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VER 3.0: L'Occhio di Rovereto versione blog. Maggiore dinamicità, maggiore interattività, alienazione allo stato puro.

Avvertenza: se doveste avere il sospetto di riconoscervi tra i personaggi di queste storie, sappiate che si, siete voi. Ma non prendetevela con noi. Noi eravamo zitti in un angolo a prendere nota. Avete fatto tutto da soli.

 

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Trentino, 7 agosto 2006
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mercoledì, 02 luglio 2008

Io mi Bugo!

Bugo a Nomi, domani, Nomi on the rock.

Ricordo di averlo scoperto grazie a Dispenser: stavo cenando con mia sorella e dalla radio uscì "Sei bella come il di", ballata un pò lo-fi, un pò ci-sei. Fu subito amore.


postato da: okcomputer alle ore 12:48 | link | commenti
categorie: musica, video, feste e sagre

sabato, 28 giugno 2008

Una vita vera, tra fede e malattia



di ALBERTO PICCIONI

Non sopporta l'ineluttabile frase che potrebbe venire in mente vedendolo: «Inchiodato a una carrozzina», perché innanzitutto non è adeguata alla sua situazione e poi perché contiene una idea sbagliata del corpo, della persona, della sua libertà e dignità. Piergiorgio Cattani sulla sua carrozzina si muove, da lì ha relazioni intense e gioiose con gli altri. Da quella carrozzina ha dettato al computer e a degli studenti che lo hanno aiutato, il suo ultimo libro «Cara Valeria. Lettere sulla fede» (Il Margine, 206 pagine, 14 euro) (..). Cattani, studioso di tematiche filosofiche, religiose e politiche, presidente dell'associazione culturale Oscar Romero, scrive su quotidiani e riviste, fin da giovane convive con la distrofia muscolare, con dignità e sviluppando al massimo ciò che la malattia gli ha lasciato intatto: la capacità di pensare, amare, pregare. Cattani, perché ha scritto proprio un epistolario? «Era da qualche tempo che volevo scrivere le mie idee sulla vita. Ma non volevo fare un trattato teologico o una raccolta di saggi. Nel frattempo avevo ripreso a scrivere lettere, quelle che si mettono in una busta e si inviano. Che scrivi senza avere una risposta immediata dal tuo interlocutore, ma che lasciano uno spazio di riflessione. La lettera ti costringe a pensare prima di scrivere. Valeria è una mia amica a cui scrivevo ogni tanto. Le mie missive indirizzate a lei e raccolte nel libro sono in parte un'invenzione letteraria, ma che si basa su un rapporto di amicizia reale». Lo definirebbe un libro «ottimista»? «Non mi piace come termine, preferisco parlare di speranza. Quella che nasce dalla fede cristiana che mi permette di avere una visione positiva della vita». Data la sua condizione, come affronta il problema del male? «Parlo specificamente della mia malattia e il problema del male è un filo conduttore dell'intero libro. Per quanto riguarda me stesso ho sempre tentato di guardare prima il dolore degli altri e poi il mio. È ovvio che in apparenza nella vita ci sono i più fortunati e quelli meno: ognuno lo percepisce in se stesso e nel mondo. Ma per quanto riguarda la fede non penso che dobbiamo lasciarci prendere da facili soluzioni del male. Chi dice che il male in Cristo è già vinto e quindi esiste solo il bene, frequentemente scade in una visione dialettica e semplicistica: il male è necessario e funzionale al bene come la morte alla vita. Non è così. Il male resta per me un mistero al quale Dio potrà dare una risposta, ma non nella realtà concreta. In questo seguo l'idea di Sergio Quinzio che ha parlato della sofferenza di Dio, della sua scelta di non essere onnipotente. La lotta contro il male resta per noi una realtà non superata, anche se sappiamo che Cristo ha vinto la morte con la sua debolezza, sulla croce. Ma solo chi sente la provvisorietà delle propria condizione può sperare, pregare e lavorare per il compimento». Lei prega molto? Che significa per lei pregare, se Dio è «debole»? «Io utilizzo la liturgia delle ore e i salmi per pregare. Ci trovo una dimensione evocativa e dialogante del rivolgersi a Dio. Pregare allora significa credere alla bontà degli uomini quando tutti dicono il contrario, come sosteneva Paolo de Benedetti e la tradizione ebraica con lui. È chiaro poi che bisogna agire senza tirare in ballo Dio ogni momento». Lei è la prova che ogni vita vale la pensa di essere vissuta. Come vive la posizione del magistero cattolico sulla difesa della vita dal suo concepimento alla morte? «Se nell'aldilà ci aspetta solo una dimensione positiva e di gioia, se pensiamo alla morte come ad un passaggio dell'anima in un paradiso dove vige la felicità, che senso avrebbe soffrire su questa terra? In questo modo di pensare il corpo è come un carcere. Se invece ci mettiamo nella prospettiva della resurrezione cristiana possiamo sperare che qual male, quel dolore che oggi vivo sarà purificato da Dio e mi verrà restituito sotto un'altra forma. Ecco perché ritengo che ogni vita vada vissuta». Come tradurrebbe ad un uditorio «laico», ad una persona che non ha la fede, questo suo discorso? «Gli direi che non esiste solo l'individualismo. La sofferenza può anche arricchirti e farti capire meglio il mondo e che l'assistenza ai malati può non essere solo una fatica. Comunque credo che bisogna avere profondo rispetto di chi non ha la fede e delle sue libere scelte di fronte alle decisioni. Sono altrettanto convinto che anche il più laico degli uomini non possa rinunciare completamente alla speranza».

l'Adige 20/05/2008

www.ladige.it


Intervista per Il Trentino: www.piergiorgiocattani.it/Documents/pg_articolo.pdf
postato da: GinoCerutti alle ore 14:58 | link | commenti
categorie: cultura, libri

venerdì, 27 giugno 2008

Michael De Feo & Quercereto

postato da: farronait alle ore 13:08 | link | commenti (5)
categorie: arte

Blu e Erica il Cane a Rovereto 2.0

Blu e Erica il Cane al lavoro.
Ex Bimac, Rovereto
COME - DOVE - PERCHE'








Disegni (ericailcane.org)


Video (blublu.org)

MUTO


LETTER A


WALKING




LINK
Articolo sul sodalizio Blu&EricailCane

http://www.blublu.org/
http://www.ericailcane.org/
postato da: okcomputer alle ore 12:50 | link | commenti (3)
categorie: cultura, foto, video

giovedì, 26 giugno 2008

In Spagna per l’idea fascista

 

 


Legionari trentini nella guerra civile spagnola 1936-39

 

Sede: Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto


Periodo:

dal 28 giugno al 15 ottobre 2008

 

Orario:

dal martedì alla domenica 10.00-18.00

luglio – agosto – settembre: dal martedì al venerdì 10.00-18.00

 

Inaugurazione:

venerdì 27 giugno, ore 18.30.

 

www.museodellaguerra.it

www.crushsite.it/arte/museoguerra.html

 


La mostra è dedicata alla partecipazione dei trentini alla guerra civile spagnola, con particolare attenzione a quanti combatterono nelle file del Corpo Truppe Volontarie, schierate con Franco. (..)

L’appuntamento ha visto la collaborazione di numerose famiglie dei reduci di quella guerra, che hanno ritrovato per l'occasione fotografie, cimeli e ricordi.

La mostra si avvale di una ricerca inedita ed è accompagnata da un catalogo contenente un importante saggio dello storico Gabriele Ranzato. La guerra civile che insanguinò la Spagna tra il 1936 e il 1939 fu cruenta e brutale e da tutti oggi viene considerata il prodromo della Seconda guerra mondiale. Ma fu anche la guerra più ideologica tra quelle dichiarate dal fascismo. (..) Al ritorno i reduci furono accolti calorosamente dalle comunità di partenza, con manifestazioni e cerimonie. (..) Dopo il 1945 sulla guerra simbolo della politica aggressiva del fascismo si scaricarono tutti gli elementi di condanna rivolti al passato regime. Chi era andato in Spagna con le truppe fasciste preferì non parlarne, chi aveva combattuto contro Franco preferì sottolineare il carattere poco "volontario" dei legionari inviati dal Duce. Fu invece più facile sottolineare, per la continuità con la Resistenza al nazifascismo tra il 1943 e il 1945, la partecipazione degli antifascisti che combatterono nelle Brigate internazionali in difesa del governo repubblicano. Gli italiani inquadrati inviati da Mussolini a fianco del generale Francisco Franco furono circa 80.000 e quelli accorsi nelle Brigate Internazionali in aiuto della Repubblica spagnola circa 4.000. Tuttavia, mentre gli storici hanno cominciato da tempo ad occuparsi degli antifascisti, poco si sa di quanti risposero alla chiamata di Mussolini. La mostra illustra i risultati di una ricerca relativa al numero dei trentini nel Corpo Truppe Volontarie, che nel dicembre 1936 salparono dall'Italia per Cadice e tra il febbraio 1937 e la primavera del 1939 parteciparono a fianco degli insorti alla conquista di Malaga, alla battaglia di Guadalajara, alla presa di Santander, alla battaglia dell’Ebro, fino a Barcellona e a Madrid. Sono stati ritrovati i nomi, i dati anagrafici, la provenienza e la professione di quanti partirono; di molti si è trovata anche la foto. Oggi sappiamo che furono circa 570 e che ne morirono 38. Le centinaia di trentini, e le migliaia di italiani, che accettarono di andare in Spagna a combattere per Franco, lo fecero sostenuti da sollecitazioni ideologiche e da motivazioni concrete: il compenso per i soldati (20 lire al giorno, più un premio di arruolamento di 3.000 lire, particolarmente allettanti dopo anni di ristrettezze), la certezza di acquistare benemerenze presso il partito; la speranza, una volta rientrati, di un’assunzione nel pubblico impiego; probabilmente lo spirito di avventura. Tuttavia, se gli argomenti di tipo materiale furono importanti e forse decisivi, essi non escludono, anzi sono compatibili e complementari con ragioni ideologiche e politiche, frutto di una educazione transitata attraverso la scuola e le nuove forme della comunicazione e della persuasione proprie della società di massa che il fascismo aveva adottato.


Link: Articolo di Corona Perer

postato da: GinoCerutti alle ore 23:57 | link | commenti (1)
categorie: cultura

sabato, 21 giugno 2008

Il massacro del Grappa

venerdì 27 giugno 2008, ore 17.30
Il massacro del Grappa.
Vittime e carnefici del rastrellamento (21-27 settembre 1944)

Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Rovereto
 


Questo libro è la storia del rastrellamento del Grappa che si risolse in un massacro di inermi, ma è anche la storia di una gigantesca menzogna e di un'enorme ingiustizia che conferiscono all'evento la fisionomia di una tragedia collettiva. Gli esecutori negarono ogni loro responsabilità, nessuno scontò la pena per quanto aveva commesso. Le vittime, dopo l'ingiustizia del massacro, subirono l'ulteriore ingiustizia dell'assenza di giustizia.
Libro di Sonia Residori (Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza “Ettore Gallo” - Cierre edizioni, Verona 2008). Discute con l’autrice Emilio Franzina.

Storia e storie.
Rassegna a cura dell’Accademia roveretana degli Agiati, Museo storico italiano della guerra, Museo storico del Trentino.
www.crushsite.it/arte/storico.html

 
Post su precedenti appuntamenti di “Storia e storie”:
In viaggio con Alex
Un grande sonno nero. Vita e morte di Guido Rossa alpinista e operaio

postato da: GinoCerutti alle ore 12:15 | link | commenti
categorie: cultura, libri, incontri, conferenze

giovedì, 19 giugno 2008

E così sia (una storia vera)

Qualche sera fa, come capita spesso a noi dell' Occhio (conduciamo vite assai mondane, ndr), siamo stati a cena nel nostro locale preferito.
Entrare lì è come immergersi in un fiume accompagnati da Giovanni il Battista per un rito di purificazione (fisica e spirituale), con la sola eccezione che il fiume assume tonalità rossastre e Giovanni si presenta come entità mistico/voodoo dopo la seconda/terza portata.
Quando il rito, raggiunto l'apice , annullò le distanze, demolì ogni costruzione sociale, rese la mente libera di vagare e capace di esplicitare ciò che fino a quel momento era imbrigliato nell'implicità dell'essere, decidemmo di alzarci a pagare.
Poco fuori dal locale, mentre si stava delineando il progetto di una via Crucis del tutto laica, per completare il rito e potersi così fregiare del titolo di semidei, trovammo un portafoglio: vuoto ma con dei documenti al suo interno.
Convinti che uno slittamento di un qualche minuto verso la santificazione non avrebbe costituito un problema insormontabile, percorremmo il breve tragitto che ci separava dall'abitazione della proprietaria del bene smarrito.
Una signora, si. Una donna che abitava poco distante.
Arrivammo alla casa. Era abbastanza tardi. Che fare? Che dire? Come agire? Lasciarlo nella cassetta delle lettere? Lasciarlo li con un bigliettino "Salve signora, abbiamo trovato il suo portafoglio per strada. Buonagiornata".
Ma in questi casi, affidarsi al proprio cuore (colmo di amore e di speranza per via del rito) è la cosa migliore.
La complicità che scorgemmo nei nostri occhi catalizzò i nostri processi decisionali e la soluzione giunse fulminea: ci attaccamo al campanello.
Attendemmo alcuni minuti per ricevere una risposta.
"Si...chi è?"
"Buonasera signora, scusi il disturbo ma abbiamo trovato il suo portafoglio per strada. Apra che glielo portiamo su...siamo la ronda padana".
"Ah! Grazie...bambinel no me som neanca nascorta de averlo pers...a Gesù...fortuna che ghe se voi altri, l'è piem de lazaroni... vegnì vegnì...elo davert? Si? vegni sù".

Se non fosse rimasto da Pierino a giocare a morra con il cuoco, Giovanni il Battista sarebbe stato fiero di noi.
Amen miei cari amici.

postato da: okcomputer alle ore 23:09 | link | commenti (6)
categorie: racconti, cucina, fatti e misfatti

mercoledì, 18 giugno 2008

La riduzione al silenzio

è successo anche a me, ho pensato, una in più o una in meno. non vedo perché devo perderci il fegato io.
meglio non commentare, discutere, informarsi. restare in silenzio.

in fondo lo hanno legittimamente e nel pieno delle loro facoltà votato gli italiani. è giusto che quindi gli italiani si tengano nuovamente quest'uomo, che rappresenta inoltre uno spaccato ampissimo del costume della nostra società, come massima autorità di governo.

Un biglietto per Reykjavik per favore. Come? sì, certo certo. me lo sto portando lo spolverino.


La riduzione al silenzio

di GIUSEPPE D'AVANZO


"UNA RASSICURANTE frustrazione" è la passione dominante in Italia, sostiene Giorgio Agamben. è il sentimento che prova chi è stato espropriato delle sue capacità espressive, è l'impulso di chi, "senza avere nulla per tirarsene fuori", si consegna a un silenzio dinanzi all'"intollerabile". è insostenibile in Italia lo stordito consenso a questa riduzione al silenzio, la quieta accettazione del vuoto di parole di un intero popolo di fronte al proprio destino.

Non c'è dubbio che contribuiscano a questo sentimento il disincanto delle élites, la debolezza dell'opposizione politica, il rumore dei media, la narcosi di un corpo sociale frastornato da una comunicazione nebbiosa, truccata, prepotente. Per l'ultima prova di forza di Berlusconi - un déjà vu - non accade nulla di diverso.

Il Cavaliere deve liquidare un paio di nomina criminis: corruzione in atti giudiziari (in un processo, che lo vede imputato, compra un testimone chiave, Mills); corruzione di incaricato di pubblico servizio (traffica con Agostino Saccà, Rai, promettendogli lussuosi affari). Il capo del governo combina un provvedimento con immediata forza di legge protetto da una formula di grande successo: la sicurezza. Prova a condirlo con una norma che lo salva.

Il Capo dello Stato gli si oppone due volte: urgente può essere la sicurezza dei cittadini, non la tua personale impunità giudiziaria. E ancora, non è urgente o necessario l'annichilimento dello strumento investigativo delle intercettazioni: vai in Parlamento e trova una soluzione condivisa.

Berlusconi finge di abbozzare. Rinuncia a regolare le intercettazioni per decreto (oggi, disegno di legge). Non rinuncia a rendersi "sacro". Ordina a due turiferari di proporre un codicillo che sospende il processo Mills per un anno: tempo utile per far votare la sua inviolabilità fino a quando sarà al governo e domani (Dio ci scampi) al Quirinale. Accade che, di fronte a questa manomissione di equilibri e regole, si reagisce come se lo scasso fosse già realizzato e la violazione irrimediabile. Ci si abbandona al risentimento, allo sdegno, alla delusione.

Questi sentimenti, pur legittimi, sostituiscono ogni iniziativa politica, gesto privato o discorso pubblico, addirittura ogni scambio di opinione; si confondono nelle illusioni sceniche create dagli annunci del governo; ci consegnano a un'immota passività, prigioniera di un ideologismo tautologico e, alla fine, impotente (Berlusconi è Berlusconi). Ne sono un esempio le parole di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, che non comprende come è interdetta, con le intercettazioni, anche ogni possibile informazione sui processi fino alla fine dell'udienza preliminare dimenticando che quel negro di Patrick Lubumba, accusato di aver ucciso a Perugia Meredith Kercher - Filippo Pappalardi, accusato aver ucciso a Gravina i suoi due figli - le insegnanti di Rignano, accusate di pedofilia - hanno salvato la pelle proprio perché c'è stata un'informazione prima dell'udienza preliminare che probabilmente, a giornalismo muto e cieco, li avrebbe dannati per sempre.

Ne è esempio pure la generosa iniziativa dei giornalisti raccolti nel cartello "Arrestateci tutti" come se ormai soltanto il martirio fosse possibile - e null'altro - per chi ha il dovere di raccontare. Ora che si tratta di mettersi al lavoro con maggiore lena - e senza timore e senza speranza - si abbandona il campo accompagnati, appunto, da una "rassicurante frustrazione".

Come se la partita fosse soltanto il gioco solitario e irreparabile di Berlusconi contro le regole della Repubblica. E non dei cittadini a fronte di un'iniziativa che, per proteggere Iddu, rende la società meno sicura, le istituzioni più deboli, il diritto storto. In scena non c'è un solo protagonista (è un tragico errore crederlo). Gli attori, ammesso che abbiano la voglia e il coraggio di mostrarsi, possono essere ancora molti e decisivi. E buoni e convincenti gli argomenti da offrire all'opinione pubblica. Per dire.

Può il capo del governo imbrogliare il garante della Costituzione? Può inserire con un artificio un codicillo già respinto per l'inesistenza di "necessità e urgenza"? Deve firmarlo il Capo dello Stato? Può non firmarlo? E' una strada "difficilmente praticabile", si dice, anche perché "non ci sono precedenti". E si comprende. La Costituzione dà per implicita la leale collaborazione tra gli organi dello Stato. Quando questa non c'è o diventa beffa, bisogna esplorare strade nuove. Esistono? Quali sono? Quale contributo culturale intende dare oggi la società dei costituzionalisti a questo confronto? Il governo diffonde la bubbola che il codicillo (liberatorio per Berlusconi) consente ai giudici di affrontare i reati più gravi.

Questa saggezza già fa parte del quotidiano lavoro dei giudici. Quel che non vi fa parte (ecco la maligna novità) è mettere una pietra su reati di particolare allarme sociale, gli stupri, i furti, le rapine. Davvero la Lega potrà spiegare ai suoi elettori che non ha votato l'indulto nella scorsa legislatura e, una volta al governo, ha dato il via libera a un'amnistia di massa, per favorire l'interesse personale di Iddu a scapito della sicurezza di tutti? E' un affare che non può essere affidato - pare chiaro - alle proteste delle sole toghe o alle urla nelle aule del Parlamento (durano il titolo di un Tg).

Dove sono tutti gli altri? La Confindustria evoca a ogni piè sospinto merito, concorrenza e mercato. Davvero può accettare che la magistratura sia senza unghie nel controllo dell'abuso di informazioni privilegiate, della manipolazione del mercato, della bancarotta fraudolenta, del rialzo fraudolento dei prezzi? Marcegaglia, Confindustria, e Guidi, giovani di Confindustria (così entusiasta e tremula accanto a Berlusconi in quel di Santa Margherita) dovrebbero far sapere se condividono o censurano l'idea di lasciare in ombra, come fossero reati trascurabili, l'estorsione, l'usura, l'associazione per delinquere. Le signore dovrebbero, quanto meno, farlo sapere agli imprenditori di Sicilia ai quali è stato spiegato che Confindustria (ma era quella di Montezemolo) vuole fare sul serio contro il crimine e l'illegalità.

Prima di convocare uno sciopero pur necessario, forse varrebbe la pena che i giornalisti spiegassero ai lettori che la difesa della privacy invocata dal governo è soltanto un'illusione ottica perché l'accesso abusivo a un sistema informatico (come è avvenuto al Corriere della Sera e a un altro paio di migliaia di innocenti target) diventa, con le trovate di Berlusconi e del suo avvocato, una burla e con un paio di biglietti da dieci chiunque potrà procurarsi - impunito - un tabulato telefonico.

Forse sarebbe meglio affrontare tutti coloro (e sono moltissimi, i più) che sono sordi ai guai giudiziari di Berlusconi e pensano che "vabbè, è un corruttore, ma per me va bene lo stesso...". Forse bisogna informarli che, non di Berlusconi si discute, ma della loro, personale sicurezza. Perché se, come sostiene l'avvocato del Cavaliere, diventano reatucci la rapina semplice, il furto in appartamento, l'omicidio colposo degli ubriaconi al volante, il sequestro di persona non a scopo di estorsione (non erano i partiti di governo a suggerire che le zingarelle portano via i bambini dalla culla?), la sicurezza in pericolo non è quella del capo del governo e del suo legale, ma di chi è esposto a questi reati.

Perché se le decisioni di governo vogliono salvaguardare e proteggere i preti dalle inchieste della magistratura, non di Berlusconi si parla, ma delle attenzioni pedofile che un sacerdote può riservare ai nostri figli. Anche questo va bene a chi si tura il naso? E', infine, un arco di ragioni che dovrebbe interessare soprattutto l'opposizione, sempre che ritorni in sé. Casini dovrebbe dare un senso compiuto alla sua moderazione.

Di Pietro dovrebbe rinunciare a coltivare il disegno del "tanto peggio, tanto meglio". Veltroni, infine, dovrebbe abbandonare il feticcio del dialogo (come se in ballo fosse quello, e soltanto quello) e spiegare alla gente (non sola la sua) quale iniziativa politica, istituzionale, sociale da domani intende muovere per evitare che la sicurezza diventi, per gli italiani meno protetti, un tiro birbone di Iddu. Non è scritto nei vangeli che una società postideologica debba lasciar cadere un'idea di interesse pubblico o ammutolirsi dinanzi all'"intollerabile"
postato da: CruezaDeMa alle ore 13:46 | link | commenti (8)
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