunque non è da interpretarsi come una scelta di campo per la scuola aconfessionale, sembra piuttosto che si tratti di una delle sue provocazioni per far riflettere i giovani intorno agli interrogativi religiosi. Egli stesso afferma: “chi mi ha conosciuto cattolico, se mi vede eliminare un crocifisso non mi darà mai di eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato cattolico, dato che da un cattolico è posto”[18]. Con ciò non vogliamo affermare che l’aconfessionalità fosse solo di facciata, non era un modo di catturare i ragazzi ostili alla religione, tuttavia non era fine a se stessa e non escludeva l’apertura alla fede, infatti “la scuola non può essere che aconfessionale e non può essere fatta che da un cattolico e non può essere fatta che per amore (cioè non dallo Stato)"[19].
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GinoCerutti

#9    10 Novembre 2009 - 23:30
 
http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=46343

"La sceneggiata messa in campo dalla Lega Nord in Consiglio Regionale è la cartina al tornasole di quanto ho avuto modo di commentare a proposito della sentenza europea in tema di crocefisso nelle scuole. Osservavo che quella sentenza, contrariamente a quanto avevano commentato alcune anime candide, non avrebbe affatto favorito in Europa un clima di sereno confronto e reciproco rispetto tra diverse confessioni religiose, ma avrebbe messo in moto una serie di effetti a catena destinati a rinvigorire le componenti più radicali e fondamentaliste.
Sono stato facile profeta nel dire che, dopo questa sentenza totalmente priva di riferimento al buon senso, il crocefisso si sarebbe trasformato in una sorta di 'clava' in mano ai nuovi 'atei devoti', strumento a difesa di una civiltà che si presume minacciata dai processi demografici e dalla globalizzazione. Benzina su un fuoco, quello del presunto scontro di civiltà, che a fatica persone, intellettuali, autorità politiche e religiose più responsabili sono riuscite fino ad ora a controllare e a mantenere nell’ambito della ragionevolezza. Usare simboli religiosi in questo modo, come avvenuto oggi in aula, è sintomo, sul piano civile, di una assoluta irresponsabilità istituzionale; sul piano religioso è indice di un atteggiamento che rasenta la profanazione ed il sacrilegio.
Sarà bene che tutti, nel nostro piccolo e a livello generale, apriamo una seria riflessione per impedire che il rapporto vitale e fecondo fra istanza civile e istanza religiosa che per molti secoli ha costituito uno dei pilastri dell’identità dei nostri territori alpini, venga travolto da una micidiale manovra a tenaglia messa in campo per un verso dai novelli fondamentalisti e, per altro verso, dai laicisti, propugnatori di una dimensione meramente privatistica dell’istanza religiosa.
Forse il sano principio degasperiano della laicità nella politica, unitamente alle tradizioni di apertura e di sensibilità culturale della nostra Chiesa, possono aiutarci nell’evitare queste due derive." (Provincia)

utente anonimo

#10    09 Dicembre 2009 - 14:00
 
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